• Doratura Restauro Disegno Pittura Tecniche

    La doratura è un mestire antichissimo che fa parte delle arti della decorazione, a cui ho voluto dedicare questo spazio web: Tratterò le tecniche utilizzate e i materiali che occorrono alla buona riuscita della doratura a foglia e a spolvero, con una descrizione dettagliata, suddivisa e sempre aggiornata sulla doratura del legno, la doratura e l'uso degli stucchi e il loro impiego. Qualche accenno al disegno e alla decorazione, al restauro e alle arti pittoriche visive. ATTENZIONE: NEL RISPETTO DELLE OPERE PROPRIE D'INGEGNO E DEL DIRITTO D'AUTORE VIGENTE © 2008 tutti i diritti sono riservati. PERSEGUIBILE AI SENSI DI LEGGE DEL 22 APRILE 1941 N 633 PER CONTATTO E INFORMAZIONI: Email katiusart@yahoo.it _____________________________________________________ Hanno detto di me: Artista completo, polimaterico, poliedrico, si esprime con contenuti originali ispirazioni che spaziano dal verismo all'astrattismo. Nelle sue opere si nota semplicità e ingenuità di una personalità giocosa a volte aggressiva, ciò che sorprende è la duttilità dalle forme misteriose a rivelare profonde verità intellettuali e attuali. Utilizza tecniche completamente perdute come il pennino intinto nell'inchiostro di china usato con grande pazienza e maestria, la matita e il carboncino, fino all'uso del digitale. Nei suoi periodi di transizione dopo lunghe attese di anni la sua ispirazione riprende e trasforma, lo stile cambia. In sintesi di questo artista si può dire che non è assolutamente ripetitivo e noioso. Jodie Hetherman.
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  • Indice dei termini del Restauro

    ABRASIVI Gli abrasivi sono usati per rimuovere la ruggine, gli ossidi, le macchie di corrosione e le alterazioni sulle superfici metalliche, e per pulire e preparare la superficie del legno prima della finitura. Poiché sono disponibili in una gran varietà di tipi, ci si dovrebbe sempre assicurare di usare il grado di abrasivo corrispondente al lavoro da fare. Gli abrasivi adatti per lavori in metallo includono: corindone, gesso in polvere, lana d'acciaio, panni abrasivi, rossetto, polvere tripoli, pomice in polvere, smeriglio. Quelli per il legno includono: carta vetrata del grado più sottile, lana d'acciaio, carta vetrata più ruvida. Gli abrasivi usati per levigare il vetro sono l'ossido di zinconio e il mastice in polvere. _____________________________________ ACETATO DI AMMILE L'acetato di amile è un liquido incolore che dissolve completamente la celluloide, ed è,quindi, un solvente ideale per pitture e vernici alla cellulosa, che sono spesso difficili da levare. Può inoltre essere utilizzato per togliere le macchie dai tessuti. È altamente infiammabile, e a causa della facilità di evaporazione non va usato in uno spazio ristretto. _____________________________________ ACETATO DI AMMONIO Disponibile sia in cristalli, sia in una soluzione incolore in acqua al 50%, l'acetato d'ammonio è una preparazione innocua, non tossica, con un leggero odore di ammoniaca. Si può acquistare in piccole quantità da qualunque fornitore di articoli per laboratori chimici. _____________________________________ ACETATO DI POLIVINILE (PVA) È una resina sintetica, che sciolta in alcool etilico (20 gr di PVA in 100 ml di alcool) forma una vernice usata per riverniciare dipinti. Un buon adesivo per ceramica e legno è fatto con l'emulsione di acetato di polivinile. _____________________________________ ACETO Si può acquistare come aceto bianco o distillato. Contenendo acido acetico, può essere usato come smacchiatore al posto dell'acido acetico. _____________________________________ ACETONE E' un liquido incolore, volatile, derivato dal petrolio; è un potente solvente per pittura,lacca, pece, adesivi alla cellulosa, cere e vernici, ed è particolarmente utile per rimuovere quelle vernici e pitture che resistono ad altri solventi. Si deve applicare con attenzione, perché agisce molto rapidamente;la sua azione può essere rallentata diluendolo con un sostituto della trementina o fermata con paraffina. Poiché è altamente infiammabile, va maneggiato con prudenza e non deve mai essere usato vicino a una fiamma libera. Bisogna inoltre evitare di respirarne i vapori,che possono essere pericolosi. _____________________________________ ACIDI Gli acidi formano una classe di sostanze che sono composte di idrogeno combinato con altri elementi chimici. Sono neutralizzati dagli alcali. Mentre le loro proprietà corrosive rendono gli acidi insuperabili per la pulizia degli oggetti, particolarmente per quelli di metallo, essi sono potenzialmente molto pericolosi. Gli acidi usati per la pulizia e il restauro devono essere tenuti in bottiglie di vetro chiaramente etichettate con tappi di vetro smerigliato, in un posto lontano da altre sostanze, e, ovviamente, fuori della portata dei bambini. Gli acidi non vanno mai trasferiti in contenitori di recupero, come per esempio bottiglie di bevande, con le quali potrebbero essere scambiati, ne in contenitori di plastica, poiché potrebbero corroderli, causando infiltrazioni e versamenti, che potrebbero dar luogo a una accidentale bruciatura. Usando acidi in soluzioni diluite, la regola principale è: aggiungere sempre l'acido all'acqua, e mai l'acqua all'acido! _____________________________________ ACIDO ACETICO E l'acido costituente dell'aceto, ed è in questa forma che può essere usato per rimuovere le macchie. Solvente efficace per sostanze organiche, è usato per ravvivare i colori su tessuti danneggiati da alcali come soda caustica. Si usa in soluzione al 10% per pulire oggetti di piombo e per rimuovere macchie dalle stampe. Dovrebbe essere tenuto lontano dal rame, col quale reagisce,e dalla pelle, sulla quale, facilmente, provoca bruciature. Può essere acquistato in farmacia come acido acetico, oppure in forma diluita, come distillato o aceto bianco, in qualunque supermercato. _____________________________________ ACIDO CITRICO È un acido debole, ed è quello che conferisce asprezza al limone e al cedro. Può essere usato come soluzione al 10% in acqua per sbiancare le macchie sulla carta, e in soluzione al 5% per togliere la corrosione verde dall'argento. Una soluzione di una parte di acido citrico con due parti di una soluzione concentrata di borace in dieci parti di acqua distillata, è un efficace sbiancante per le macchie d'inchiostro. In caso di emergenza, l'acido citrico può essere usato per trattare le bruciature da alcali. _____________________________________ ACIDO CLORIDRICO È un acido forte e pericoloso. Può sciogliere l'oro e il platino, se se ne mescolano tre parti con una di acido nitrico (forma l'acqua regia, che è usata per analizzare l'oro fra i 9 e i 18 carati). Si deve fare molta attenzione aprendo una bottiglia di acido cloridrico, perché i vapori che immediatamente fuoriescono, possono danneggiare gli occhi. _____________________________________ ACIDO NITRICO L'acido nitrico è un acido forte, incolore, conosciuto anche come acquaforte. Si usa in soluzione al 5% per pulire dorature e oggetti dorati, monete e medaglie, macchie di vino sulle caraffe, e macchie d'inchiostro sul legno. È usato anche per verificare i metalli (vedere oro, platino e argento) ed è uno dei costituenti dell'acqua regia. L'acido nitrico deve essere usato con molta attenzione poiché può causare pericolose bruciature. Se viene a contatto con la pelle, si deve sciacquare immediatamente con acqua corrente. _____________________________________ ACIDO OSSALICO L'acido ossalico è un acido debole ma velenoso, che si vende in forma di cristalli bianchi. Viene usato principalmente come smacchiatore, e toglie dai tessuti le macchie d'inchiostro e di ruggine, dal legno e dalla carta le chiazze nere e le macchie d'inchiostro. Deve essere poi rimosso perfettamente; se non è completamente eliminato dal legno, produce macchie lucide. Una debole soluzione leva dal rame piccole parti di corrosione. Come tutti gli acidi, può causare ulcerazioni e macchie, quindi usandolo si devono proteggere le mani, gli abiti e i mobili. _____________________________________ ACIDO SOLFORICO L'acido solforico è un liquido oleoso, incolore e molto, pericoloso, conosciuto anche come vetriolo. Può causare serie bruciature, perciò deve essere maneggiato con la massima attenzione, e ogni schizzo va immediatamente lavato con acqua corrente. Inoltre è importante ricordare, quando lo si diluisce con acqua, di aggiungere l'acido all'acqua,e mai l'acqua all'acido. _____________________________________ ACIDO STEARICO Solubile in alcool, etere, cloroformio, tetracloruro di carbonio, è utilizzato per la preparazione di colori e per la pulizia dei metalli. _____________________________________ ACQUA (di rete) Composta da idrogeno ed ossigeno (H2O) trova mille applicazioni nel restauro (pulizia, diluente, amalgamante,ecc). _____________________________________ ACQUA DI CALCE L'acqua che in un contenitore rimane in superficie a seguito della sedimentazione della calce. E' particolarmente ricca di carbonato di calcio (CaCO3). _____________________________________ ACQUA DISTILLATA L'acqua distillata è libera dalle impurità presenti nella normale acqua di rubinetto, che spesso contiene quantità varianti di solfato di calcio, bicarbonato di calcio, magnesio e doro, i quali rendono l'acqua dura, riducendo l'efficacia del sapone e corrodendo gli oggetti in metallo. Si deve sempre usare acqua distillata quando si lavano oggetti fragili o di valore; è particolarmente importante usarla nel risciacquo finale. È consigliabile acquistarla in farmacia o in negozi di prodotti chimici, e non presso un negozio di accessori per auto. _____________________________________ ACQUAFORTE Vedi la voce Acido nitrico. _____________________________________ ACQUA OSSIGENATA L'acqua ossigenata, o perossido d'idrogeno,è un liquido trasparente e incolore, usato come sbiancante. È disponibile in farmacia in varie concentrazioni espresse in volumi (12, 24, 36, 130). I volumi si riferiscono alla quantità di ossigeno prodotta da un volume di soluzione, e la concentrazione più comunemente usata è quella a 12 volumi. È venduta in bottiglie di vetro scuro, e deve essere conservata in un posto fresco e buio. L'acqua ad alto volume (130) va utilizzata con tutte le precauzioni che di solito si mettono in atto per gli acidi, in quanto se va a contatto con la pelle può provocare ustioni. _____________________________________ ACQUA DI RAGIA( acquaraggia) Derivata dalla distillazione del petrolio si usa solitamente per "pulire i pennelli". Ha difficoltà a solubilizzare le resine, mentre agisce facilmente su grassi, bitumi, cere e paraffine. E' buona norma pulire sempre i pennelli dopo averli usati per non essere costretti ad acquistarne di nuovi in continuazione. _____________________________________ ACQUA REGIA È una miscela di tre parti di acido cloridrico e una parte di acido nitrico ed è usata nella verifica dei carati dell'oro. Nessun acido minerale comune scioglie l'oro, a eccezione dell'acqua regia. Poiché gli ingredienti che la compongono sono due dei più pericolosi acidi, dev'essere maneggiata con estrema cautela. _____________________________________ ACQUATINTA L'acquatinta (da: acqua tinta), è un procedimento di incisione simile all'acquaforte apparso nel XVIII secolo. Il disegno viene inciso su una lastra metallica che è poi parzialmente ricoperta di polvere di resina. La lastra viene immersa nell'acido, che attacca le zone non protette dalla resina. Il risultato è simile a un lavis all'inchiostro di China o al nero di seppia. La più adatta alla stampa colorata, ma di tecnica assai complessa; per lo più usata come ausiliare dell'acquaforte. La si ottiene in due modi: applicando direttamente col pennello, sul metallo nudo, l'acido, delimitandone il campo d'azione con vernici resistenti alla morsura, oppure per mezzo di speciali preparazioni dette grane. Queste consistono nel cospargere la lastra di granellini di varia materia (dal bitume alla sabbia), in modo che l'acido intacchi soltanto gli interstizi tra di essi. Fatta una prima morsura, si ricoprono di vernice resistente le parti del disegno già sufficientemente corrose, si toglie dalle altre la prima grana, e la si sostituisce con una più fine, in modo che la successiva morsura intacchi più numerosi interstizi. Si possono sovrapporre in questo modo più grane ottenendo una ricca gamma di corrosioni che nella stampa si muterà in gradazione di chiari e di scuri, rendendo l'incisione efficacissima nella resa di più delicati trapassi luminosi, simile nell'aspetto all'acquerello. _____________________________________ ACQUERELLO Tecnica pittorica il cui legante è la gomma arabica. I pigmenti colorati macinati alla gomma sono sciolti nell'acqua e applicati a velatura. Il carattere peculiare di questa pittura è la trasparenza. Questa tecnica richiede prontezza e sicurezza di esecuzione per il rapido essiccamento delle tinte. Il supporto è generalmente la carta o anche la seta, specie in Estremo Oriente. Mentre per la decorazione dei manoscritti la pittura ad acquerello era già adoperata fin dalla antichità , l'acquerello propriamente detto, che si vale di tinte acquose e, per il bianco, del bianco stesso della carta, entra nell'uso corrente nel sec. XVIII in Inghilterra e si diffonde nel sec. XIX. Fama grandissima l'acquerello raggiunse con Turner che ne perfezionò la tecnica sostituendo ai colori minerali quelli vegetali, e con Bonington, che lo usò oltre che nei paesaggi e nelle vedute anche nelle scene storiche in genere. Opere squisite su seta e su carta, sono dovute agli orientali che ritrassero poetici paesaggi, animali e fiori. In Cina l'acquerello fiorì incessantemente dal sec. III al XV e in Giappone, dove fu importato dalla Cina insieme alla religione buddista nel sec. VI, godette di una continua fortuna fino alle soglie del sec. XIX: nomi famosi di acquerellisti sono quelli del cinese Wang Wei (sec. VIII) e del giapponese Hokusai (1760 1849). _____________________________________ ACRILICO Di rapida essiccazione e di resa brillante, i colori acrilici sono sostanzialmente delle tempere magre, solubili in acqua, che invece dei leganti organici (come la tempera all'uovo) della grande tradizione, contengono leganti sintetici (a base, appunto, acrilica). Negli ultimi tempi, è diventato uno dei tipi di colore più usati per pittura da cavalletto, anche in sostituzione dell'olio, con i vantaggi rispetto a quest'ultimo, di asciugare prima e nel caso di una pittura per stesura, di accorciare moltissimo i tempi di lavoro, anche se trattandosi di un colore più magro, è più delicato (si riga facilmente) e ha gamme di colore generalmente più fredde e meno ricche dell'olio. _____________________________________ ADESIVI Gli adesivi moderni sono così forti ed efficaci che tendono a sostituire i più vecchi metodi di riparazione, come l'inserzione di tasselli di rinforzo e la chiodatura. La maggior parte di questi adesivi può incollare una grande varietà di materiali, ma alcuni sono più indicati di altri per particolari lavori. Qualunque materiale si stia riparando, o qualunque tipo di adesivo si usi, si devono applicare alcune regole di base. Bisogna innanzitutto leggere il foglio di istruzioni per sapere in quanto tempo perde il suo potere di adesione se esposto all'aria. In generale le temperature intorno ai 20 °C forniscono le migliori condizioni per una robusta tenuta, sebbene alcuni adesivi, come l'urea formaldeide, non vengano influenzati dalla temperatura. Le superfici da unire devono sempre essere pulite; si deve quindi raschiare ogni traccia di colla o pittura, levare lo sporco, e rimuovere ogni granello di polvere. Gli adesivi e le colle si devono applicare il più uniformemente possibile sulle superfici a contatto. La colla da falegnami (l'unica ammessa per il restauro ligneo) dev'essere applicata a caldo, mentre tutte le altre colle e adesivi si possono applicare a freddo. Per una migliore adesione, le superfici lisce devono essere rese ruvide prima dell'applicazione. L'adesivo in eccesso si deve togliere subito, perché, una volta indurito, è molto più difficile eliminarlo, Gli adesivi non sono intercambiabili, e quindi ci si deve accertare di usare sempre lo stesso tipo su entrambe le superfici. _____________________________________ ADESIVI A CONTATTO Questi adesivi sono adatti per congiungere rapidamente delle superfici piane; uno svantaggio è che la linea di colla è piuttosto spessa, ma, in caso di superfici piane, la giunzione è molto resistente. Per l'applicazione, si rivestono entrambe le superfici, si aspetta che diventino appiccicose, quindi si premono fortemente insieme. (A questa categoria appartengono adesivi tipo Bostik.) _____________________________________ ADESIVI ALLA CELLULOSA Sono quegli adesivi che asciugano rapidamente e sono moderatamente impermeabili e resistenti al calore. _____________________________________ ADESIVI AL LATTICE NATURALE Sono particolarmente utili per incollare tessuti, perché non lasciano alcun segno sui materiali sui quali vengono usati. Non sono assolutamente adatti come adesivi per il legno. _____________________________________ ADESIVI ALL'UREA FORMALDEIDE Questi adesivi sono i più utili nel trattamento delle giunture del legno che cedono, special modo quando vi è un vuoto da riempire. Resistono all'umidità meglio degli adesivi naturali, della caseina, e delle colle poliviniliche. L'indurimento inizia immediatamente ed è necessario fissare l'oggetto con morsetto. _____________________________________ ADESIVI EPOSSIDICI Gli adesivi a base di resina epossidica (tipo Araldite) si possono usare per giunzioni su metalli, vetro e ceramiche. Non devono essere usati su terracotta, terraglia o ceramica, perché penetrano con facilità in questi materiali porosi, e possono causare scoloramento sotto la vernice trasparente. La porcellana moderna tende a essere piuttosto porosa, e se si usa una resina epossidica si deve attendere finché è diventata appiccicosa, cioè circa un'ora dopo che è stata mescolata. Le resine epossidiche conferiscono un'eccezionale robustezza e sono altamente resistenti al calore e all'acqua. È necessario sostenere o fissare con morsetto la giunzione finché l'adesivo sia essiccato, cosa che normalmente avviene in circa dodici ore; sviluppa la massima forza entro una settimana. Il processo può essere accelerato esponendo l'adesivo a un moderato calore. Le resine epossidiche sono anche utili mastici. Si vendono in confezioni di due tubetti, quello contenente la resina e quello contenente l'indurente, e una volta mescolati devono essere usati entro un'ora. La miscela, però, può essere conservata per diversi giorni nel reparto congelatore del frigorifero. _____________________________________ ADESIVO TIXOTROPICO Adesivo bicomponente adatto per l'incollaggio strutturale di calcestruzzo, pietra, marmo, vetro e metalli. _____________________________________ ADESIVO VINILICO (Vinavil) Un ottimo adesivo per incollare il legno e particolarmente adatto nella riparazione delle ceramiche porose. Ha un forte potere adesivo, ma non è resistente all'acqua. Asciugando, diventa incolore. _____________________________________ AFFILATURA Rigenerazione del tagliente di una lama mediante la pietra a olio. _____________________________________ AGENTI CANDEGGIANTI Il candeggio è l'imbianchimento mediante trattamento con un processo chimico. Per imbiancare il legno si possono usare anche gli ordinari candeggianti domestici. Comunque, per operazioni più delicate, come il trattamento di carta e stampe, vengono usati altri e più raffinati sbiancanti. (Vedi le voci Acido citrico. Acqua ossigenata. Biossido di doro. Ipoclorito di sodio.) Qualunque sbiancante si usi, va impiegato con moderazione, poiché un uso eccessivo può indebolire un oggetto in modo irreversibile. Come per gli acidi e gli alcali, si deve fare molta attenzione nell'immagazzinamento degli agenti sbiancanti, assicurandosi che siano chiaramente etichettati e sicuramente fuori della portata dei bambini. Gli sbiancanti dovrebbero essere conservati nei contenitori nei quali sono stati acquistati, e mai trasferiti in contenitori di recupero, perché potrebbero essere scambiati per sostanze innocue. _____________________________________ ALCALI Il termine alcali è applicato all'idrossido solubile di un gruppo di metalli comprendente sodio e potassio. Gli alcali neutralizzano gli acidi formando con essi dei sali. Sono altamente solubili in acqua. Alcuni alcali, in particolare la soda caustica, sono molto corrosivi e nocivi; trattandoli si deve avere molta prudenza. _____________________________________ ALCALINITA' Eccesso di ioni ossidrili negativi in una soluzione acquosa. _____________________________________ ALCOOL ETILICO Prodotto facilmente reperibile in commercio da usare come solvente (minimo a 95 volumi) per la gommalacca oppure da miscelare con due parti di essenza di trementina per ottenere un composto valido per la pulizia leggera di un mobile senza ricorrere a metodi più forti come l'ammoniaca o gli sverniciatori Vi sono vari tipi di alcool: l'alcool etilico (o etanolo), usato per alimentazione (95°),è il più puro e costoso; l'alcool metilico (o metanolo), reperibile nei negozi di prodotti chimici, come l'alcool isopropilico, che è un sostituto a buon mercato dell'alcool L'alcool è un efficace solvente per oli e grassi, per vernici e pitture, adesivi resinosi e gomma lacca; è utile anche come rapido agente essiccante; assorbe acqua ed evapora rapidamente. Si usa per asciugare oggetti fragili, o per pennelli lavati di recente. _____________________________________ ALCOOL BUTILICO Liquido limpido, incolore, buon solvente per grassi, oli, gomme, resine, cere, ecc. _____________________________________ ALCOOL DENATURATO L'alcool denaturato è composto principalmente di alcool etilico, e contiene additivi e coloranti che lo rendono non commestibile. È un solvente utile per rimuovere la vernice a spirito e le macchie di cera, ed è usato per pulire osso, avorio, porcellana, gioielleria, terraglia, specchi ecc. L'alcool denaturato è infiammabile e quindi deve essere maneggiato e conservato con cura. _____________________________________ ALCOOL DENATURATO BIANCO È un tipo di alcool denaturato, non commestibile, ma senza il colorante rosso. È facilmente reperibile in farmacia. _____________________________________ ALCOOL ISOBUTILICO Liquido limpido, incolore utilizzato come solvente per esteri della cellulosa, etilcellulosa, ecc. _____________________________________ ALCOOL ISOPROPILICO Liquido limpido, incolore, con tenue odore caratteristico. Miscelabile con acqua e molti liquidi organici. Solvente per pitture, oli naturali, tinture, ecc. _____________________________________ ALCOOL POLIVINILICO Sostanza ad alto peso molecolare, solubile in acqua. Ha grandi proprietà emulsionanti. _____________________________________ ALLUME DI ROCCA Usato come collante della carta ed additivo negli intonaci. _____________________________________ ALLUMINIO IN POLVERE Per la sua finezza e leggerezza viene utilizzato come additivo nelle malte per riempimenti delle lacune. _____________________________________ AMMONIACA L'ammoniaca è un gas formato da idrogeno e azoto, molto solubile in acqua. È usata infatti solitamente per scopi domestici in soluzione in acqua al 10%, e si trova in vendita già cosi diluita. L'ammoniaca è un alcali debole, utile per togliere grasso e sporco, particolarmente dal vetro e dalla porcellana, macchie di sangue, e alcuni tipi di ossidazione sull'argento. Non deve essere usata sul bronzo, tuttavia, per ché intacca il metallo. Rimuove anche licheni e muschi dai lavori in pietra, e una debole soluzione asporta la vernice a spirito dalle stampe. Agisce come sverniciatore, ed è ottima per lavare le vecchie pitture a base di latte trovate spesso sui pezzi d'antiquariato. L'ammoniaca è molto irritante, ed emette vapori forti e sgradevoli; quando la si usa,si devono calzare guanti di gomma e lavorare in una stanza ben ventilata. La bottiglia d'ammoniaca dev'essere tenuta in un posto fresco e mai lasciata alla luce del sole. _____________________________________ AMIDO DI RISO Viene utilizzato come collante della carta, nella foderatura dei dipinti su tela e come addensante. _____________________________________ AMIL ACETATO Liquido da chiaro a incolore con odore di banana. Ottimo solvente. _____________________________________ AMMANTATURA(dal Forum: Risposta di Pino) Il procedimento consiste nella stesura sulla superficie lignea di strati sottilissimi di un misto di gesso di Bologna e colla di coniglio, sino a formare una superficie compatta di alcuni millimetri di spessore sulla quale si può successivamente colorare a tempera oppure, previa applicazione di bolo armeno dorare a foglia. Nel caso di laccature dopo la stesura della tempera si procede con l'applicazione di una vernice a base di sandracca diluita in alcool etilico a 99°, filtrata ed addizionata a trementina veneta (non essenza di trementina) per evitare successivi sfarinamenti della sandracca nel tempo. Non si usa se non per ottenere effetti coloristici particolari, la gommalacca poiché altera il tono della tempera. L'ammanitura si esegue mediante l'applicazione di un primo strato di colla di coniglio molto diluita, e di successivi strati caldi di gesso di Bologna miscelato a colla di coniglio (operazione da eseguire con delicatezza senza mescolare se non dopo tempo per evitare la formazione di bolle d'aria). Tra uno strato e l'altro si carteggia in modo da eliminare qualsiasi imperfezione ed alla fine con raschietti da gesso si ravvivano spigoli e motivi ornamentali. Nel sito, con riferimento alla doratura, trovi corrette ed esaurienti indicazioni sulla preparazione del gesso e la sua applicazione. E' un lavoro affascinante, sia per la doratura sia per la laccatura che io adoro: laccherei qualsiasi cosa. _____________________________________ AMMONIO BICARBONATO Polvere bianca cristallina ad azione alcalina adatta alla pulitura dei lapidei. _____________________________________ AMMONIO CARBONATO La sua azione alcalina lo rende adatto alla pulitura dei lapidei. _____________________________________ ANILINA E' un colorante , disponibile in diverse sfumature, che si trova in commercio nei negozi di Belle Arti. Esistono Aniline ad acqua o ad alcool. Quelle ad acqua si applicano direttamente sul mobile colorandone le fibre. E' un processo irreversibile. Quelle ad alcool possono essere usate per colorare la gommalacca, pertanto possono essere rimosse in fase di sverniciatura. _____________________________________ ANTITARLO Insetticida specifico a base di Permetrina. Da usare per protezione su un mobile nuovo o per disinfestazione su di uno antico. Va spennellato il liquido su tutte le superfici non lucidate. Sarebbe ideale costruire una camera a gas, magari con dei fogli di nylon, in cui mettervi il mobiletto con un prodotto antitarlo in una vaschetta affinché evaporando possa penetrare ulteriormente nel legno ed attendere almeno 20 giorni. Per far prima basta limitarsi a spennellare il liquido sul manufatto e "siringarlo" nei fori creati dai tarli. _____________________________________ AZZURRO DELLA MAGNA Pigmento stabilissimo. E' utilizzato in ogni sistema pittorico. _____________________________________ AZZURRO CERULEO Pigmento stabile e permanente. E' utilizzato in ogni sistema pittorico. _____________________________________ BENZINA La benzina è distillata dal petrolio ed è un solvente per grasso, bitume, resina. Dev'essere usata con cautela, poiché facilmente esplode, e assolutamente mai presso una fiamma libera. Persino le scintille di un interruttore elettrico sono sufficienti per farla esplodere, qualora vi siano esalazioni. Può essere usata per togliere macchie di grasso dalla carta, dal marmo e dall'alabastro. _____________________________________ BENZINA AVIO La benzina avio è distillata dal petrolio, ed è venduta spesso come sostituto della trementina. È un solvente utile e sicuro per rimuovere grasso, pittura a olio, smalto e vernice. Dev'essere conservata e usata con cura, perché è infiammabile. Vedi la voce Trementina. _____________________________________ BENZOLO(Benzene) Il benzolo (noto anche come benzene) è un liquido volatile, incolore, ottenuto dalla distillazione del catrame, scioglie grassi e oli, resine, zolfo, gomma, ed è molto utile per la pulizia dei tessuti. È altamente infiammabile ed emana un vapore tossico, perciò non si deve usare vicino a una fiamma libera o in uno spazio ristretto. È reperibile nei negozi di prodotti chimici. _____________________________________ BIANCO DI SPAGNA Il bianco di Spagna è carbonato di calcio. È usato come pigmento e come lucido per metalli, non tanto per le sue deboli qualità abrasive quanto per il suo carattere alcalino, che lo rende utile per rimuovere qualsiasi restante traccia di acido rimasto sul metallo. Inoltre viene utilizzato per asportare tracce di grasso e impronte delle dita. _____________________________________ BICARBONATO DI SODA Vedi la voce Sodio bicarbonato. _____________________________________ BICROMATO DI POTASSIO Ottenibile in cristalli color arancio, è usato in soluzione con acqua per colorare il legno. Il grado di diluizione è in rapporto al colore richiesto. Il bicromato di potassio è un composto del cromo esavalente e perciò fortemente cancerogeno. _____________________________________ BIOSSIDO DI CLORO Il più sicuro agente imbiancante da usare nel trattamento della carta, perché non indebolisce le fibre. Per preparare la soluzione sbiancante, si sciolgono 20 gr di cloruro di sodio tecnico in 3 di acqua alla quale sono stati aggiunti 75 mi di formaldeide al 40% (formalina). La soluzione diventa gialla per lo svolgimento di cloro. _____________________________________ BIOSSIDO DI TITANIO Il biossido di titanio è disponibile sotto forma di polvere bianca o grigio ferro. È usato come ingrediente del mastice epossidico. _____________________________________ BOLO nella doratura a bolo il supporto viene ricoperto da una o più stesure di bolo - una terra argillosa. Una volta asciugato lo strato così preparato si stende una preparazione a base di chiara d'uovo e acqua su cui viene fatta aderire la foglia d'oro; infine si brunisce con dente di cane o di lupo (normalmente con pietra d'Agata) . _____________________________________ BORACE Il borace è disponibile sotto forma di cristalli bianchi; è un debole alcalino che toglie le macchie d'acido, e il suo principale uso è nel restauro di pezzi d'antiquariato, come pellicola protettiva per la saldatura, o come additivo per rinforzare gli stampi di gesso. _____________________________________ BOLO ARMENO E' una terra argillosa particolare che si usa come base per la foglia d'oro nella tecnica della doratura, conferisce trasparenza all'oro e determina la tonalità cromatica.Si trova in commercio in varie colorazioni. Permette di trattenere la foglia d'oro con molta aderenza. Si prepara mettendo della Colla di Coniglio molto diluita in un barattolino aggiungendo il bolo in giusta quantità. Si deve ottenere una soluzione liquida a tal punto da coprire il bianco del gesso senza lasciare pennellate troppo pastose. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ BRONZINA La bronzina mescolata con acetato di amile fornisce un'imitazione per il ritocco della vernice a lustro sulle ceramiche. Si può ottenere in una gran varietà di colori. Dev' essere evitato il contatto fra la bronzina e i vapori di zolfo, o gli acidi, perché ciò è causa di ossidazione e scoloramento. _____________________________________ CAOLINO Il caolino è silicato idrato di alluminio, formato dall'erosione di granito e rocce vulcaniche. Si acquista in farmacia sotto forma di polvere bianca. Il caolino viene usato nella fabbricazione della porcellana fine, ed è un costituente del gesso, degli acquerelli, e di alcune pitture e pigmenti. Può essere mescolato con un adesivo epossidico e biossido di titanio per formare uno stucco utile per la riparazione delle ceramiche. Vedi la voce Mastice epossidico. _____________________________________ CARTA SMERIGLIO Definizione impropria frequentemente impiegata per la carta vetrata. Vedi la voce Carta vetrata. _____________________________________ CARTA VETRATA In commercio vi sono vari tipi di carta abrasiva e per utilizzarla adeguatamente bisogna conoscerne le caratteristiche. La carta abrasiva si differenzia, da un tipo all’altro, a seconda della sostanza applicata su di essa, della grossezza dei granuli di tale sostanza abrasiva e del tipo di supporto sul quale la sostanza è applicata. Il supporto può essere in carta ma anche in tela (ed altri materiali flessibili). Su di esso vengono incollati i granuli abrasivi con collanti speciali ad alta tenuta. Il variare della grossolanità della sostanza abrasiva determina la capacità di eseguire finiture più o meno raffinate con asportazione di materiale maggiore o minore. Per distinguere tale caratteristica le carte abrasive sono dotate di una numerazione: più “grossolana” è la sostanza più basso sarà il numero della carta (es. 40, 80, ecc.); più fine è la sostanza abrasiva e più alto risulterà il numero della carta (es. 240, 400, ecc.). Lo “scatto” da un valore all’altro va di 20 in 20. _____________________________________ CERA CARNAUBA È una cera molto consistente, ottenuta dalla Copenicia cerifera, una palma brasiliana. Viene aggiunta ai lucidanti a cera per renderli più consistenti. _____________________________________ CERA D'API È la cera prodotta dalle api quando costruiscono il favo. È disponibile sotto forma di cera bianca pura, o in un colore naturale bruno-giallognolo, ed è usata come base di parecchi lucidanti per mobili e pavimenti. Un ottimo lucido per mobili può essere fatto mescolando tre parti di cera d'api e nove parti di trementina pura. Si scioglie la cera (punto di fusione 65 °C) a bagnomaria in un recipiente di latta posto in un pentolino d'acqua, e quindi vi si mescola la trementina. Non si deve mai riscaldare la miscela su fiamma libera, perché la trementina è infiammabile. Si può aggiungere della cera carnauba per dare una finitura più resistente. Per un lucido scuro si usa la cera d'api naturale, oppure, se si desidera una finitura più chiara, la cera d'api raffinata. Si può anche aggiungere della paraffina: è meno costosa, e schiarisce il colore, ma riduce la consistenza del lucido. Si deve utilizzare una quantità sufficiente di trementina in modo che la cera, quando è raffreddata, abbia la consistenza di un impasto duro. Il lucido va conservato in un recipiente di latta a chiusura ermetica e applicato con un panno morbido. Questo lucido è utile anche per dissimulare i vecchi buchi dei tarli, e può essere usato come rivestimento protettivo per alabastro e marmo, bronzo, ferro e acciaio, e cuoio. _____________________________________ CERA VERGINE prodotto naturale che opportunamente preparato (disciolto con piccole quantità di cera di Carnauba ed essenza di trementina) è in grado di conferire al mobile una finitura calda e soffusa. L'uso della cera per la lucidatura si perde nei secoli. (vai alla Scheda Tecnica). _____________________________________ CERA MICROCRISTALLINA La cera microcristallina è usata per lucidatura a cera. Serve a rimuovere lo sporco in superficie e a dare una finitura protettiva a una vasta gamma di materiali, come cuoio,metalli vari, marmo e pietra. Per stabilizzare superfici dipinte o verniciate, si usa un composto di cera microcristallina con cera sintetica. _____________________________________ CERA DERIVATA DA GLICOLE POLIETILENICO I glicoli polietilenici sono materiali sintetici che hanno le proprietà fisiche della cera,ma sono facilmente solubili in acqua. Sono disponibili in diversi tipi, i più utili sono: Polietilenglicol 4000, resistente, bianco, solido, con un punto di fusione di 54°; Polietilenglicol 1500, una miscela in parti uguali di cera solida e di glicole polietilenico liquido, largamente usato nel trattamento degli oggetti di cuoio; Polietilenglicol 6000, una cera particolarmente resistente. _____________________________________ CIANURO DI POTASSIO Nel restauro, il cianuro di potassio viene impiegato esclusivamente per la pulizia dell'argento molto ossidato, in soluzione in acqua al 5%. Si deve fare molta attenzione nel maneggiarlo, poiché si tratta di un veleno molto pericoloso. _____________________________________ CLOROFORMIO Liquido volatile, non infiammabile alle temperature ordinarie, il cloroformio non dovrebbe essere usato in spazi ristretti, perché i suoi vapori sono pericolosi. È un solvente utile per la cera d'api. _____________________________________ CLORURO DI METILENE È un liquido volatile, trasparente, incolore,affine al cloroformio, che scioglie gli adesivi epossidici. Emana vapori pericolosi e non si dovrebbe usare in uno spazio ristretto. _____________________________________ COLLA ANIMALE (colla da falegname o colla forte) È di origine organica. Fino a circa 40-60 anni fa era praticamente l’unica colla che veniva usata per gli assemblaggi in legno. Si utilizza tuttora nelle riparazioni di vecchi mobili e nel restauro per mantenerne inalterate le caratteristiche costruttive. Si acquista in perline e si scioglie a bagnomaria mescolandola con acqua (75 g di colla per 100 g d’acqua). Si applica tiepida e fluida, quindi si accostano i pezzi da incollare che devono essere messi in morsa per almeno 8 ore. _____________________________________ COLLA DI CONIGLIO detta anche di lapin, si ottiene dalla pelle di animali come gatti, conigli, lepri immergendola in un bagno di acqua di calce. Era conosciuta prima della colla da falegname e, rispetto a questa ha una tenacia inferiore. Viene usata nella doratura. (Vai all'approfondimento: La Doratura). _____________________________________ COLLA DA DORATORI(doratura a missione) Si usa come adesivo per l'oro in foglia. È una colla piuttosto blanda, specialmente adatta allo scopo, fatta da olio di semi di lino cotto e ocra. È disponibile in due tipi: uno asciuga in due-quattro ore, e l'altro in otto-dodici. _____________________________________ COLLA ALLA CASEINA Si acquista in polvere e si mescola con acqua. Indurisce al di sotto dei 20 °C. È utile per lavori in legno, e moderatamente resistente all'umidità, ma le giunzioni devono essere fissate con morsetto durante il tempo d'essiccamento. _____________________________________ COLLA DI FARINA La colla di farina è il miglior adesivo per incollare la carta, perché priva di qualsiasi ingrediente che potrebbe nuocerle o macchiarla. Si può prepararla molto facilmente con 115 gr di farina di frumento bianca e 60 cl d'acqua. Si mescola la farina con un poco di acqua, solo il necessario per formare una pasta morbida; si fa bollire il resto dell'acqua e lo si versa nella pasta, rimescolando; infine si fa ispessire la miscela riscaldandola in un pentolino. Al momento di usarla, sarà probabilmente necessario diluirla, aggiungendo ancora un po' d'acqua. L'impasto, tenuto in un posto fresco, si mantiene per vari giorni e, se lo si volesse conservare per almeno una settimana, vi si può mescolare un mezzo cucchiaio da tavola di formalina. _____________________________________ COLLA DI PESCE conosciuta anche come ittocolla; si ricava dalle vesciche natatorie di alcune specie di pesci quali storioni ed affini. Si trova in commercio sotto forma di lastre trasparenti. Viene usata nella doratura. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ COLOFONIA La colofonia è il residuo solido rimasto dopo la distillazione dell'olio di trementina dalla trementina greggia. È usata come fondente nella saldatura e per la riparazione dei sigilli di ceralacca. _____________________________________ COLTELLO DA DORATORE Si usa per tagliare la foglia d'oro. Va usato con estrema cura, la lama non va toccata con le dita, in tal caso va sgrassata con alcool. E' utile anche per prelevare la foglia d'oro dal libretto e porla sul cuscinetto. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ CONSOLIDANTI Sostanze che vengono fatte penetrare allo stato fluido all'interno delle porosità del legno con lo scopo di ricostruire attraverso un procedimento di presa, una struttura dotata di coesione. (vai all'approfondimento I consolidanti il consolidamento) _____________________________________ CUSCINETTO DA DORATORE Serve ad adagiare la foglia d'oro per poi tagliarla nella misura voluta.(Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ DETERGENTI NON IONICI LEGGERI Sono detergenti liquidi, usati anche come agenti imbibenti per il lavaggio della carta dopo l'imbianchimento, nella pulizia dei tessuti, o in ogni altra occasione in cui un normale leggero detergente casalingo non è appropriato. Si usano in soluzione diluita, come è specificato dalle istruzioni. _____________________________________ DILUENTE Liquido che aggiunto a una sostanza con cui risulta compatibile e miscibile (vernici, adesivi, stucchi, resine in genere) ne diminuisce la concentrazione, senza però avere interazione chimica e innescare reazioni _____________________________________ ESSENZA DI TREMENTINA E' un liquido aromatico estratto dal legno di pino. È il più comune dei solventi e diluenti di pitture e vernici. Serve anche per pulire, smacchiare e per sgrassare. Bisogna chiuderla bene dopo l’uso altrimenti ingiallisce ed evapora. Se si toglie la pittura dalle mani con l’acquaragia bisogna poi lavarsi con acqua e sapone. Qualche goccia di acquaragia ammorbidisce i pennelli secchi. Attenzione Non accostarla a fiamme libere perché è fortemente infiammabile. _____________________________________ ESSENZE termine che designa le specie arboree ed il legno che si ricava da esse _____________________________________ ETERE L'etere è un liquido volatile e incolore che può essere usato come detergente, ed è un potentissimo solvente per pitture e vernici. Dev'essere usato con la più grande cautela perché è esplosivo e molto infiammabile, e nella maggior parte dei casi è meglio usare una sostanza più sicura, per esempio l'acetone. _____________________________________ FOGLIA D'ORO sottilissima lamina d'oro che viene applicata nella tecnica della doratura al supporto ligneo preventivamente preparato _____________________________________ FORMALINA La formalina è una soluzione al 40% di formaldeide in acqua, reperibile in farmacia. È un potente antisettico e protettivo, ed è usato spesso come fungicida per combattere la crescita di muffe sulla carta, sulle stampe e sui dipinti. Non si deve usare, però, su pergamena o cartapecora. _____________________________________ FUMIGAZIONE La fumigazione è un procedimento utile per distruggere funghi e insetti dannosi. Si chiude l'oggetto in un contenitore o ambiente a tenuta d'aria, con un quantitativo adeguato di insetticida o fungicida, come il paradiclorobenzolo o il timolo. Una fonte di calore scioglierà il prodotto chimico e libererà il vapore. L'oggetto deve rimanere chiuso all'interno per circa sei ore. _____________________________________ FUNGICIDA Un ambiente scuro, umido e caldo incoraggia la crescita di muffe - che attaccano qualsiasi cosa atta a nutrirle, come colla, cuoio e carta - o di funghi che sono causa della carie secca del legno. Spesso i funghi lasciano delle macchie ostinate che si possono togliere con una soluzione di candeggina o di permanganato di potassio (mezzo cucchiaio da tavola in 60 clI d'acqua). Dopo aver levato le macchie, si può evitare la riapparizione dei funghi trattando l'oggetto con una soluzione fungicida come ortofenilf enolo o timolo. _____________________________________ GEL DI SILICE Il gel di silice è un agente essiccante, generalmente disponibile in granuli. Non macchia e non intacca nessun materiale. A volte i granuli sono tinti con sali di cobalto; di colore blu scuro quando sono asciutti, diventano rosa quando hanno assorbito l'umidità.Il gel di silice può essere riutilizzato per tempo indeterminato, riscaldandolo, semplicemente, in un forno a calore moderato, _____________________________________ GESSO DI BOLOGNA E' la forma stabile del gesso. Può essere mescolato a qualsiasi legante senza che ne alteri le caratteristiche. Si tratta di solfato di calcio idrato. Ha una morbidezza al tatto unica dovuta alla finezza della grana di cui è composto. Viene usato per ottenere lo stucco ed anche nella tecnica di Doratura. _____________________________________ GESSO COMUNE Questo gesso, noto anche come scagliola, è una polvere fine che forma una massa dura e porosa quando è mescolata con acqua. Si solidifica in cinque-quindici minuti ed è utile per fare stampi, ma non è abbastanza forte per essere usato come stucco. L'aggiunta del 10 di borace all'acqua, durante la composizione, lo rende più resistente. _____________________________________ GESSO PER DENTISTI È la qualità più fine di scagliola, usato come stucco per lavori fini di riparazione sulle ceramiche. _____________________________________ GLICERINA La glicerina, un sottoprodotto del sapone, un liquido trasparente e inodore, disponibile in farmacia. È un utile solvente, perché scioglie la maggior parte delle sostanze solubili in acqua e anche ossidi metallici. Se la si usa per rimuovere le macchie, si deve risciacquare perfettamente con acqua, perché in seguito non può essere tolta con solventi grassi. La glicerina può essere usata anche come lubrificante, e per rimuovere i tappi di vetro che sono rimasti incastrati. _____________________________________ GRAFITE È uno stato fisico del carbone. Se in polvere fine, è un lubrificante utile in circostanze in cui oli minerali o vegetali potrebbero attrarre la polvere. _____________________________________ GOMMALACCA sostanza resinosa di origine vegetale preparata per la preparazione di vernici ad alcool. Si presenta in scaglie da sciogliere in alcool, capace di creare un sottilissimo strato di finitura lucidissima e di grande effetto, ma estremamente delicato, basta molto poco per rovinare la lucidatura. _____________________________________ IDROSSIDO DI SODIO Vedi la voce Soda caustica. _____________________________________ IPOCLORITO DI SODIO Un ossidante per il candeggio, conosciuto anche come candeggina. Ha un'azione sbiancante molto forte. _____________________________________ LATTATO DI POTASSIO II lattato di potassio è disponibile in soluzione al 50% ed è usato per proteggere il cuoio conciato vegetalmente dagli effetti del biossido di zolfo. Una volta iniziato il decadimento chimico, non lo arresta, ma offre un'utile protezione. La soluzione dev'essere diluita nella proporzione di una parte a nove, e spruzzata o distribuita sulla superficie con una spugna. Questa soluzione diluita, con l' aggiunta di un po' di cloroformio, può essere conservata per breve tempo in una bottiglia tappata, però è meglio preparare di volta in volta la quantità necessaria. _____________________________________ LEGNO PLASTICO È un legno in forma di mastice, utile per riempire piccoli buchi negli oggetti in legno,e per rimodellare le parti rotte di sculture e cornici. Quando è indurito, può essere trattato come il legno. È disponibile in una vasta gamma di colori _____________________________________ MASTICE EPOSSIDICO È il mastice più resistente e più indicato per la riparazione delle ceramiche, particolarmente di quelle più opache (per la porcellana traslucida è preferibile la resina acrilica). , Il mastice si prepara mescolando un adesivo epossidico con tanto pigmento al biossido di titanio quanto basta a ottenere un denso color bianco. Quindi si aggiunge una quantità di caolino sufficiente a ottenere una pasta consistente. Per piccole fenditure o scheggiature, è sufficiente la resina epossidica mescolata con polvere di biossido di, titanio. Se è necessario un mastice colorato, vi si può mescolare del colore in polvere fino a raggiungere l'esatta sfumatura. Poiché questo mastice tende ad attaccarsi - a ogni cosa, si devono spolverare le dita e ; gli utensili per modellare con talco o caolino. La sua ottima adesività permette di aggiungere strati successivi dopo che il primo ha fatto presa. Il mastice epossidico necessita di un supporto finché non sia essiccato, e, per la modellatura, di una solida base. Si assesta lentamente, lasciando ampiamente il tempo di modellare, a meno che non sia vicino a una fonte di calore. Infatti, si dovrebbe lasciare sempre un'ora di presa a freddo, perché il calore immediato provoca ammorbidimento e cedimento. Quando è asciutto ha una superfide liscia e fornisce un'eccellente base per una successiva mano di colore. _____________________________________ MORDENTE Il mordente è un colorante che viene applicato su legno per conferirgli un colore particolare o semplicemente per scurirlo. L'applicazione del mordente è una operazione irreversibile in quanto vengono coloratele fibre del legno. Pertanto si richiede estrema attenzione poiché eventuali errori non sono facilmente recuperabili. I mordenti sono, in generale, costituiti da aniline che si acquistano sotto forma di polveri o in grani e che possono essere disciolte, secondo il tipo, in acqua, alcol o olio per essere applicate su legno. Ogni tipo di soluzione presenta svantaggi e vantaggi. Indipendentemente dal tipo di mordente applicato, la superficie da trattare deve essere ben liscia e spolverata, eventualmente sgrassata con una soluzione di acqua e ammoniaca che, tra l'altro, ha la proprietà di allargare i pori del legno e favorire la successiva penetrazione del mordente. Il mordente può essere applicato a pennello oppure a tampone. Mordente ad acqua è facile da stendere, ma presenta il problema che le varie zone del legno possono assorbire in modo diverso l'acqua e quindi assumere una colorazione più o meno intensa. Pertanto un mordente all'acqua è da usare su legni poco porosi e quindi poco assorbenti. Mordente ad alcol asciuga molto rapidamente ma bisogna fare attenzione a quando si applica perché se si passa due volte sullo stesso punto la zona risulterà più scura di altre, quindi la tecnica di applicazione deve essere più accurata. In compenso la superficie trattata con mordente ad alcol risulta molto brillante. Mordente diluito in olio è facile da stendere, ha un assorbimento più lento e quindi più uniforme su tutta la superficie, ma presenta il problema che bisogna attendere alcuni giorni prima di passare a fasi ulteriori di finitura in quanto l'asciugatura avviene durante questo tempo. _____________________________________ NAFTALINA È un idrocarburo cristallino, ottenuto dalla distillazione frazionata del catrame. Ha odore forte ed è estremamente volatile. È fabbricata commercialmente in vari tipi, essendo largamente usata come insetticida, ed è disponibile comunemente in. palline antitarme. _____________________________________ NYLON SOLUBILE Il nylon solubile è ottenuto trattando il nylon 66 con la formaldeide. Nel lavoro di restauro e di conservazione, si usa il tipo disponibile in polvere bianca. Viene preparato in soluzione al 2 o al 5 versando la polvere in un solvente come alcool denaturato, riscaldandola moderatamente in un recipiente e mescolando spesso. Raffreddando, indurisce fino ad avere la consistenza di una gelatina, e dev'essere riscaldato a circa 40° per essere applicato. La soluzione va conservata ben tappata. Il nylon solubile è usato per consolidare le superfici fragili o che si sfaldano di materiali quali l'osso, la ceramica, l'avorio, la pietra e i tessuti. _____________________________________ OLIO CANFORATO Un olio protettivo consistente nel 5% di canfora sciolta in olio d'oliva, usato come alternativa all'olio di semi di lino per rimuovere i segni di calore e le macchie d'inchiostro e di alcool dal legno. Può essere acquistato in farmacia con il nome di linimento alla canfora. _____________________________________ OLIO DI LINO L'olio di semi di lino, un olio vegetale leggero ottenuto frantumando i semi del lino, può essere acquistato anche già cotto. Ha molti usi nel trattamento del legno ed è il principale ingrediente nelle vernici a olio e come finitura. Per la finitura con olio di lino, si devono mescolare otto parti di olio di lino crudo con una parte di trementina. Questa finitura dev'essere usata solamente su legni duri e, dopo parecchie applicazioni, rende la superficie particolarmente resistente. Si applica a pennello o a tampone strofinando accuratamente per farlo penetrare nelle fibre. Ad asciugatura avvenuta si può applicare cera o altra finitura trasparente. Si usa su tutti i legni duri ma preferibilmente su quelli chiari per scurirli leggermente. Viene fornito in due versioni: crudo o cotto. L’olio crudo è più lento da asciugare e forma una leggera pellicola superficiale, mentre quello cotto asciuga più rapidamente e non forma pellicola, ma dal punto di vista della protezione del legno si ottengono uguali risultati. _____________________________________ ORO ZECCHINO Si trova in commercio in speciali libretti che separano i singoli fogli. Solitamente il formato è 8x8 con uno spessore di 0,00001 mm. . Non può essere toccato con le dita e, durante l'uso, occorre fare attenzione anche ad eventuali spifferi d'aria ( addirittura alla respirazione), perchè, essendo leggerissimo potrebbe arricciarsi e volare via. Va conservato in luogo asciutto, e prima dell'uso è consigliabile tenere il libretto vicino ad una blanda fonte di calore. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ ORTOFENILFENOLO L'ortofenilfenolo è meno volatile e più potente del timolo, ed è la base di alcuni fungicidi, che si possono sciogliere in acqua o alcool per formare una soluzione al 2% usata per proteggere acquerelli, carta, cuoio, quadri, tessuti. _____________________________________ OSSIDO DI MAGNASIO È la polvere derivata dalla combustione del carbonato di magnesio. Quando è mescolata con benzolo, può essere usata come un impasto per ravvivare il vetro offuscato. _____________________________________ OSSIDO DI ZINCONIO È una polvere abrasiva bianca, utile per lucidare il vetro. È attualmente usata come sostituto per il mastice in polvere _____________________________________ PARADICLOROBENZOLO II paradiclorobenzolo si acquista in farmacia in forma di cristalli bianchi. Ha proprietà similari alla naftalina, e si può usare come protezione contro il pesciolino d'argento, le tarme degli abiti e il tarlo dei mobili, poiché il suo vapore è molto velenoso per tutte le specie di insetti. È più efficace se usato in uno spazio ristretto e non ventilato. _____________________________________ PARAFFINA LIQUIDA La paraffina si ottiene dal petrolio grezzo. È un solvente utile per olio e grassi, ammorbidisce la ruggine cosicché può essere poi facilmente rimossa, e può anche essere impiegata come insetticida. _____________________________________ PARAFFINA SOLIDA È una cera bianca, distillata principalmente dal petroli. Non è intaccata da acidi o alcali, ma può essere sciolta dal benzolo, e si liquefa approssimativamente a 60 °C. È usata per rinforzare oggetti come osso, avorio, gesso, legno, quando sono in condizioni di fragilità, come lucido per i getti in gesso, nella lavorazione di stampi per la riparazione delle ceramiche, e per scurire il legno. _____________________________________ PASTIGLIA, decorazione a arte decorativa tipica della tradizione italiana rinascimentale che rimane in uso per gran parte del XVII secolo. Sulla superficie del mobile da decorare veniva applicato un sottile tessuto sul quale venivano poi passate diverse mani di "pastiglia", cioè di gesso con della polvere di marmo per rendere più compatto l'impasto, e colla formare una pasta da lasciare indurire. Di solito i motivi decorativi erano in bassorilievo, realizzati attraverso successive pennellate; alla fine veniva applicata la doratura. _____________________________________ PERMANGATO DI POTASSIO Si presenta sotto l'aspetto di un sale color violetto solubile in acqua. E' un potente sbiancante, ma di uso disagevole. Infatti l'applicazione sul legno, lascia incrostazioni saline che vanno poi rimosse con acido cloridico. E' necessario poi lavare abbondantemente con acqua. _____________________________________ PERMETRINA Principio attivo dei moderni antitarlo. Per saperne di più leggi l'articolo presente nel sito a proposito di trattamento antitarlo. _____________________________________ PENNELLO DA DORATORE Serve per prendere la foglia d'oro che è stata tagliata e adagiarla sul pezzo che va dorato. Ha un pelo molto morbido che fa aderire la foglia. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ PIETRA D'AGATA altrimenti conosciuto come brunitoio. E' uno strumento che serve a comprimere e rendere lucido l'oro una volta asciutto il bolo sottostante.(Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ PIRIDINA La piridina è un liquido incolore con un odore sgradevole. È un buon solvente, e si può mescolare con acqua. Si usa la qualità raffinata, in vendita nei negozi di prodotti chimici. È infiammabile, ed estremamente pericolosa se inalata. _____________________________________ POLVERE DI TRIPOLI La polvere tripoli è un deposito alluviale fossilizzato che comprende silice amorfo e ossido di ferro. È usata come abrasivo per lucidare metalli e smalti, è molto friabile, e i suoi granuli si rompono in altri più fini durante l'uso, e così è sufficiente una piccola quantità di polvere per tutta la durata della lucidatura. _____________________________________ POMICE Polvere di Pomice: Finissima polvere bianca della stessa consistenza del talco, viene usata nella preparazione del fondo per la lucidatura a tampone per chiudere i pori del legno. La si trova nei negozi di ferramenta che abbiano forniture per le Belle Arti. _____________________________________ PRODOTTI PER RIMUOVERE LA RUGGINE Vi sono in commercio diverse preparazioni per rimuovere la ruggine. Alcune hanno anche il vantaggio di inibirne una nuova formazione, lasciando sulla superficie del metallo, dopo il trattamento, una pellicola protettiva. Durante l'applicazione, va seguito attentamente il foglio di istruzioni. _____________________________________ RADICA è la parte del tronco più pregiata per venatura e gioco di nodi che si ricava dalla zona in cui si diramano le radica; veniva utilizzata in particolar modo per realizzare le parti di lastronatura che decorano i mobili pregiati. _____________________________________ RESINA VINILICA PER MODELLARE Una resina sintetica termoplastica recuperabile con un basso punto di fusione di 180-200° che raffreddando da uno stampo flessibile e riusabile. I suoi vantaggi risiedono nella grande varietà di forme che può ricoprire e nella vasta gamma di materiali con i quali è compatibile. Si acquista in grossi pezzi solidi, e si fonde riscaldandola in un pentolino di alluminio su un normale fornello a gas o elettrico, frapponendo una reticella per assicurare un calore uniforme. Maneggiando questo materiale si devono prendere alcune precauzioni, e seguire attentamente le istruzioni. Si deve evitare di respirare i vapori emanati mentre il materiale sta fondendo (il surriscaldamento rende i vapori più dannosi), lavorando in una camera ben ventilata. Una volta fusa, la resina vinilica è molto infiammabile. In caso di incendio, si deve usare sabbia asciutta per estinguere le fiamme, e assolutamente mai acqua. _____________________________________ RESINE ACRILICHE La resina acrilica è trasparente e incolore,con una consistenza simile alla melassa. Fra le principali, il polimetilacrilato, reperibile sia in polvere sia liquido, si solidifica in venti minuti circa, a temperatura ambiente. Può essere usato come stucco per vetro e ceramiche, per rinforzare oggetti di bronzo, o come adesivo. In soluzione al 5 in acetone serve a fissare l'inchiostro prima di sbiancare i manoscritti _____________________________________ RESINA ALLA RESORCINA FORMALDEIDE È usata come stucco, nella riparazione della vernice trasparente vetrificata delle ceramiche. Indurisce a freddo, e resiste all'acqua bollente. _____________________________________ RESINE AL POLIMETILACRILATO Vedi la voce Resine acriliche. _____________________________________ RESINE EPOSSIDICHE Vedi la voce Adesivi epossidici. _____________________________________ RESINE SINTETICHE Un vasto gruppo di materie plastiche derivate da prodotti chimici o sostanze naturali,con caratteristiche specifiche per l'uso a cui si intendono destinate. Le resine sintetiche si dividono in due categorie: termoplastiche e termoindurenti. Le resine termoplastiche si ammorbidiscono con il calore, e possono essere poi stampate a pressione in qualunque forma richiesta. Quando sono già indurite, o vulcanizzate, possono ancora essere, se necessario, rifuse e riformate (vedi la voce Resina vinilica per modellare). Le resine termoindurenti richiedono, generalmente, l'aggiunta di un catalizzatore; forniscono la base di una vasta serie di adesivi, riempitivi, lacche e vernici. Devono essere accuratamente selezionate, in funzione delle condizioni alle quali saranno usate, perché hanno una diversa tolleranza al calore, al freddo, all'umidità, ecc. Vi sono qualità indurenti a freddo e qualità indurenti a caldo: una volta vulcanizzate, non possono essere rifuse sebbene in alcuni casi possano essere sciolte. _____________________________________ ROSSETTO DA GIOIELLIERI È una polvere abrasiva rossa, ottenuta dall'ossido di ferro. È usata per lucidare e per rimuovere i graffi dagli oggetti di metallo, e può essere utilizzata sia asciutta sia preparata in pasta con alcool denaturato o acqua. _____________________________________ SAPONE AD ALCOOL Il sapone ad alcool è un tipo di sapone che si scioglie in un solvente organico, come benzina avio o tricloroetano, e ne accresce l'efficacia. È particolarmente utile per la pulizia dei tessuti: si deve usare in soluzione all' 1% _____________________________________ SAPONE DI MARSIGLIA È un sapone meno raffinato e quindi più alcalino del sapone normale (sapone da toeletta); adatto solamente per lavaggi grossolani, è particolarmente utile nella pulizia dei pennelli. _____________________________________ SAPONONA La saponina è derivata dalla pianta saponaria, ed è una polvere bianca che forma schiuma se mescolata ad acqua. Ideale per il lavaggio dei tessuti delicati, perché la sua azione è neutra e molto facilmente forma emulsioni con le sostanze resinose e oleose. _____________________________________ SCAGLIOLA Vedi la voce Gesso comune. _____________________________________ SILICATO DI MAGNESIO Il silicato di magnesio, conosciuto anche come saponaria, steatite ecc., è una pietra estremamente morbida, facilmente lavorabile; preparata in polvere, è venduta come talco. La sepiolite è un silicato di magnesio venduto in forma di polvere; mescolata con acqua distillata è usata per la pulizia di marmi e ceramiche. _____________________________________ SILICE IDROLIZZATA Biossido di silicio mescolato con acido fluoridrico, la silice idrolizzata è usata come agente opacizzante, per esempio nel ritocco delle ceramiche. Viene aggiunta alla vernice per creare una finitura opaca. _____________________________________ SMACCHIATORE GRANULARE È un friabile surrogato della gomma, utile per la pulizia del camoscio, della pelle scamosciata, e di qualunque cuoio con una superficie scabra. Si può comprare sia sotto forma di granuli che di blocco compatto, simile al caucciù. Il tipo compatto si può sbriciolare usando una grattugia da cucina. Si strofinano accuratamente i granuli sulla superficie della pelle con la punta delle dita, e quindi si spazzolano usando una spazzola dura. _____________________________________ SMERIGLIO Lo smeriglio è una miscela di corindone, magnetite e altri minerali. È estratto, frantumato e quindi graduato. È usato come abrasivo e si acquista in forma di polvere, blocchi, o come tela smeriglio o carta smerigliata. È in vendita anche in forma di pasta per pulire le valvole dell'automobile. _____________________________________ SODA CAUSTICA Un alcali potente, velenoso, e altamente corrosivo, chimicamente conosciuto come idrossido di sodio. Si può usare come soluzione al 5% in acqua per levare le macchie organiche, le macchie di tè, per pulire l'ottone e come sverniciatore, ma non si dovrebbe mai usare su alcunché di poroso. Diluendo la soda caustica, si produce un considerevole calore, che può causare la rottura o l'incrinatura di un recipiente di vetro; quindi queste soluzioni devono essere preparate molto lentamente, aggiungendo la parte solida all'acqua in un piatto di porcellana o in un recipiente di metallo posto in un acquaio. Si deve fare molta attenzione a evitare gli schizzi. La soda caustica va conservata in un posto sicuro e usata proteggendo accuratamente le mani, i vestiti e i mobili. Ogni bruciatura può essere subito neutralizzata con aceto o succo di limone. _____________________________________ SODIO BICARBONATO Conosciuto comunemente come bicarbonato di soda. È un alcali debole, utile per rimuovere le macchie d'acido. _____________________________________ SODIO IDROSSIDO Vedi la voce Idrossido di sodio. _____________________________________ SODIO IPOCLORITO Vedi la voce Ipoclorito di sodio. _____________________________________ SOLVENTE Sostanza che è in grado di scioglierne un'altra, sia essa solida o liquida. Nella comune pratica fai-da-te si viene a contatto con un gran numero di solventi, alcuni dei quali molto usuali, altri più specifici. Sono ottimi solventi: l'alcol denaturato, la benzina, l'ammoniaca, l'acqua ragia, la trementina, ecc. I solventi servono anche per diluire sostanze diverse, scioglierne altre, eliminare macchie, pulire e lubrificare oggetti di diverso tipo. In generale i solventi (a parte il più comune che è l'acqua) sono tossici e molti sono infiammabili è pertanto utile individuare un posto sicuro in cui collocare tutte queste sostanze in modo da poterle chiudere ed impedirne l'accesso a persone non autorizzate. Tutti i più importanti solventi usati nella pulizia e nel restauro dei pezzi d'antiquariato hanno condizioni d'impiego distinte. _____________________________________ SOLVENTI PER RUGGINE Vedi la voce Prodotti per rimuovere la ruggine. _____________________________________ STUCCO in falegnameria è ottenuto tradizionalmente con pangesso (gesso di Bologna) e colla animale; è usato per otturare fori di chiodi o tarli e piccole fessurazioni e crepe. A volte, al posto della colla animale può essere usata la colla vinilica. (vai all'approfondimento Lo Stucco ) _____________________________________ STUCCHI ALLA CELLULOSA Gli stucchi alla cellulosa, costituiti da cellulosa solubile in acqua, additivata con solfato di calcio, sono particolarmente adatti per la riparazione di materiali porosi, come per esempio terracotta, terraglia, ceramica. Non si contraggono, ne si dilatano; e, una volta induriti, sono assolutamente insolubili nell'acqua. Lo stucco si compone mescolandolo con acqua, fino a ottenere una consistenza soda, simile alla pasta da pane. Rimane malleabile per almeno mezz'ora. _____________________________________ SVERNICIATORE Sostanza chimica che, applicata su una superficie pitturata o verniciata, è in grado di asportare la pittura o la vernice. Tra i più comuni svernicianti vi sono le paste semiliquide che vengono applicate a pennello su superfici di legno o metallo pitturate, e lasciate agire. La pittura, così aggredita, si stacca e si arriccia e viene facilmente asportata con una spatola. Ogni operazione di sverniciatura deve essere effettuata con guanti ed occhiali protettivi poiché si tratta di sostanze che possono danneggiare la pelle. Vari sverniciatori disponibili sul mercato sono muniti di un doppio sistema di chiusura: un tappo a vite posto esternamente e più all'interno un tappo a pressione. Occorre fare molta attenzione quando si apre quest'ultimo, in quanto la pressione interna al barattolo potrebbe farlo saltare mentre lo aprite e provocare schizzi di sverniciatore. Per evitare che ciò accada seguite alcune precauzioni: non agitate il barattolo; non conservatelo in ambienti troppo caldi; indossate sempre i guanti prima di aprire il barattolo. Se durante il lavoro venite a contatto con lo sverniciatore, lavate la pelle con abbondante acqua corrente. _____________________________________ TALCO Il talco è steatite polverizzata, in vendita in farmacia sotto forma di polvere bianca. È un efficace assorbente dei grassi, e può essere utilizzato per smacchiare i tessuti: si spolverizza la parte macchiata, la si strofina leggermente, e quindi si spazzola. Può anche venir mescolato con un detergente fluido, come il tetracloruro di carbonio, per formare una pasta detergente. Il talco è anche usato come blando abrasivo per la lucidatura. _____________________________________ TELA SMERIGLIO È una carta a base di carborundum legato con resine, graduata secondo l'abrasività. Può essere usata asciutta, o inumidita con acqua. Quando è asciutta viene utilizzata come la carta vetrata, quando è bagnata è usata per levigare lavori di pittura su metallo o legno. La tela smeriglio dura a lungo quando è usata bagnata, a patto che sia mantenuta umida. _____________________________________ TETRACLORURO DI CARBONIO Il tetracloruro di carbonio è un liquido volatile e incolore, che ha l'odore del cloroformio, dal quale è derivato. È un eccellente solvente per grassi e oli, ed è largamente usato come smacchiatore. Ha il vantaggio di non essere infiammabile, ma non si deve usare vicino a fonti di calore o a una fiamma libera, perché può esalare vapori pericolosi. Quindi, non si deve mai fumare mentre lo si usa, ed è consigliabile utilizzarlo lavorando in una stanza ben ventilata. Il tetracloruro di carbonio può intaccare alcuni colori, perciò si deve sempre fare una prova prima di iniziare a smacchiare i tessuti. Utilizzato come base di molti smacchiatori a secco, può anche essere acquistato in farmacia allo stato puro. _____________________________________ TIMOLO Il timolo è un antisettico del gruppo del fenolo, ed è ottenuto distillando l'olio di timo. Si scioglie in etere o alcool, ed è un utile fungicida, ottimo anche per gli oggetti delicati. Evapora a temperatura abbastanza bassa, e può essere usato per fare fumigazioni. Una soluzione in alcool al 10 si può usare per impregnare la carta . _____________________________________ TERRA D'OMBRA La terra d'ombra è un pigmento di origine naturale composto in prevalenza da ossido di ferro, entrano nella sua composizione altri elementi chimici quali il manganese, ad esempio, che ne rafforza le caratteristiche siccative. Grazie a questa proprietà la terra d'ombra è un pigmento che aiuta ad asciugare le pitture ad olio molto più in fretta. E' molto indicato per colorazioni a pittura, quindi unito ad un legante. Meno indicato per mordenzare il legno, in quanto non essendo solubile in acqua e rimanendo in sospensione non colora effettivamente il legno ma crea un leggero velo superficiale facilmente asportabile. Discreto per colorare la gommalacca, ottimo nella formulazione di stucchi a gesso e di patine anticanti _____________________________________ TREMENTINA Essenza di trementina, derivata da alcune conifere. Principale diluente per la preparazione della cera. Ottimo prodotto da usare per la pulitura di un mobile (in modo particolare se era trattato a cera) se non vi è la necessità di ricorrere a sistemi più energici come sverniciatori e simili Nella maggior parte dei casi è altrettanto efficace un sostituto della trementina, come la benzina avio. La qualità della trementina si può controllare lasciando cadere una goccia su una carta assorbente pulita; se evapora senza lasciare segno, è di buona qualità. La trementina dev'essere conservata in luogo buio, perché tende ad addensarsi e a scolorire, se esposta alla luce del sole. _____________________________________ TRIELINA E' un liquido incolore non infiammabile ma tossico. Viene utilizzato come solvente e come agente pulente. Attenzione a non respirarne i vapori perché è un anestetico. _____________________________________ TRICLOROETANO È uno smacchiatore utilizzato per pulire cuoio e tessuti. Dev' essere sempre usato in un luogo ben areato. Non si deve fumare mentre lo si usa. _____________________________________ VERNICE ALLA CELLULOIDE Vedi la voce Vernice poliuretanica. _____________________________________ VERNICE POLIURETANICA È una vernice trasparente, che da una finitura estremamente resistente al calore, al l'acqua, alle abrasioni. È disponibile sia già mescolata, sia in confezione separata: vernice e catalizzatore (indurente), che è la sostanza che rende la finitura così resistente. Utilizzando quest'ultima confezione, si deve sempre seguire attentamente il foglio di istruzioni durante la preparazione, perché le proporzioni richieste variano da una marca all'altra. La vernice poliuretanica è usata anche come finitura protettiva su ottone e bambù, una volta completata la pulizia e il restauro. _____________________________________ VERNICI A OLIO Le vernici a olio sono composte da resine sciolte in olio di semi di lino e da una piccola quantità di trementina. Una buona vernice di questa varietà è ottenuta dal coppale, una resina dura, traslucida, di odore delicato, proveniente da diversi alberi tropicali. È in vendita con il nome di coppale. _____________________________________ VERNICE A SPIRITO Si produce sciogliendo la gomma lacca (la resina del Ficus religiosa e del Croton lacciferus) in alcool denaturato. È preparata usualmente dai lucidatori di professione per proprio uso personale, ma si può acquistarla anche già pronta. Vi sono tré tipi di vernice a spirito. Vernice bianca (semitrasparente). Fatta da gomma lacca sbiancata, dona una finitura lattiginosa, semitrasparente, abbastanza delicata. Dev'essere usata solamente su oggetti da non maneggiare troppo, o su intarsi. La versione trasparente ha un color giallo paglierino dorato. Vernice alla gomma lacca naturale. È la vernice che da la finltura più resistente, ed è usata per legni di colore dorato, come, per esempio, la quercia. Vernice rossa. Questo tipo è il più indicato per legni di un caldo colore scuro, come il mogano e il noce. Sono disponibili in commercio le versioni trasparenti sia della vernice rossa sia di quella naturale. In alcune occasioni, la vernice a spirito può essere anche usata come vernice su oggetti di cuoio _____________________________________ VETRIOLO Vedi la voce Acido solforico. _____________________________________ VOLUTA motivo strutturale e ornamento a forma di spirale ampiamente usato negli stili Luigi XIV e Luigi XV
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Carta del Restauro 1972

Carta Italiana del Restauro 1972

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Circolare n° 117 del 6 aprile 1972
Il Ministero della Pubblica Istruzione nell’intento di pervenire a criteri uniformi nella specifica attività dell’Amministrazione delle Antichità e Belle Arti nel campo della conservazione del patrimonio artistico, ha rielaborato, sentito il parere del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti, le norme sul restauro.
Tali norme prendono il nome di “Carta di Restauro 1972″, sono precedute da una breve relazione e seguite da quattro distinte relazioni contenenti istruzioni per:
La salvaguardia ed il restauro delle antichità
La condotta dei restauri architettonici
L’esecuzione dei restauri pittorici e scultorei
La tutela dei centri storici
Le relazioni sono da ritenersi documenti integranti la Carta stessa.

RELAZIONE ALLA CARTA DEL RESTAURO

La coscienza che le opere d’arte, intese nell’accezione più vasta che va dall’ambiente urbano ai monumenti architettonici a quelli di pittura e scultura, e dal reperto Paleolitico alle espressioni figurative delle culture popolari, debbano essere tutelate in modo organico e paritetico, porta necessariamente alla elaborazione di norme tecnico-giuridiche che sanciscano i limiti entro i quali va intesa la conservazione, sia come salvaguardia e prevenzione, sia come intervento di restauro propriamente detto. In tal senso costituisce titolo d’onore della cultura italiana che, a conclusione di una prassi di restauro che via via si era emendata dagli arbitri del restauro di ripristino, venisse elaborato già nel 1931 un documento che fu chiamato Carta del Restauro, dove, sebbene l’oggetto fosse ristretto ai monumenti architettonici, facilmente potevano attingersi ed estendersi le norme generali per ogni restauro anche di opere d’arte pittoriche e scultoree. Disgraziatamente tale Carta del Restauro non ebbe mai forza di legge, e quando, successivamente, per la sempre maggiore coscienza che si veniva a prendere dei pericoli ai quali esponeva le opere d’arte un restauro condotto senza precisi criteri tecnici, si intese, nel 1938, sovvenire a questa necessità, sia creando l’Istituto Centrale dl Restauro per le opere d’arte, sia incaricando una Commissione ministeriale di elaborare delle norme unificate che a partire dall’archeologia abbracciassero tutti i rami delle arti figurative; tali norme, da definirsi senz’altro auree, rimasero anch’esse senza forza di legge, quali istruzioni interne dell’Amministrazione, né la teoria o la prassi che in seguito vennero elaborate dall’Istituto Centrale del Restauro furono estese a tutti i restauri di opere d’arte della Nazione.

Il mancato perfezionamento giuridico di tale regolamentazione di restauro non tardò a rivelarsi come deleterio, sia per lo stato di impotenza in cui lasciava davanti agli arbitri del passato anche in campo di restauro (e soprattutto di sventramenti e alterazioni di antichi ambienti), sia in seguito alle distruzioni belliche, quando un comprensibile ma non meno biasimevole sentimentalismo, di fronte ai monumenti danneggiati o distrutti, viene a forzare la mano e a ricondurre a ripristini e a ricostruzioni senza quelle cautele e remore che erano state vanto dell’azione italiana di restauro. Né minori guasti dovevano prospettarsi per le richieste di una malintesa modernità e di una grossolana urbanistica, che nell’accrescimento delle città e col movente del traffico portava proprio a non rispettare quel concetto di ambiente, che, oltrepassando il criterio ristretto del monumento singolo, aveva rappresentato una conquista notevole della Carta del Restauro e delle successive istruzioni.

Riguardo al più dominabile campo delle opere d’arte, pittoriche e scultoree, sebbene, anche in mancanza di norme giuridiche, una maggiore cautela nel restauro abbia evitato danni gravi quali le conseguenze delle esiziali puliture integrali, come purtroppo è avvenuto all’Estero, tuttavia l’esigenza dell’unificazione di metodi si è rivelata imprescindibile, anche per intervenire validamente sulle opere di proprietà privata, ovviamente non meno importanti, per il patrimonio artistico nazionale, di quelle di proprietà statale o comunque pubblica.

CARTA DEL RESTAURO 1972

Art. 1 – Tutte le opere d’arte di ogni epoca, nella accezione più vasta, che va dai monumenti architettonici a quelli di pittura e scultura, anche se in frammenti, e dal reperto paleolitico alle espressioni figurative delle culture popolari e dell’arte contemporanea, a qualsiasi persona o ente appartengano, ai fini della loro salvaguardia e restauro, sono oggetto delle presenti istruzioni che prendono il nome di “Carta del Restauro 1972″.

Art. 2 – Oltre alle opere indicate nell’articolo precedente vengono a queste assimilati, per assicurarne la salvaguardia e il restauro, i complessi di edifici d’interesse monumentale, storico o ambientale, particolarmente i centri storici, le collezioni artistiche e gli arredamenti conservati nella loro disposizione tradizionale; i giardini e i parchi che vengono considerati di particolare importanza.
Art. 3 – Rientrano nella disciplina delle presenti istruzioni, oltre alle opere definite agli artt. 1 e 2, anche le operazioni volte ad assicurare la salvaguardia e il restauro dei resti antichi in rapporto alle ricerche terrestri e subacquee.

Art. 4 – S’intende, per salvaguardia qualsiasi provvedimento conservativo che non implichi l’intervento diretto sull’opera: s’intende per restauro qualsiasi intervento volto a mantenere in efficienza, a facilitare la lettura e a trasmettere integralmente al futuro le opere e gli oggetti definiti agli articoli precedenti.

Art. 5 – Ogni Soprintendenza ed Istituto responsabile in materia di conservazione del patrimonio storico-artistico e culturale compilerà un programma annuale e specificato dei lavori di salvaguardia e di restauro nonché delle ricerche nel sottosuolo e sott’acqua, da compiersi per conto sia dello stato sia di altri Enti o persone, che sarà approvato dal Ministero della Pubblica Istruzione su conforme parere del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti.
Nell’ambito di tale programma, anche successivamente alla presentazione dello stesso, qualsiasi intervento sulle opere di cui all’art. 1 dovrà essere illustrato e giustificato da una relazione tecnica dalla quale risulteranno, oltre alle vicissitudini conservative dell’opera, lo stato attuale della medesima, la natura degli interventi ritenuti necessari e la spesa occorrente per farvi fronte.
Detta relazione sarà parimenti approvata dal Ministero della Pubblica Istruzione, previo, per i casi emergenti o dubbi e per quelli previsti dalla legge, parere del Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti.

Art. 6 – In relazione ai fini ai quali per l’art. 4 devono corrispondere le operazioni di salvaguardia e restauro, sono proibiti indistintamente, per tutte le opere d’arte i cui agli artt. 1, 2 e 3:

1. completamenti in stile o analogici, anche in forme semplificate e pur se vi siano documenti grafici o plastici che possano indicare quale fosse stato o dovesse apparire l’aspetto dell’opera finita;

2. rimozioni o demolizioni che cancellino il passaggio dell’opera attraverso il tempo, a meno che non si tratti di limitate alterazioni deturpanti o incongrue rispetto ai valori storici dell’opera o di completamenti in stile che falsifichino l’opera;

3. rimozione, ricostruzione o ricollocamento in luoghi diversi a quelli originari; a meno che ciò non sia determinato da superiori ragioni di conservazione;

4. alterazione delle condizioni accessorie o ambientali nelle quali è arrivata sino al nostro tempo l’opera d’arte, il complesso monumentale o ambientale, il complesso d’arredamento, il giardino, il parco, ecc.;

5. alterazione o rimozione delle patine.

Art. 7 – In relazione ai medesimi fini di cui all’art. 6 e per tutte indistintamente le opere di cui agli artt. 1, 2, 3, sono ammesse le seguenti operazioni o reintegrazioni:

1. aggiunte di parti accessorie in funzione statica e reintegrazione d piccole parti storicamente accertate, attuate, secondo i casi, o determinando in modo chiaro la periferia delle integrazioni, oppure adottando materiale differenziato seppure accordato, chiaramente distinguibile a occhio nudo, in particolare nei punti di raccordo con le parti antiche, inoltre siglate e datate ove possibile;

2. puliture che, per le pitture e le sculture policrome, non devono giungere mai allo smalto del colore, rispettando patina e eventuali vernici antiche; per tutte le altre specie di opere non dovranno arrivare alla nuda superficie della materia di cui constano le opere stesse;

3. anastilosi sicuramente documentate, ricomposizione di opere andate in frammenti, sistemazione di opere lacunose, ricostituendo gli interstizi di lieve entità con tecnica chiaramente differenziabile a occhio nudo o con zone neutre accordate a livello diverso dalle parti originarie o lasciando in vista il supporto originario, comunque mai integrando ex novo zone figurate e inserendo elementi determinanti per la figuratività dell’opera;

4. modificazioni e nuove inserzioni a scopo statico e conservativo nella struttura interna o nel sostrato o supporto purché all’aspetto, dopo compiuta l’operazione, non risulti alterazione né cromatica né per la materia in quanto osservabile in superficie;

5. nuovo ambientamento o sistemazione dell’opera, quando non esistano più o siano distrutti l’ambientamento o la sistemazione tradizionale, o quando le condizioni di conservazione esigano la rimozione.

Art. 8 – Ogni intervento sull’opera o anche in contiguità dell’opera ai fini di cui all’art. 4 deve essere eseguito in modo tale e con tali tecniche e materie da potere dare affidamento che nel futuro non renderà impossibile un nuovo eventuale intervento di salvaguardia o di restauro. Inoltre ogni intervento deve essere preventivamente studiato e motivato per iscritto (ultimo comma art. 5) e del suo corso dovrà essere tenuto un giornale, al quale farà seguito una relazione finale, con la documentazione fotografica di prima, durante e dopo l’intervento.
Verranno inoltre documentate tutte le ricerche e analisi eventualmente compiute col sussidio della fisica, la chimica, la microbiologia ed altre scienze. Di tutte queste documentazioni sarà tenuta copia nell’archivio della Soprintendenza competente e un’altra copia inviata all’Istituto Centrale del Restauro. Nel caso di puliture, in un luogo possibilmente liminare della zona operata, dovrà essere conservato un campione dello stadio anteriore all’intervento, mentre nel caso di aggiunte, le parti rimosse dovranno possibilmente essere conservate o documentate in uno speciale archivio-deposito delle Soprintendenze competenti.

Art. 9 – L’uso di nuovi procedimenti di restauro e di nuove materie, rispetto ai procedimenti e alle materie il cui uso è vigente o comunque ammesso, dovrà essere autorizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione su conforme e motivato parere dell’Istituto Centrale del Restauro, a cui spetterà anche di promuovere azione presso il Ministero stesso per consigliare materie e metodi antiquati, nocivi e comunque non collaudati, suggerire nuovi metodi e l’uso di nuove materie, definire le ricerche alle quali si dovesse provvedere con una attrezzatura e con specialisti al di fuori dell’attrezzatura e dell’organico a sua disposizione.

Art. 10- I provvedimenti intesi a preservare dalle azioni inquinanti e dalle variazioni atmosferiche, termiche e idrometriche, le opere di cui agli artt. 1, 2, 3, non dovranno essere tali da alterare sensibilmente l’aspetto della materia e il colore delle superfici, o da esigere modifiche sostanziali e permanenti dell’ambiente in cui le opere storicamente sono state trasmesse. Qualora tuttavia modifiche del genere fossero indispensabili per il superiore fine della conservazione, tali modifiche dovranno essere fatte in modo da evitare qualsiasi dubbio sull’epoca in cui sono state eseguite e con le modalità più discrete.

Art. 11 – I metodi specifici i cui avvalersi come procedura di restauro singolarmente per i monumenti architettonici, pittorici, scultorei, per i centri storici nel loro complesso, nonché per l’esecuzione degli scavi, sono specificati agli allegati a, b, c, d alle presenti istruzioni.

Art. 12 – Nei casi in cui sia dubbia l’attribuzione delle competenze tecniche o sorgano conflitti in materia, deciderà il Ministro, sulla scorta delle relazioni dei soprintendenti o capi d’istituto interessati, sentito il Consiglio Superiore delle Antichità e Belle Arti.
Allegato a
Istruzioni per la salvaguardia e il restauro delle antichità

Oltre alle norme generali contenute negli articoli della Carta del Restauro, è necessario nel campo delle antichità tenere presenti particolari esigenze relative alla salvaguardia del sottosuolo archeologico e alla conservazione e al restauro dei reperti durante le ricerche terrestri e subacquee in riferimento all’art. 3. Il problema di primaria importanza della salvaguardia del sottosuolo archeologico è necessariamente legato alla serie di disposizioni e di leggi riguardanti l’esproprio, l’applicazione di particolari vincoli, la creazione di riserve e parchi archeologici.

In concomitanza con i vari provvedimenti da prendere nei diversi casi, sarà comunque sempre da predisporre l’accurata ricognizione del terreno, volta a raccogliere tutti gli eventuali dati riscontrabili in superficie, i materiali ceramici sparsi, la documentazione di elementi eventualmente affioranti, ricorrendo inoltre all’aiuto della fotografia aerea e delle prospezioni (elettriche, elettromagnetiche, ecc.) del terreno, in modo che la conoscenza quanto più completa possibile della natura archeologica del terreno permetta più precise direttive per l’applicazione delle norme di salvaguardia, della natura e dei limiti dei vincoli, per la stesura dei piani regolatori, e per la sorveglianza nel caso di esecuzione di lavori agricoli o edilizi. Per la salvaguardia del patrimonio archeologico sottomarino, collegata alle leggi e disposizioni vincolanti gli scavi subacquei e volte ad impedire l’indiscriminata e inconsulta manomissione dei relitti di navi antiche e del loro carico, di ruderi sommersi e di sculture affondate, si impongono provvidenze particolarissime, a cominciare dalla esplorazione sistematica delle coste italiane con personale specializzato, al fine i arrivare alla compilazione accurata di una Forma Maris con l’indicazione di tutti i relitti e i monumenti sommersi, sia ai fini della loro tutela sia ai fini della programmazione delle ricerche scientifiche subacquee. Il recupero di un relitto di una imbarcazione antica non dovrà essere iniziato prima di aver predisposto i locali e la particolare necessaria attrezzatura che permettano il ricovero dei materiali recuperati dal fondo marino, tutti quegli specifici trattamenti che richiedono soprattutto le parti lignee, con lunghi e prolungati lavaggi, bagni di particolari sostanze consolidanti, con determinato condizionamento dell’aria e della temperatura. I sistemi di sollevamento e di recupero di imbarcazioni sommerse dovranno essere studiati di volta in volta in relazione allo stato particolare dei relitti, tenendo conto anche delle esperienze acquisite internazionalmente in questo campo, soprattutto negli ultimi decenni. In queste particolari condizioni di rinvenimento – come anche nelle normali esplorazioni archeologiche terrestri – dovranno considerarsi le speciali esigenze di conservazione e di restauro degli oggetti secondo il loro tipo e la loro materia: ad esempio, per i materiali ceramici e per le anfore si prenderanno tutti gli accorgimenti che consentano l’identificazione di eventuali residui o tracce del contenuto, costituenti preziosi dati per la storia del commercio e della vita nell’antichità; particolare attenzione dovrà inoltre esercitarsi per il riscontro e il fissaggio di eventuali iscrizioni dipinte, specialmente sul corpo delle anfore. Durante le esplorazioni archeologiche terrestri, mentre le norme di recupero e di documentazioni rientrano più specificatamente nel quadro delle norme relative alla metodologia degli scavi, per ciò che concerne il restauro debbono osservarsi gli accorgimenti che, durante le operazioni di scavo, garantiscano l’immediata conservazione dei reperti, specialmente se essi sono più facilmente deperibili, e l’ulteriore possibilità di salvaguardia e restauro definitivi.

Nel caso del ritrovamento di elementi dissolti di decorazioni in stucco o in pittura o in mosaico o in opus sectile è necessario, prima e durante la loro rimozione, tenerli uniti con colate di gesso, con garze e adeguati collanti, in modo da facilitarne la ricomposizione e il restauro in laboratorio. Nel recupero di vetri è consigliabile non procedere ad alcuna pulitura durante lo scavo, per la facilità con cui sono soggetti a sfaldarsi. Per quel che riguarda ceramiche e terrecotte è indispensabile non pregiudicare, con lavaggi o affrettate puliture, l’eventuale presenza di pitture, vernici, iscrizioni. Particolari delicatezze s’impongono nel raccogliere oggetti o frammenti di metallo specialmente se ossidati, ricorrendo oltre che a sistemi di consolidamento eventualmente anche ad adeguati supporti. Speciale attenzione dovrà essere rivolta alle possibili tracce o impronte dei tessuti. Rientra nel quadro soprattutto dell’archeologia pompeiana l’uso, ormai largamente e brillantemente sperimentato, di ottenere calchi dei negativi di piante e di materiali organici deperibili mediante colate di gesso nei vuoti rimasti nel terreno. Ai fini dell’attuazione di queste istruzioni si rende necessario che, durante lo svolgimento degli scavi, sia garantita la disponibilità di restauratori pronti, quando necessario, al primo intervento di recupero e fissaggio.

Con particolare attenzione dovrà esser considerato il problema del restauro di quelle opere d’arte destinate a rimanere o ad essere ricollocate, dopo il distacco, nel luogo originario, particolarmente le pitture e i mosaici.

Sono stati sperimentati con successo vari tipi di supporti, di intelaiature e di collanti in relazione alle condizioni climatiche, atmosferiche e igrometriche, che per le pitture permettono il ricollocamento negli ambienti adeguatamente coperti di un edificio antico, evitando il diretto contatto con la parete e attuando invece un facile montaggio e una sicura conservazione. Sono comunque da evitare integrazioni, dando alle lacune una tinteggiatura simile a quella dell’intonaco grezzo, come è da evitare l’uso di vernici o di cere per ravvivare i colori perché sempre soggette ad alterazioni, bastando una accurata pulitura delle superfici originali.

Riguardo ai mosaici è preferibile, quando è possibile, il ricollocamento nell’edificio da cui provengono e di cui costituiscono l’integrante decorazione, e in tal caso, dopo lo strappo – che con i metodi moderni può essere fatto anche per grandi superfici senza operare tagli – il sistema di cementazione con anima metallica inossidabile risulta tuttora quello più idoneo e resistente agli agenti atmosferici. Per i mosaici destinati invece ad una esposizione in museo è ormai largamente usato il supporto “a sandwich” di materiali leggeri, resistente e maneggevole.

Particolari esigenze di salvaguardia dai pericoli derivanti dall’alterazione climatica richiedono gli interni con pitture parietali in posto (grotte preistoriche, tombe, piccoli ambienti); in questi casi è necessario mantenere costanti due fattori essenziali per la migliore conservazione delle pitture: il grado di umidità ambientale e la temperatura ambiente. Tali fattori vengono facilmente alterati da cause esterne ed estranee all’ambiente, specialmente dall’affollamento dei visitatori, da illuminazione eccessiva, da forti alterazioni atmosferiche esterne; si rende perciò necessario studiare particolari cautele anche nell’ammissione di visitatori, mediante camere di climatizzazione interposte fra l’ambiente antico da tutelare e l’esterno. Tali precauzioni vengono già applicate nell’accesso ai monumenti preistorici dipinti in Francia e in Spagna, e sarebbero auspicabili anche per molti nostri monumenti (tombe di Tarquinia).
Per il restauro dei monumenti archeologici, oltre alle norme generali contenute nella Carta del Restauro e nelle Istruzioni per la condotta dei restauri architettonici, saranno da tenere presenti alcune esigenze in relazione alle particolari tecniche antiche. Innanzitutto, quando per il restauro completo di un monumento, che ne comporta necessariamente anche lo studio storico, si debba procedere a saggi di scavo, allo scoprimento delle fondazioni, le operazioni debbono esser condotte col metodo stratigrafico che può offrire preziosi dati per le vicende e le fasi dell’edificio stesso. Per il restauro di cortine di opus incertum, quasi reticulatum, reticulatum e vittatum, se si usano la stessa quantità di tufo e gli stessi tipi di tufelli, si dovranno mantenere le parti restaurate su un piano leggermente più arretrato, mentre per le cortine laterizie sarà opportuno scalpellare o rigare la superficie dei mattoni moderni. Per il restauro di strutture in opera quadrata è stato favorevolmente sperimentato il sistema di ricreare i blocchi nelle misure antiche, usando peraltro scaglie dello stesso materiale cementato con malta mescolata in superficie con polvere dello stesso materiale per ottenere un’intonazione cromatica.

Quale alternativa all’arretramento della superficie nelle integrazioni di restauro moderno, si può utilmente praticare un solco di contorno che delimiti la parte restaurata o inserirvi una sottile lista di materiali diversi.

Così pure può consigliarsi in molti casi un diversificato trattamento superficiale dei nuovi materiali mediante idonea scalpellatura delle superfici moderne.

Sarà infine opportuno collocare in ogni zona restaurata targhette con la data o incidervi sigle o speciali contrassegni. L’uso di cemento con superficie rivestita di polvere del materiale stesso del monumento da restaurare può risultare utile anche nell’integrazione di rocchi di colonne antiche di marmo o di tufo o calcare, studiando il tono più o meno scabro da tenere in relazione al tipo di monumento; in ambiente romano, il marmo bianco può essere integrato con travertino o calcare, in accostamenti già sperimentati con successo (restauro del Valadier all’arco di Tito). Nei monumenti antichi e particolarmente in quelli di epoca arcaica o classica è da evitare l’accostamento di materiali diversi e anacronistici nelle parti restaurate, che risulta stridente e offensivo anche dal punto di vista cromatico, mentre si possono usare vari accorgimenti per differenziare l’uso di materiale stesso con cui è costruito il monumento e che è preferibile mantenere nei restauri.

Un problema particolare dei monumenti archeologici è costituito alle coperture dei muri rovinati, per le quali è anzitutto da mantenere la linea frastagliata del rudere, ed è stato sperimentato l’uso della stesura di uno strato di malta mista a cocciopesto che sembra dare i migliori risultati sia dal punto di vista estetico sia da quello della resistenza agli agenti atmosferici. Riguardo al problema generale del consolidamento dei materiali architettonici e delle sculture all’aperto, sono da evitare sperimentazioni con metodi non sufficientemente comprovati, tali da recare danni irreparabili. Le provvidenze per i! restauro e la conservazione dei monumenti archeologici vanno peraltro studiate anche in relazione alle differenti esigenze climatiche dei vari ambienti, particolarmente differenziati in Italia.

Allegato b

Istruzioni per la condotta dei restauri architettonici

Premesso che le opere di manutenzione tempestivamente eseguite assicurano lunga vita ai monumenti, evitando l’aggravarsi dei danni, si raccomanda la maggiore cura possibile nella continua sorveglianza degli immobili per i provvedimenti di carattere preventivo, anche al fine di evitare interventi di maggiore ampiezza.

Si ricorda inoltre la necessità di considerare tutte le operazioni di restauro sotto il sostanziale profilo conservativo, rispettando gli elementi aggiunti ed evitando comunque interventi innovativi o di ripristino.

Sempre allo scopo di assicurare la sopravvivenza dei monumenti, va inoltre attentamente vagliata la possibilità di nuove utilizzazioni degli antichi edifici monumentali, quando queste non risultino incompatibili con gli interessi storico-artistici. I lavori di adattamento dovranno essere limitati al minimo, conservando scrupolosamente le forme esterne ed evitando sensibili alterazioni all’individualità tipologica, all’organismo costruttivo ed alla sequenza dei percorsi interni. La redazione del progetto per il restauro di un’opera architettonica deve essere preceduta da un attento studio sul monumento condotto da diversi punti di vista (che prendano in esame la sua posizione nel contesto territoriale o nel tessuto urbano, gli aspetti tipologici, le emergenze e qualità formali, i sistemi e i caratteri struttivi, ecc.), relativamente all’opera originaria, come anche alle eventuali aggiunte o modifiche. Parte integrante di questo studio saranno ricerche bibliografiche, iconografiche e archivistiche, ecc., per acquisire ogni possibile dato storico. Il progetto si baserà su un completo rilievo grafico e fotografico da interpretare anche sotto il profilo metrologico, dei tracciati regolatori e dei sistemi proporzionali, e comprenderà un accurato specifico studio per la verifica delle condizioni i stabilità.

L’esecuzione dei lavori pertinenti al restauro dei monumenti, consistendo in operazioni spesso delicatissime e sempre di grande responsabilità, dovrà essere affidata ad imprese specializzate e possibilmente condotta “in economia”, invece che contabilizzata “a misura” o “a cottimo”.

I restauri debbono essere continuamente vigilati e diretti per assicurarsi della buona esecuzione e per poter subito intervenire qualora si manifestino fatti nuovi, difficoltà o dissesti murari; per evitare infine, specie quando operano il piccone e il martello, che scompaiano elementi prima ignorati od eventualmente sfuggiti all’indagine preventiva, ma certamente utili alla conoscenza dell’edificio ed alla condotta del restauro. In particolare il direttore dei lavori, prima di raschiare tinteggiature o eventualmente rimuovere intonaci, deve accertare l’esistenza o meno di qualsiasi traccia di decorazioni, quali fossero le originarie grane e coloriture delle pareti e delle volte.

Esigenza fondamentale del restauro è quella di rispettare e salvaguardare l’autenticità degli elementi costitutivi.

Questo principio deve sempre guidare e condizionare le scelte operative. Per esempio, nel caso di murature fuori piombo, anche se perentorie necessità ne suggeriscano la demolizione e la ricostruzione, va preliminarmente esaminata e tentata la possibilità di raddrizzamento senza sostituire le murature originarie. Così la sostituzione delle pietre corrose potrà avvenire soltanto per comprovate gravissime esigenze. Le sostituzioni e le eventuali integrazioni di paramenti murari, ove necessario e sempre nei limiti più ristretti, dovranno essere sempre distinguibili dagli elementi originari, differenziando i materiali o le superfici di nuovo impiego; ma in genere appare preferibile operare lungo la periferia dell’integrazione con un chiaro e persistente segno continuo a testimonianza dei limiti dell’intervento. Ciò potrà ottenersi con laminetta di metallo idoneo, con una continua serie di sottili frammenti di laterizi o con solchi visibilmente più larghi e profondi, secondo i diversi casi.

Il consolidamento delle pietre o di altri materiali dovrà essere sperimentalmente tentato quando i metodi lungamente provati dall’Istituto Centrale del Restauro diano effettive garanzie. Ogni precauzione dovrà essere adottata per evitare l’aggravarsi delle situazioni; così pure ogni intervento dovrà essere messo in opera per eliminare le cause dei danni. Per esempio, appena si notano pietre spaccate da grappe o perni di ferro che con l’umidità si gonfiano, conviene smontare la parte offesa e sostituire il ferro col bronzo o con il rame; o meglio, con acciaio inossidabile, che presenta il vantaggio di non macchiare le pietre.

Le sculture in pietra poste all’esterno degli edifici o nelle piazze debbono essere vigilate, intervenendo quando sia possibile adottare, attraverso la prassi sopraindicata, un metodo collaudato di consolidamento o di protezione anche stagionale. Qualora ciò risulti impossibile, converrà trasferire la scultura in un locale interno. Per la buona conservazione delle fontane di pietra o di bronzo, occorre decalcificare l’acqua, eliminando le incrostazioni calcaree e le periodiche dannose ripuliture. La patina delle pietre deve essere conservata per evidenti ragioni storiche, estetiche ed anche tecniche, in quanto essa disimpegna in genere funzioni protettive, come è attestato dalle corrosioni che prendono inizio dalle lacune della patina. Si possono asportare le materie accumulate sopra le pietre – detriti, polvere, fuliggine, guano di colombi ecc. – usando solo spazzole vegetali o getti d’aria a pressione moderata. Dovranno perciò essere evitate le spazzole metalliche, i raschietti, come pure sono, in generale, da escludere getti a forte pressione di sabbia naturale, di acqua e di vapore e perfino sconsigliabili i lavaggi di qualsiasi natura.

Allegato c

Istruzioni per l’esecuzione di restauri pittorici e scultorei

OPERAZIONI PRELIMINARI

La prima operazione da compiere, prima di ogni intervento di restauro su qualsiasi opera d’arte pittorica o scultorea, è un’accurata ricognizione dello stato di conservazione. In tale ricognizione rientra l’accertamento dei vari strati materici di cui l’opera può risultare composta – e se originari o aggiunti – e la determinazione approssimativa delle varie epoche nelle quali le stratificazioni, le modifiche, le aggiunte vennero a prodursi.

Verrà quindi redatto un resoconto che costituirà parte integrante del programma e l’esordio del giornale di restauro. Successivamente dovranno eseguirsi, dell’opera, le fotografie indispensabili a documentarne lo stato precedente all’intervento di restauro, e tali fotografie verranno eseguite, a seconda dei casi, oltre che a luce naturale, a luce monocromatica, ai raggi ultravioletti semplici o filtrati, ai raggi infrarossi. È sempre consigliabile eseguire, anche in casi che non rivelino ad occhio nudo delle sovrapposizioni, radiografie ai raggi molli. Nel caso di pitture mobili, anche il tergo del dipinto andrà fotografato.

Se dalle documentazioni fotografiche, che saranno annotate nel giornale di restauro, risulteranno degli elementi problematici, questi andranno riferiti nella loro problematicità. Dopo avere eseguito le fotografie dovranno operarsi dei prelievi minimi che interessino tutti gli strati fino al supporto, in luoghi non capitali dell’opera, per compierne delle sezioni stratigrafiche, qualora esistano stratificazioni o vi sia da accertare lo stato della preparazione.

Dei rilievi dovrà essere segnato il punto preciso nella fotografia a luce naturale e apposta l’annotazione col riferimento alla fotografia nel giornale di restauro.

Per quanto riguarda i dipinti murali, o su pietra, terracotta o altro supporto (immobili), occorrerà assicurarsi delle condizioni del supporto in relazione alla umidità, definire se si tratti di umidità di infiltrazione, per condensazione o per capillarità; eseguire dei prelievi della malta e del conglomerato del muro e misurarne il grado di umidità.

Qualora si notino o si suppongano formazioni fungine, anche su queste andranno esperite analisi di microbiologia. Il problema più particolare delle sculture, ove non si tratti di sculture dipinte o verniciate, sarà di accertarsi dello stato di conservazione della materia in cui sono eseguite, ed eventualmente compiere delle radiografie.

PREVIDENZE DA ATTUARE NELL’ESECUZIONE DELL’INTERVENTO DI RESTAURO
Le indagini preliminari avranno dato modo di orientare l’intervento di restauro nella direzione giusta, sia che si tratti di pulitura semplice, di fissaggio, di rimozione, di ridipinture, di trasporto, di ricomposizione di frammenti. Tuttavia l’indagine che sarebbe la più importante per la pittura, la determinazione della tecnica impiegata, non sempre potrà avere una risposta scientifica, e pertanto la cautela e l’esperimento per le materie da usare nel restauro non dovranno credersi resi superflui da un riconoscimento generico, fatto su base empirica e non scientifica, della tecnica usata nella pittura in questione.

Circa la pulitura, questa potrà essere seguita principalmente in due modi: e con mezzi meccanici e con mezzi chimici. Da escludere comunque qualsiasi mezzo che tolga la visibilità o la possibilità di intervento e controllo diretto nel dipinto (come nella cassetta Pethen Koppler e simili).

I mezzi meccanici (bisturi) dovranno essere usati sempre con il controllo del pinacoscopio, anche se non sempre sotto la lente del medesimo.

I mezzi chimici (solventi) devono risultare di natura tale da potere essere immediatamente neutralizzati, inoltre volatili e tali cioè da non fissarsi durevolmente negli strati del dipinto. Prima di usarli verranno eseguiti degli esperimenti per assicurarsi che non possano intaccare la vernice originaria del dipinto, ove dalle sezioni stratigrafiche risulti uno strato per lo meno presumibilmente come tale. Prima di procedere alla pulitura, con qualsiasi mezzo venga eseguita, occorre tuttavia controllare minutamente la statica del dipinto, su qualsiasi supporto risulti, e procedere al fissaggio delle parti sollevate o pericolanti. Tale fissaggio potrà essere eseguito, a seconda dei casi, o localmente o con una soluzione distesa uniformemente, la cui penetrazione possa venire assicurata da una sorgente i calore costante e non pericolosa per la conservazione del dipinto. Ma comunque il fissaggio sia eseguito, è regola stretta che venga ritolta qualsiasi traccia di fissativo dalla superficie pittorica. A questo scopo, dopo il fissaggio, dovrà essere esperito un minuto esame al pinacoscopio. Quando si debba procedere ad una velatura generale del dipinto, per operazioni da compiere al supporto, è tassativo che tale velatura sia fatta dopo il consolidamento delle parti o sollevate o pericolanti e con un collante facilissimamente diluibile e diverso da quello impiegato nel fissaggio delle parti sollevate o pericolanti. I Se il supporto ella pittura sia ligneo o attaccato da tarli, termiti ecc., si dovrà sottoporre la Pittura all’azione di gas idonei a uccidere gli insetti senza danneggiare la pittura. Da evitarsi l’imbibizione con liquidi. Qualora lo stato del supporto o quello dell’imprimitura o tutte due insieme – per dipinti mobili – esigano la distruzione o comunque la rimozione del supporto e la sostituzione dell’imprimitura, occorrerà che la vecchia imprimitura venga rimossa per intero a mano col bisturi, inquantoché assottigliarla non sarebbe sufficiente, a meno che solo il supporto sia fatiscente e l’imprimitura risulti in buono stato. La conservazione, ove possibile, delli’imprimitura è sempre consigliabile per mantenere alla superficie pittorica la sua conformazione originaria. Nella sostituzione del supporto ligneo, quando sia indispensabile, è da escludersi la sostituzione con un nuovo supporto composto di massello di legno, ed è consigliabile attuare l’applicazione su un supporto rigido solo quando si sia assolutamente certi che il supporto stesso non avrà un indice di dilatazione diverso da quello del supporto rimosso. Comunque il collante del supporto alla tela del dipinto trasportato dovrà essere facilmente solubile senza danno né della pittura né del collante che lega gli strati pittorici alla tela di tra sporto. Qualora il supporto originario ligneo sia in buono stato ma abbia bisogno di raddrizzature o di rinforzi o di parchettatura, si tenga presente che, ove non sia proprio indispensabile ai fini ella fruizione estetica del dipinto, è sempre meglio non intervenire su un legno vecchio e ormai stabilizzato. se si interviene, occorre farlo con precise regole tecnologiche, che rispettino l’andamento delle fibre del legno. Di questo si dovrà prendere una sezione, individuarne la specie botanica e conoscerne l’indice di dilatazione. Qualsiasi aggiunta dovrà essere compiuta con legno stagionato e a piccoli segmenti, così da renderla la più inerte possibile rispetto al vecchio supporto su cui si inserisce. I La parchettatura, con qualsiasi materiale venga eseguita, deve fondamentalmente assicurare i movimenti naturali del legno su cui viene infissa. Nel caso dei dipinti su tela, l’eventualità di un trasporto deve essere attuata con la graduale e controllata distruzione della tela fatiscente, mentre per la imprimitura eventuale (o preparazione) dovranno seguirsi gli stessi criteri che per le tavole. Qualora si tratti di pitture senza preparazione, in cui un colore molto liquido fu dato direttamente sul supporto come nei bozzetti di Rubens), il trasporto non sarà possibile. L’operazione di rintelatura, comunque venga eseguita, deve evitare compressioni eccessive e temperature troppo alte per la pellicola pittorica. Da escludersi sempre e nel modo più tassativo operazioni di applicazioni di un dipinto su tela ad un supporto rigido (maruflage). I telai dovranno essere concepiti in modo da assicurare non solo la tensione giusta, ma possibilmente da ristabilirla automaticamente, quando, per cause i variazioni termoigrometriche, la tensione venisse a cedere.

PREVIDENZE DA TENERE PRESENTI NELL’ESECUZIONE DI RESTAURI A PITTURE MURALI

Per le pitture mobili la determinazione della tecnica può dare luogo talvolta a una ricerca insoluta e, allo stato attuale, insolubile, anche per le generiche categorie di pittura a tempera, a olio, a encausto, a acquerello o a pastello; per le pitture murali, eseguite comunque su manufatto o direttamente su marmo, pietra ecc., la definizione del medium usato non sarà talora meno problematica (come per le pitture murali di epoca classica), ma d’altro canto ancora più indispensabile per procedere a qualsiasi operazione di pulitura, di fissaggio, di strappo o di distacco. Soprattutto dovendosi procedere allo strappo o al distacco, prima dell’applicazione dei veli protettivi a mezzo di un collante solubile è necessario accertarsi che il diluente non scioglierà o intaccherà il medium della pittura da restaurare. Inoltre, se si tratterà di una tempera, e generalmente per le parti a tempera degli affreschi, dove certi colori non potevano essere dati a buon fresco, sarà indispensabile un fissaggio preventivo.

Talora, quando i colori della pittura murale si presentino allo stato più o meno avanzato di pulverulenza, occorrerà anche una cura speciale per la spolveratura, in modo da asportare la minor parte possibile del colore pulverulento originario. Circa la fissatura del colore, bisogna orientarsi verso un fissativo che non sia di natura organica, forzi il meno possibile i toni originari, non divenga irreversibile col tempo.

La polvere andrà esaminata per vedere se contenga formazioni fungine e quali cause si possano attribuire alle formazioni delle stesse. Qualora si possano accertare le cause di queste ultime e si trovi un fungicida adatto, occorrerà assicurarsi che non danneggi la pittura e possa essere facilmente rimosso.

Quando si debba necessariamente orientarsi sulla rimozione del dipinto dal supporto, fra i metodi da scegliere, con equivalenti probabilità di riuscita, dovrà scegliersi lo strappo, per la possibilità che offre di recuperare la sinopia preparatoria, in caso di affreschi, ed anche perché libera la pellicola pittorica dai residui di un intonaco fatiscente o ammalato.

Circa il supporto su cui ricollocare la pellicola pittorica, occorre che offra le massime garanzie di stabilità, inerzia e neutralità (assenza di pH); occorrerà altresì che possa essere costruito nelle dimensioni stesse del dipinto, senza suture intermedie, che risalterebbero inevitabilmente, col passare del tempo, sulla superficie pittorica. Il collante con cui si fisserà la tela aderente alla pellicola pittorica sul nuovo supporto dovrà potersi sciogliere con tutta facilità con un solvente che non danneggi la pittura.

Qualora si preferisca mantenere il dipinto trasportato su tela, naturalmente rinforzata, il telaio dovrà essere studiato in modo, e con materie tali, da avere la massima stabilità, elasticità ed automaticità nel ristabilire la tensione che per qualsiasi ragione, climatica o meno, venisse a variare.
Qualora invece che di pitture si tratti di staccare dei mosaici, occorrerà assicurarsi che le tessere, ove non costituiscano una superficie completamente piana, siano fissate e possano essere riapplicate con la collocazione originaria. Prima dell’applicazione dei veli e dell’armatura di sostegno, ci si dovrà assicurare dello stato di conservazione delle tessere ed eventualmente consolidarle. Particolare cura dovrà essere posta nel conservare le caratteristiche tettoniche della superficie.

PREVIDENZE DA TENERE PRESENTI NELL’ESECUZIONE DI RESTAURI AD OPERE DI SCULTURA

Dopo accertata la materia ed eventualmente la tecnica con cui le sculture sono state eseguite (se in marmo, pietra, stucco, cartapesta, terracotta, terracotta invetriata, terra non cotta, terra non cotta e dipinta, ecc.), ove non risultino parti dipinte e sia necessaria una pulitura, è da escludersi l’esecuzione di lavaggi tali che, anche se lascino intatta la materia, ne intacchino la patina.

Perciò, nel caso di sculture di scavo o trovate in acqua (mare, fiumi ecc.) se vi saranno incrostazioni, queste dovranno essere rimosse preferibilmente con mezzi meccanici, o, se con solventi solventi, che questi siano tali da non intaccare la materia della scultura e tanto meno fissarvisi.

Qualora si tratti di sculture in legno, e questo sia in stato fatiscente, l’uso di fissativi dovrà essere subordinato alla conservazione dell’aspetto originario della materia lignea. Se il legno sia infestato da tarli, termiti ecc., occorrerà sottoporlo all’azione di gas idonei, ma quanto più possibile si deve evitare l’imbibizione con liquidi che, anche in assenza di parti dipinte, potrebbero alterare l’aspetto del legno.

Nel caso di sculture ridotte in frammenti, l’uso di eventuali perni, sostegni ecc., dovrà essere subordinato alla scelta di metallo non ossidabile. Per gli oggetti in bronzo si raccomanda una particolare cura per la conservazione della patina nobile (atacamite, malachite ecc.), sempre che al di sotto di essa non esistano gradi di corrosione in atto.

AVVERTENZE GENERALI PER LA RICOLLOCAZIONE DI OPERE D’ARTE RESTAURATE

Come linea di condotta assoluta non si dovrà mai rimettere un opera d’arte restaurata nel luogo originario, se il restauro fu occasionato dallo stato termoigrometrico del luogo in generale o ella parete in particolare, e se il luogo o la parete non avranno subìto interventi tali (risanamento, climatizzazione ecc.) che garantiscano la conservazione e la salvaguardia dell’opera d’arte.
Allegato d
Istruzioni per la tutela dei “Centri Storici”

Ai fini dell’individuazione dei Centri Storici, vanno presi in considerazione non solo i vecchi “centri” urbani tradizionalmente intesi, ma -più in generale- tutti gli insediamenti umani le cui strutture, unitarie o frammentarie, anche se parzialmente trasformate nel tempo, siano state costituite nel passato o, tra quelle successive, quelle eventuali aventi particolare valore di testimonianza storica o spiccate qualità urbanistiche o architettoniche. Il carattere storico va riferito all’interesse che detti insediamenti presentano quali testimonianze di civiltà del passato e quali documenti di cultura urbana, anche indipendentemente dall’intrinseco pregio artistico o formale o dal loro particolare aspetto ambientale, che ne possono arricchire o esaltare ulteriormente il valore, in quanto non solo l’architettura, ma anche la struttura urbanistica possiede, di per se stessa, significato e valore. Gli interventi di restauro nei Centri Storici hanno il fine di garantire -con mezzi e strumenti ordinari e straordinari- il permanere nel tempo dei valori che caratterizzano questi complessi. Il restauro non va, pertanto, limitato ad operazioni intese a conservare solo i caratteri formali di singole architetture o di singoli ambienti, ma esteso alla sostanziale conservazione delle caratteristiche ‘insieme dell’intero organismo urbanistico e di tutti gli elementi che concorrono a definire dette caratteristiche. Perché l’organismo urbanistico in parola possa essere adeguatamente salvaguardato, anche nella sua continuità nel tempo e nello svolgimento in esso di una vita civile e moderna, occorre anzitutto che i Centri Storici siano riorganizzati nel loro più ampio contesto urbano e territoriale e nei loro rapporti e connessioni con sviluppi futuri: ciò anche al fine di coordinare le azioni urbanistiche in modo da ottenere la salvaguardia e il recupero del centro storico a partire dall’esterno della città, attraverso una programmazione adeguata degli interventi territoriali. Si potrà configurare così, attraverso tali interventi (da attuarsi mediante gli strumenti urbanistici), un nuovo organismo urbano, nel quale siano sottratte al centro storico le funzioni che non sono congeniali ad un suo recupero in termini di risanamento conservativo.

Il coordinamento va considerato anche in rapporto all’esigenza di salvaguardia del più generale contesto ambientale territoriale, soprattutto quando questo abbia assunto valori di particolare significato strettamente connessi alle strutture storiche così come sono pervenute a noi (come, ad esempio, la corona collinare intorno a Firenze, la laguna veneta, le centuriazioni romane della Val Padana, la zona dei trulli pugliese ecc.). Per quanto riguarda i singoli elementi attraverso i quali si attua la salvaguardia dell’organismo nel suo insieme, sono da prendere in considerazione tanto gli elementi edilizi, quanto altri elementi costituenti gli spazi esterni (strade, piazze ecc.) ed interni (cortili, giardini, spazi liberi ecc.), ed altre strutture significanti (mura, porte, rocce ecc.), nonché eventuali elementi naturali che accompagnano l’insieme caratterizzandolo più o meno accentuatamente (contorni naturali, corsi d’acqua, singolarità geomorfologiche ecc.). Gli elementi edilizi che ne fanno parte vanno conservati non solo nei loro aspetti formali, che ne qualificano l’espressione architettonica o ambientale, ma altresì nei loro caratteri tipologici in quanto espressione di funzioni che hanno caratterizzato nel tempo l’uso degli elementi stesi.

Ogni intervento di restauro va preceduto, ai fini dell’accertamento di tutti i valori urbanistici, architettonici, ambientali, tipologici, costruttivi, ecc., da un’attenta operazione di lettura storico critica: i risultati della quale non sono volti tanto a determinare una differenziazione operativa; poiché su tutto il complesso definito come centro storico si dovrà operare con criteri omogenei;quanto piuttosto alla individuazione dei diversi vari gradi di intervento, a livello urbanistico e a livello edilizio, qualificandone il necessario “risanamento conservativo”.

A questo proposito occorre precisare che per risanamento conservativo devesi intendere, anzitutto, il mantenimento delle strutture viario;edilizie in generale (mantenimento del tracciato, conservazione della maglia viaria, del perimetro degli isolati ecc.); e inoltre il mantenimento dei caratteri generali dell’ambiente che comportino la conservazione integrale delle emergenze monumentali ed ambientali più significative e l’adattamento degli altri elementi o singoli organismi edilizi alle esigenze di vita moderna,considerando solo eccezionali le sostituzioni, anche parziali, degli elementi stessi e solo nella misura in cui ciò sia compatibile con la conservazione del carattere generale delle strutture del centro storico. I principali tipi di intervento a livello urbanistico sono:

a) Ristrutturazione urbanistica. È intesa a verificarne, ed eventualmente a correggerne laddove carenti, i rapporti con la struttura territoriale o urbana con cui esso forma unità. Di particolare importanza è la analisi del ruolo territoriale e funzionale che il centro storico svolge nel tempo ed al presente. Attenzione speciale in questo senso va posta all’analisi ed alla ristrutturazione (lei rapporti esistenti fra centro storico e sviluppi urbanistici ed edilizi contemporanei, soprattutto dal punto di vista funzionale, con particolare riguardo alla compatibilità di funzioni direzionali. L’intervento di ristrutturazione urbanistica dovrà attendere a liberare i Centri storici da quelle destinazioni funzionali, tecnologiche o, in generale, d’uso, che provocano un effetto caotico e degradante degli stessi.

b) Riassetto viario. Va riferito all’analisi ed alla revisione dei collegamenti viari e dei flussi di traffici che ne investono la struttura, col fine prevalente di ridurne gli spetti patologici e ricondurre l’uso del centro storico a funzioni compatibili con le strutture di un tempo. Da considerare la possibilità di immissione delle attrezzature e di quei servizi pubblici strettamente connessi alle esigenze di vita del centro.

c) Revisione dell’arredo urbano. Esso concerne le vie, le piazze e tutti gli spazi liberi esistenti (cortili, spazi interni, giardini ecc.), ai fini di una omogenea connessione tra edifici e spazi esterni. I principali tipi di intervento a livello edilizio sono:

1) Risanamento statico ed igienico degli edifici, tendente al mantenimento della loro struttura e ad un uso equilibrato della stessa; tale intervento va attuato secondo le tecniche, le modalità e le avvertenze di cui alle istruzioni per la condotta dei restauri architettonici. In questo tipo di intervento è di particolare importanza il rispetto delle qualità tipologiche, costruttive e funzionali dell’organismo, evitando quelle trasformazioni che ne alterino i caratteri.

2) Rinnovamento funzionale degli organismi interni, (la permettere soltanto là dove si presenti indispensabile ai fini del mantenimento in uso dell’edificio. In questo tipo di intervento è di importanza fondamentale il rispetto delle qualità tipologiche e costruttive degli edifici, proibendo tutti quegli interventi che ne alterino i caratteri, così come gli svuotamenti della struttura edilizia o l’introduzione di funzioni che deformano eccessivamente l’equilibrio tipologico e costruttivo dell’organismo. Strumenti operativi dei tipi di intervento sopra elencati sono essenzialmente: – piani regolatori generali, ristrutturanti i rapporti tra centro storico e territoriale e tra centro storico e città nel suo insieme; – piani particolareggiati relativi alla ristrutturazione del centro storico nei suoi elementi più significativi; – piani esecutivi di comparto, estesi ad un isolato o ad un insieme di elementi organicamente raggruppabili.

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