• Doratura Restauro Disegno Pittura Tecniche

    La doratura è un mestire antichissimo che fa parte delle arti della decorazione, a cui ho voluto dedicare questo spazio web: Tratterò le tecniche utilizzate e i materiali che occorrono alla buona riuscita della doratura a foglia e a spolvero, con una descrizione dettagliata, suddivisa e sempre aggiornata sulla doratura del legno, la doratura e l'uso degli stucchi e il loro impiego. Qualche accenno al disegno e alla decorazione, al restauro e alle arti pittoriche visive. ATTENZIONE: NEL RISPETTO DELLE OPERE PROPRIE D'INGEGNO E DEL DIRITTO D'AUTORE VIGENTE © 2008 tutti i diritti sono riservati. PERSEGUIBILE AI SENSI DI LEGGE DEL 22 APRILE 1941 N 633 PER CONTATTO E INFORMAZIONI: Email katiusart@yahoo.it _____________________________________________________ Hanno detto di me: Artista completo, polimaterico, poliedrico, si esprime con contenuti originali ispirazioni che spaziano dal verismo all'astrattismo. Nelle sue opere si nota semplicità e ingenuità di una personalità giocosa a volte aggressiva, ciò che sorprende è la duttilità dalle forme misteriose a rivelare profonde verità intellettuali e attuali. Utilizza tecniche completamente perdute come il pennino intinto nell'inchiostro di china usato con grande pazienza e maestria, la matita e il carboncino, fino all'uso del digitale. Nei suoi periodi di transizione dopo lunghe attese di anni la sua ispirazione riprende e trasforma, lo stile cambia. In sintesi di questo artista si può dire che non è assolutamente ripetitivo e noioso. Jodie Hetherman.
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  • Indice dei termini del Restauro

    ABRASIVI Gli abrasivi sono usati per rimuovere la ruggine, gli ossidi, le macchie di corrosione e le alterazioni sulle superfici metalliche, e per pulire e preparare la superficie del legno prima della finitura. Poiché sono disponibili in una gran varietà di tipi, ci si dovrebbe sempre assicurare di usare il grado di abrasivo corrispondente al lavoro da fare. Gli abrasivi adatti per lavori in metallo includono: corindone, gesso in polvere, lana d'acciaio, panni abrasivi, rossetto, polvere tripoli, pomice in polvere, smeriglio. Quelli per il legno includono: carta vetrata del grado più sottile, lana d'acciaio, carta vetrata più ruvida. Gli abrasivi usati per levigare il vetro sono l'ossido di zinconio e il mastice in polvere. _____________________________________ ACETATO DI AMMILE L'acetato di amile è un liquido incolore che dissolve completamente la celluloide, ed è,quindi, un solvente ideale per pitture e vernici alla cellulosa, che sono spesso difficili da levare. Può inoltre essere utilizzato per togliere le macchie dai tessuti. È altamente infiammabile, e a causa della facilità di evaporazione non va usato in uno spazio ristretto. _____________________________________ ACETATO DI AMMONIO Disponibile sia in cristalli, sia in una soluzione incolore in acqua al 50%, l'acetato d'ammonio è una preparazione innocua, non tossica, con un leggero odore di ammoniaca. Si può acquistare in piccole quantità da qualunque fornitore di articoli per laboratori chimici. _____________________________________ ACETATO DI POLIVINILE (PVA) È una resina sintetica, che sciolta in alcool etilico (20 gr di PVA in 100 ml di alcool) forma una vernice usata per riverniciare dipinti. Un buon adesivo per ceramica e legno è fatto con l'emulsione di acetato di polivinile. _____________________________________ ACETO Si può acquistare come aceto bianco o distillato. Contenendo acido acetico, può essere usato come smacchiatore al posto dell'acido acetico. _____________________________________ ACETONE E' un liquido incolore, volatile, derivato dal petrolio; è un potente solvente per pittura,lacca, pece, adesivi alla cellulosa, cere e vernici, ed è particolarmente utile per rimuovere quelle vernici e pitture che resistono ad altri solventi. Si deve applicare con attenzione, perché agisce molto rapidamente;la sua azione può essere rallentata diluendolo con un sostituto della trementina o fermata con paraffina. Poiché è altamente infiammabile, va maneggiato con prudenza e non deve mai essere usato vicino a una fiamma libera. Bisogna inoltre evitare di respirarne i vapori,che possono essere pericolosi. _____________________________________ ACIDI Gli acidi formano una classe di sostanze che sono composte di idrogeno combinato con altri elementi chimici. Sono neutralizzati dagli alcali. Mentre le loro proprietà corrosive rendono gli acidi insuperabili per la pulizia degli oggetti, particolarmente per quelli di metallo, essi sono potenzialmente molto pericolosi. Gli acidi usati per la pulizia e il restauro devono essere tenuti in bottiglie di vetro chiaramente etichettate con tappi di vetro smerigliato, in un posto lontano da altre sostanze, e, ovviamente, fuori della portata dei bambini. Gli acidi non vanno mai trasferiti in contenitori di recupero, come per esempio bottiglie di bevande, con le quali potrebbero essere scambiati, ne in contenitori di plastica, poiché potrebbero corroderli, causando infiltrazioni e versamenti, che potrebbero dar luogo a una accidentale bruciatura. Usando acidi in soluzioni diluite, la regola principale è: aggiungere sempre l'acido all'acqua, e mai l'acqua all'acido! _____________________________________ ACIDO ACETICO E l'acido costituente dell'aceto, ed è in questa forma che può essere usato per rimuovere le macchie. Solvente efficace per sostanze organiche, è usato per ravvivare i colori su tessuti danneggiati da alcali come soda caustica. Si usa in soluzione al 10% per pulire oggetti di piombo e per rimuovere macchie dalle stampe. Dovrebbe essere tenuto lontano dal rame, col quale reagisce,e dalla pelle, sulla quale, facilmente, provoca bruciature. Può essere acquistato in farmacia come acido acetico, oppure in forma diluita, come distillato o aceto bianco, in qualunque supermercato. _____________________________________ ACIDO CITRICO È un acido debole, ed è quello che conferisce asprezza al limone e al cedro. Può essere usato come soluzione al 10% in acqua per sbiancare le macchie sulla carta, e in soluzione al 5% per togliere la corrosione verde dall'argento. Una soluzione di una parte di acido citrico con due parti di una soluzione concentrata di borace in dieci parti di acqua distillata, è un efficace sbiancante per le macchie d'inchiostro. In caso di emergenza, l'acido citrico può essere usato per trattare le bruciature da alcali. _____________________________________ ACIDO CLORIDRICO È un acido forte e pericoloso. Può sciogliere l'oro e il platino, se se ne mescolano tre parti con una di acido nitrico (forma l'acqua regia, che è usata per analizzare l'oro fra i 9 e i 18 carati). Si deve fare molta attenzione aprendo una bottiglia di acido cloridrico, perché i vapori che immediatamente fuoriescono, possono danneggiare gli occhi. _____________________________________ ACIDO NITRICO L'acido nitrico è un acido forte, incolore, conosciuto anche come acquaforte. Si usa in soluzione al 5% per pulire dorature e oggetti dorati, monete e medaglie, macchie di vino sulle caraffe, e macchie d'inchiostro sul legno. È usato anche per verificare i metalli (vedere oro, platino e argento) ed è uno dei costituenti dell'acqua regia. L'acido nitrico deve essere usato con molta attenzione poiché può causare pericolose bruciature. Se viene a contatto con la pelle, si deve sciacquare immediatamente con acqua corrente. _____________________________________ ACIDO OSSALICO L'acido ossalico è un acido debole ma velenoso, che si vende in forma di cristalli bianchi. Viene usato principalmente come smacchiatore, e toglie dai tessuti le macchie d'inchiostro e di ruggine, dal legno e dalla carta le chiazze nere e le macchie d'inchiostro. Deve essere poi rimosso perfettamente; se non è completamente eliminato dal legno, produce macchie lucide. Una debole soluzione leva dal rame piccole parti di corrosione. Come tutti gli acidi, può causare ulcerazioni e macchie, quindi usandolo si devono proteggere le mani, gli abiti e i mobili. _____________________________________ ACIDO SOLFORICO L'acido solforico è un liquido oleoso, incolore e molto, pericoloso, conosciuto anche come vetriolo. Può causare serie bruciature, perciò deve essere maneggiato con la massima attenzione, e ogni schizzo va immediatamente lavato con acqua corrente. Inoltre è importante ricordare, quando lo si diluisce con acqua, di aggiungere l'acido all'acqua,e mai l'acqua all'acido. _____________________________________ ACIDO STEARICO Solubile in alcool, etere, cloroformio, tetracloruro di carbonio, è utilizzato per la preparazione di colori e per la pulizia dei metalli. _____________________________________ ACQUA (di rete) Composta da idrogeno ed ossigeno (H2O) trova mille applicazioni nel restauro (pulizia, diluente, amalgamante,ecc). _____________________________________ ACQUA DI CALCE L'acqua che in un contenitore rimane in superficie a seguito della sedimentazione della calce. E' particolarmente ricca di carbonato di calcio (CaCO3). _____________________________________ ACQUA DISTILLATA L'acqua distillata è libera dalle impurità presenti nella normale acqua di rubinetto, che spesso contiene quantità varianti di solfato di calcio, bicarbonato di calcio, magnesio e doro, i quali rendono l'acqua dura, riducendo l'efficacia del sapone e corrodendo gli oggetti in metallo. Si deve sempre usare acqua distillata quando si lavano oggetti fragili o di valore; è particolarmente importante usarla nel risciacquo finale. È consigliabile acquistarla in farmacia o in negozi di prodotti chimici, e non presso un negozio di accessori per auto. _____________________________________ ACQUAFORTE Vedi la voce Acido nitrico. _____________________________________ ACQUA OSSIGENATA L'acqua ossigenata, o perossido d'idrogeno,è un liquido trasparente e incolore, usato come sbiancante. È disponibile in farmacia in varie concentrazioni espresse in volumi (12, 24, 36, 130). I volumi si riferiscono alla quantità di ossigeno prodotta da un volume di soluzione, e la concentrazione più comunemente usata è quella a 12 volumi. È venduta in bottiglie di vetro scuro, e deve essere conservata in un posto fresco e buio. L'acqua ad alto volume (130) va utilizzata con tutte le precauzioni che di solito si mettono in atto per gli acidi, in quanto se va a contatto con la pelle può provocare ustioni. _____________________________________ ACQUA DI RAGIA( acquaraggia) Derivata dalla distillazione del petrolio si usa solitamente per "pulire i pennelli". Ha difficoltà a solubilizzare le resine, mentre agisce facilmente su grassi, bitumi, cere e paraffine. E' buona norma pulire sempre i pennelli dopo averli usati per non essere costretti ad acquistarne di nuovi in continuazione. _____________________________________ ACQUA REGIA È una miscela di tre parti di acido cloridrico e una parte di acido nitrico ed è usata nella verifica dei carati dell'oro. Nessun acido minerale comune scioglie l'oro, a eccezione dell'acqua regia. Poiché gli ingredienti che la compongono sono due dei più pericolosi acidi, dev'essere maneggiata con estrema cautela. _____________________________________ ACQUATINTA L'acquatinta (da: acqua tinta), è un procedimento di incisione simile all'acquaforte apparso nel XVIII secolo. Il disegno viene inciso su una lastra metallica che è poi parzialmente ricoperta di polvere di resina. La lastra viene immersa nell'acido, che attacca le zone non protette dalla resina. Il risultato è simile a un lavis all'inchiostro di China o al nero di seppia. La più adatta alla stampa colorata, ma di tecnica assai complessa; per lo più usata come ausiliare dell'acquaforte. La si ottiene in due modi: applicando direttamente col pennello, sul metallo nudo, l'acido, delimitandone il campo d'azione con vernici resistenti alla morsura, oppure per mezzo di speciali preparazioni dette grane. Queste consistono nel cospargere la lastra di granellini di varia materia (dal bitume alla sabbia), in modo che l'acido intacchi soltanto gli interstizi tra di essi. Fatta una prima morsura, si ricoprono di vernice resistente le parti del disegno già sufficientemente corrose, si toglie dalle altre la prima grana, e la si sostituisce con una più fine, in modo che la successiva morsura intacchi più numerosi interstizi. Si possono sovrapporre in questo modo più grane ottenendo una ricca gamma di corrosioni che nella stampa si muterà in gradazione di chiari e di scuri, rendendo l'incisione efficacissima nella resa di più delicati trapassi luminosi, simile nell'aspetto all'acquerello. _____________________________________ ACQUERELLO Tecnica pittorica il cui legante è la gomma arabica. I pigmenti colorati macinati alla gomma sono sciolti nell'acqua e applicati a velatura. Il carattere peculiare di questa pittura è la trasparenza. Questa tecnica richiede prontezza e sicurezza di esecuzione per il rapido essiccamento delle tinte. Il supporto è generalmente la carta o anche la seta, specie in Estremo Oriente. Mentre per la decorazione dei manoscritti la pittura ad acquerello era già adoperata fin dalla antichità , l'acquerello propriamente detto, che si vale di tinte acquose e, per il bianco, del bianco stesso della carta, entra nell'uso corrente nel sec. XVIII in Inghilterra e si diffonde nel sec. XIX. Fama grandissima l'acquerello raggiunse con Turner che ne perfezionò la tecnica sostituendo ai colori minerali quelli vegetali, e con Bonington, che lo usò oltre che nei paesaggi e nelle vedute anche nelle scene storiche in genere. Opere squisite su seta e su carta, sono dovute agli orientali che ritrassero poetici paesaggi, animali e fiori. In Cina l'acquerello fiorì incessantemente dal sec. III al XV e in Giappone, dove fu importato dalla Cina insieme alla religione buddista nel sec. VI, godette di una continua fortuna fino alle soglie del sec. XIX: nomi famosi di acquerellisti sono quelli del cinese Wang Wei (sec. VIII) e del giapponese Hokusai (1760 1849). _____________________________________ ACRILICO Di rapida essiccazione e di resa brillante, i colori acrilici sono sostanzialmente delle tempere magre, solubili in acqua, che invece dei leganti organici (come la tempera all'uovo) della grande tradizione, contengono leganti sintetici (a base, appunto, acrilica). Negli ultimi tempi, è diventato uno dei tipi di colore più usati per pittura da cavalletto, anche in sostituzione dell'olio, con i vantaggi rispetto a quest'ultimo, di asciugare prima e nel caso di una pittura per stesura, di accorciare moltissimo i tempi di lavoro, anche se trattandosi di un colore più magro, è più delicato (si riga facilmente) e ha gamme di colore generalmente più fredde e meno ricche dell'olio. _____________________________________ ADESIVI Gli adesivi moderni sono così forti ed efficaci che tendono a sostituire i più vecchi metodi di riparazione, come l'inserzione di tasselli di rinforzo e la chiodatura. La maggior parte di questi adesivi può incollare una grande varietà di materiali, ma alcuni sono più indicati di altri per particolari lavori. Qualunque materiale si stia riparando, o qualunque tipo di adesivo si usi, si devono applicare alcune regole di base. Bisogna innanzitutto leggere il foglio di istruzioni per sapere in quanto tempo perde il suo potere di adesione se esposto all'aria. In generale le temperature intorno ai 20 °C forniscono le migliori condizioni per una robusta tenuta, sebbene alcuni adesivi, come l'urea formaldeide, non vengano influenzati dalla temperatura. Le superfici da unire devono sempre essere pulite; si deve quindi raschiare ogni traccia di colla o pittura, levare lo sporco, e rimuovere ogni granello di polvere. Gli adesivi e le colle si devono applicare il più uniformemente possibile sulle superfici a contatto. La colla da falegnami (l'unica ammessa per il restauro ligneo) dev'essere applicata a caldo, mentre tutte le altre colle e adesivi si possono applicare a freddo. Per una migliore adesione, le superfici lisce devono essere rese ruvide prima dell'applicazione. L'adesivo in eccesso si deve togliere subito, perché, una volta indurito, è molto più difficile eliminarlo, Gli adesivi non sono intercambiabili, e quindi ci si deve accertare di usare sempre lo stesso tipo su entrambe le superfici. _____________________________________ ADESIVI A CONTATTO Questi adesivi sono adatti per congiungere rapidamente delle superfici piane; uno svantaggio è che la linea di colla è piuttosto spessa, ma, in caso di superfici piane, la giunzione è molto resistente. Per l'applicazione, si rivestono entrambe le superfici, si aspetta che diventino appiccicose, quindi si premono fortemente insieme. (A questa categoria appartengono adesivi tipo Bostik.) _____________________________________ ADESIVI ALLA CELLULOSA Sono quegli adesivi che asciugano rapidamente e sono moderatamente impermeabili e resistenti al calore. _____________________________________ ADESIVI AL LATTICE NATURALE Sono particolarmente utili per incollare tessuti, perché non lasciano alcun segno sui materiali sui quali vengono usati. Non sono assolutamente adatti come adesivi per il legno. _____________________________________ ADESIVI ALL'UREA FORMALDEIDE Questi adesivi sono i più utili nel trattamento delle giunture del legno che cedono, special modo quando vi è un vuoto da riempire. Resistono all'umidità meglio degli adesivi naturali, della caseina, e delle colle poliviniliche. L'indurimento inizia immediatamente ed è necessario fissare l'oggetto con morsetto. _____________________________________ ADESIVI EPOSSIDICI Gli adesivi a base di resina epossidica (tipo Araldite) si possono usare per giunzioni su metalli, vetro e ceramiche. Non devono essere usati su terracotta, terraglia o ceramica, perché penetrano con facilità in questi materiali porosi, e possono causare scoloramento sotto la vernice trasparente. La porcellana moderna tende a essere piuttosto porosa, e se si usa una resina epossidica si deve attendere finché è diventata appiccicosa, cioè circa un'ora dopo che è stata mescolata. Le resine epossidiche conferiscono un'eccezionale robustezza e sono altamente resistenti al calore e all'acqua. È necessario sostenere o fissare con morsetto la giunzione finché l'adesivo sia essiccato, cosa che normalmente avviene in circa dodici ore; sviluppa la massima forza entro una settimana. Il processo può essere accelerato esponendo l'adesivo a un moderato calore. Le resine epossidiche sono anche utili mastici. Si vendono in confezioni di due tubetti, quello contenente la resina e quello contenente l'indurente, e una volta mescolati devono essere usati entro un'ora. La miscela, però, può essere conservata per diversi giorni nel reparto congelatore del frigorifero. _____________________________________ ADESIVO TIXOTROPICO Adesivo bicomponente adatto per l'incollaggio strutturale di calcestruzzo, pietra, marmo, vetro e metalli. _____________________________________ ADESIVO VINILICO (Vinavil) Un ottimo adesivo per incollare il legno e particolarmente adatto nella riparazione delle ceramiche porose. Ha un forte potere adesivo, ma non è resistente all'acqua. Asciugando, diventa incolore. _____________________________________ AFFILATURA Rigenerazione del tagliente di una lama mediante la pietra a olio. _____________________________________ AGENTI CANDEGGIANTI Il candeggio è l'imbianchimento mediante trattamento con un processo chimico. Per imbiancare il legno si possono usare anche gli ordinari candeggianti domestici. Comunque, per operazioni più delicate, come il trattamento di carta e stampe, vengono usati altri e più raffinati sbiancanti. (Vedi le voci Acido citrico. Acqua ossigenata. Biossido di doro. Ipoclorito di sodio.) Qualunque sbiancante si usi, va impiegato con moderazione, poiché un uso eccessivo può indebolire un oggetto in modo irreversibile. Come per gli acidi e gli alcali, si deve fare molta attenzione nell'immagazzinamento degli agenti sbiancanti, assicurandosi che siano chiaramente etichettati e sicuramente fuori della portata dei bambini. Gli sbiancanti dovrebbero essere conservati nei contenitori nei quali sono stati acquistati, e mai trasferiti in contenitori di recupero, perché potrebbero essere scambiati per sostanze innocue. _____________________________________ ALCALI Il termine alcali è applicato all'idrossido solubile di un gruppo di metalli comprendente sodio e potassio. Gli alcali neutralizzano gli acidi formando con essi dei sali. Sono altamente solubili in acqua. Alcuni alcali, in particolare la soda caustica, sono molto corrosivi e nocivi; trattandoli si deve avere molta prudenza. _____________________________________ ALCALINITA' Eccesso di ioni ossidrili negativi in una soluzione acquosa. _____________________________________ ALCOOL ETILICO Prodotto facilmente reperibile in commercio da usare come solvente (minimo a 95 volumi) per la gommalacca oppure da miscelare con due parti di essenza di trementina per ottenere un composto valido per la pulizia leggera di un mobile senza ricorrere a metodi più forti come l'ammoniaca o gli sverniciatori Vi sono vari tipi di alcool: l'alcool etilico (o etanolo), usato per alimentazione (95°),è il più puro e costoso; l'alcool metilico (o metanolo), reperibile nei negozi di prodotti chimici, come l'alcool isopropilico, che è un sostituto a buon mercato dell'alcool L'alcool è un efficace solvente per oli e grassi, per vernici e pitture, adesivi resinosi e gomma lacca; è utile anche come rapido agente essiccante; assorbe acqua ed evapora rapidamente. Si usa per asciugare oggetti fragili, o per pennelli lavati di recente. _____________________________________ ALCOOL BUTILICO Liquido limpido, incolore, buon solvente per grassi, oli, gomme, resine, cere, ecc. _____________________________________ ALCOOL DENATURATO L'alcool denaturato è composto principalmente di alcool etilico, e contiene additivi e coloranti che lo rendono non commestibile. È un solvente utile per rimuovere la vernice a spirito e le macchie di cera, ed è usato per pulire osso, avorio, porcellana, gioielleria, terraglia, specchi ecc. L'alcool denaturato è infiammabile e quindi deve essere maneggiato e conservato con cura. _____________________________________ ALCOOL DENATURATO BIANCO È un tipo di alcool denaturato, non commestibile, ma senza il colorante rosso. È facilmente reperibile in farmacia. _____________________________________ ALCOOL ISOBUTILICO Liquido limpido, incolore utilizzato come solvente per esteri della cellulosa, etilcellulosa, ecc. _____________________________________ ALCOOL ISOPROPILICO Liquido limpido, incolore, con tenue odore caratteristico. Miscelabile con acqua e molti liquidi organici. Solvente per pitture, oli naturali, tinture, ecc. _____________________________________ ALCOOL POLIVINILICO Sostanza ad alto peso molecolare, solubile in acqua. Ha grandi proprietà emulsionanti. _____________________________________ ALLUME DI ROCCA Usato come collante della carta ed additivo negli intonaci. _____________________________________ ALLUMINIO IN POLVERE Per la sua finezza e leggerezza viene utilizzato come additivo nelle malte per riempimenti delle lacune. _____________________________________ AMMONIACA L'ammoniaca è un gas formato da idrogeno e azoto, molto solubile in acqua. È usata infatti solitamente per scopi domestici in soluzione in acqua al 10%, e si trova in vendita già cosi diluita. L'ammoniaca è un alcali debole, utile per togliere grasso e sporco, particolarmente dal vetro e dalla porcellana, macchie di sangue, e alcuni tipi di ossidazione sull'argento. Non deve essere usata sul bronzo, tuttavia, per ché intacca il metallo. Rimuove anche licheni e muschi dai lavori in pietra, e una debole soluzione asporta la vernice a spirito dalle stampe. Agisce come sverniciatore, ed è ottima per lavare le vecchie pitture a base di latte trovate spesso sui pezzi d'antiquariato. L'ammoniaca è molto irritante, ed emette vapori forti e sgradevoli; quando la si usa,si devono calzare guanti di gomma e lavorare in una stanza ben ventilata. La bottiglia d'ammoniaca dev'essere tenuta in un posto fresco e mai lasciata alla luce del sole. _____________________________________ AMIDO DI RISO Viene utilizzato come collante della carta, nella foderatura dei dipinti su tela e come addensante. _____________________________________ AMIL ACETATO Liquido da chiaro a incolore con odore di banana. Ottimo solvente. _____________________________________ AMMANTATURA(dal Forum: Risposta di Pino) Il procedimento consiste nella stesura sulla superficie lignea di strati sottilissimi di un misto di gesso di Bologna e colla di coniglio, sino a formare una superficie compatta di alcuni millimetri di spessore sulla quale si può successivamente colorare a tempera oppure, previa applicazione di bolo armeno dorare a foglia. Nel caso di laccature dopo la stesura della tempera si procede con l'applicazione di una vernice a base di sandracca diluita in alcool etilico a 99°, filtrata ed addizionata a trementina veneta (non essenza di trementina) per evitare successivi sfarinamenti della sandracca nel tempo. Non si usa se non per ottenere effetti coloristici particolari, la gommalacca poiché altera il tono della tempera. L'ammanitura si esegue mediante l'applicazione di un primo strato di colla di coniglio molto diluita, e di successivi strati caldi di gesso di Bologna miscelato a colla di coniglio (operazione da eseguire con delicatezza senza mescolare se non dopo tempo per evitare la formazione di bolle d'aria). Tra uno strato e l'altro si carteggia in modo da eliminare qualsiasi imperfezione ed alla fine con raschietti da gesso si ravvivano spigoli e motivi ornamentali. Nel sito, con riferimento alla doratura, trovi corrette ed esaurienti indicazioni sulla preparazione del gesso e la sua applicazione. E' un lavoro affascinante, sia per la doratura sia per la laccatura che io adoro: laccherei qualsiasi cosa. _____________________________________ AMMONIO BICARBONATO Polvere bianca cristallina ad azione alcalina adatta alla pulitura dei lapidei. _____________________________________ AMMONIO CARBONATO La sua azione alcalina lo rende adatto alla pulitura dei lapidei. _____________________________________ ANILINA E' un colorante , disponibile in diverse sfumature, che si trova in commercio nei negozi di Belle Arti. Esistono Aniline ad acqua o ad alcool. Quelle ad acqua si applicano direttamente sul mobile colorandone le fibre. E' un processo irreversibile. Quelle ad alcool possono essere usate per colorare la gommalacca, pertanto possono essere rimosse in fase di sverniciatura. _____________________________________ ANTITARLO Insetticida specifico a base di Permetrina. Da usare per protezione su un mobile nuovo o per disinfestazione su di uno antico. Va spennellato il liquido su tutte le superfici non lucidate. Sarebbe ideale costruire una camera a gas, magari con dei fogli di nylon, in cui mettervi il mobiletto con un prodotto antitarlo in una vaschetta affinché evaporando possa penetrare ulteriormente nel legno ed attendere almeno 20 giorni. Per far prima basta limitarsi a spennellare il liquido sul manufatto e "siringarlo" nei fori creati dai tarli. _____________________________________ AZZURRO DELLA MAGNA Pigmento stabilissimo. E' utilizzato in ogni sistema pittorico. _____________________________________ AZZURRO CERULEO Pigmento stabile e permanente. E' utilizzato in ogni sistema pittorico. _____________________________________ BENZINA La benzina è distillata dal petrolio ed è un solvente per grasso, bitume, resina. Dev'essere usata con cautela, poiché facilmente esplode, e assolutamente mai presso una fiamma libera. Persino le scintille di un interruttore elettrico sono sufficienti per farla esplodere, qualora vi siano esalazioni. Può essere usata per togliere macchie di grasso dalla carta, dal marmo e dall'alabastro. _____________________________________ BENZINA AVIO La benzina avio è distillata dal petrolio, ed è venduta spesso come sostituto della trementina. È un solvente utile e sicuro per rimuovere grasso, pittura a olio, smalto e vernice. Dev'essere conservata e usata con cura, perché è infiammabile. Vedi la voce Trementina. _____________________________________ BENZOLO(Benzene) Il benzolo (noto anche come benzene) è un liquido volatile, incolore, ottenuto dalla distillazione del catrame, scioglie grassi e oli, resine, zolfo, gomma, ed è molto utile per la pulizia dei tessuti. È altamente infiammabile ed emana un vapore tossico, perciò non si deve usare vicino a una fiamma libera o in uno spazio ristretto. È reperibile nei negozi di prodotti chimici. _____________________________________ BIANCO DI SPAGNA Il bianco di Spagna è carbonato di calcio. È usato come pigmento e come lucido per metalli, non tanto per le sue deboli qualità abrasive quanto per il suo carattere alcalino, che lo rende utile per rimuovere qualsiasi restante traccia di acido rimasto sul metallo. Inoltre viene utilizzato per asportare tracce di grasso e impronte delle dita. _____________________________________ BICARBONATO DI SODA Vedi la voce Sodio bicarbonato. _____________________________________ BICROMATO DI POTASSIO Ottenibile in cristalli color arancio, è usato in soluzione con acqua per colorare il legno. Il grado di diluizione è in rapporto al colore richiesto. Il bicromato di potassio è un composto del cromo esavalente e perciò fortemente cancerogeno. _____________________________________ BIOSSIDO DI CLORO Il più sicuro agente imbiancante da usare nel trattamento della carta, perché non indebolisce le fibre. Per preparare la soluzione sbiancante, si sciolgono 20 gr di cloruro di sodio tecnico in 3 di acqua alla quale sono stati aggiunti 75 mi di formaldeide al 40% (formalina). La soluzione diventa gialla per lo svolgimento di cloro. _____________________________________ BIOSSIDO DI TITANIO Il biossido di titanio è disponibile sotto forma di polvere bianca o grigio ferro. È usato come ingrediente del mastice epossidico. _____________________________________ BOLO nella doratura a bolo il supporto viene ricoperto da una o più stesure di bolo - una terra argillosa. Una volta asciugato lo strato così preparato si stende una preparazione a base di chiara d'uovo e acqua su cui viene fatta aderire la foglia d'oro; infine si brunisce con dente di cane o di lupo (normalmente con pietra d'Agata) . _____________________________________ BORACE Il borace è disponibile sotto forma di cristalli bianchi; è un debole alcalino che toglie le macchie d'acido, e il suo principale uso è nel restauro di pezzi d'antiquariato, come pellicola protettiva per la saldatura, o come additivo per rinforzare gli stampi di gesso. _____________________________________ BOLO ARMENO E' una terra argillosa particolare che si usa come base per la foglia d'oro nella tecnica della doratura, conferisce trasparenza all'oro e determina la tonalità cromatica.Si trova in commercio in varie colorazioni. Permette di trattenere la foglia d'oro con molta aderenza. Si prepara mettendo della Colla di Coniglio molto diluita in un barattolino aggiungendo il bolo in giusta quantità. Si deve ottenere una soluzione liquida a tal punto da coprire il bianco del gesso senza lasciare pennellate troppo pastose. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ BRONZINA La bronzina mescolata con acetato di amile fornisce un'imitazione per il ritocco della vernice a lustro sulle ceramiche. Si può ottenere in una gran varietà di colori. Dev' essere evitato il contatto fra la bronzina e i vapori di zolfo, o gli acidi, perché ciò è causa di ossidazione e scoloramento. _____________________________________ CAOLINO Il caolino è silicato idrato di alluminio, formato dall'erosione di granito e rocce vulcaniche. Si acquista in farmacia sotto forma di polvere bianca. Il caolino viene usato nella fabbricazione della porcellana fine, ed è un costituente del gesso, degli acquerelli, e di alcune pitture e pigmenti. Può essere mescolato con un adesivo epossidico e biossido di titanio per formare uno stucco utile per la riparazione delle ceramiche. Vedi la voce Mastice epossidico. _____________________________________ CARTA SMERIGLIO Definizione impropria frequentemente impiegata per la carta vetrata. Vedi la voce Carta vetrata. _____________________________________ CARTA VETRATA In commercio vi sono vari tipi di carta abrasiva e per utilizzarla adeguatamente bisogna conoscerne le caratteristiche. La carta abrasiva si differenzia, da un tipo all’altro, a seconda della sostanza applicata su di essa, della grossezza dei granuli di tale sostanza abrasiva e del tipo di supporto sul quale la sostanza è applicata. Il supporto può essere in carta ma anche in tela (ed altri materiali flessibili). Su di esso vengono incollati i granuli abrasivi con collanti speciali ad alta tenuta. Il variare della grossolanità della sostanza abrasiva determina la capacità di eseguire finiture più o meno raffinate con asportazione di materiale maggiore o minore. Per distinguere tale caratteristica le carte abrasive sono dotate di una numerazione: più “grossolana” è la sostanza più basso sarà il numero della carta (es. 40, 80, ecc.); più fine è la sostanza abrasiva e più alto risulterà il numero della carta (es. 240, 400, ecc.). Lo “scatto” da un valore all’altro va di 20 in 20. _____________________________________ CERA CARNAUBA È una cera molto consistente, ottenuta dalla Copenicia cerifera, una palma brasiliana. Viene aggiunta ai lucidanti a cera per renderli più consistenti. _____________________________________ CERA D'API È la cera prodotta dalle api quando costruiscono il favo. È disponibile sotto forma di cera bianca pura, o in un colore naturale bruno-giallognolo, ed è usata come base di parecchi lucidanti per mobili e pavimenti. Un ottimo lucido per mobili può essere fatto mescolando tre parti di cera d'api e nove parti di trementina pura. Si scioglie la cera (punto di fusione 65 °C) a bagnomaria in un recipiente di latta posto in un pentolino d'acqua, e quindi vi si mescola la trementina. Non si deve mai riscaldare la miscela su fiamma libera, perché la trementina è infiammabile. Si può aggiungere della cera carnauba per dare una finitura più resistente. Per un lucido scuro si usa la cera d'api naturale, oppure, se si desidera una finitura più chiara, la cera d'api raffinata. Si può anche aggiungere della paraffina: è meno costosa, e schiarisce il colore, ma riduce la consistenza del lucido. Si deve utilizzare una quantità sufficiente di trementina in modo che la cera, quando è raffreddata, abbia la consistenza di un impasto duro. Il lucido va conservato in un recipiente di latta a chiusura ermetica e applicato con un panno morbido. Questo lucido è utile anche per dissimulare i vecchi buchi dei tarli, e può essere usato come rivestimento protettivo per alabastro e marmo, bronzo, ferro e acciaio, e cuoio. _____________________________________ CERA VERGINE prodotto naturale che opportunamente preparato (disciolto con piccole quantità di cera di Carnauba ed essenza di trementina) è in grado di conferire al mobile una finitura calda e soffusa. L'uso della cera per la lucidatura si perde nei secoli. (vai alla Scheda Tecnica). _____________________________________ CERA MICROCRISTALLINA La cera microcristallina è usata per lucidatura a cera. Serve a rimuovere lo sporco in superficie e a dare una finitura protettiva a una vasta gamma di materiali, come cuoio,metalli vari, marmo e pietra. Per stabilizzare superfici dipinte o verniciate, si usa un composto di cera microcristallina con cera sintetica. _____________________________________ CERA DERIVATA DA GLICOLE POLIETILENICO I glicoli polietilenici sono materiali sintetici che hanno le proprietà fisiche della cera,ma sono facilmente solubili in acqua. Sono disponibili in diversi tipi, i più utili sono: Polietilenglicol 4000, resistente, bianco, solido, con un punto di fusione di 54°; Polietilenglicol 1500, una miscela in parti uguali di cera solida e di glicole polietilenico liquido, largamente usato nel trattamento degli oggetti di cuoio; Polietilenglicol 6000, una cera particolarmente resistente. _____________________________________ CIANURO DI POTASSIO Nel restauro, il cianuro di potassio viene impiegato esclusivamente per la pulizia dell'argento molto ossidato, in soluzione in acqua al 5%. Si deve fare molta attenzione nel maneggiarlo, poiché si tratta di un veleno molto pericoloso. _____________________________________ CLOROFORMIO Liquido volatile, non infiammabile alle temperature ordinarie, il cloroformio non dovrebbe essere usato in spazi ristretti, perché i suoi vapori sono pericolosi. È un solvente utile per la cera d'api. _____________________________________ CLORURO DI METILENE È un liquido volatile, trasparente, incolore,affine al cloroformio, che scioglie gli adesivi epossidici. Emana vapori pericolosi e non si dovrebbe usare in uno spazio ristretto. _____________________________________ COLLA ANIMALE (colla da falegname o colla forte) È di origine organica. Fino a circa 40-60 anni fa era praticamente l’unica colla che veniva usata per gli assemblaggi in legno. Si utilizza tuttora nelle riparazioni di vecchi mobili e nel restauro per mantenerne inalterate le caratteristiche costruttive. Si acquista in perline e si scioglie a bagnomaria mescolandola con acqua (75 g di colla per 100 g d’acqua). Si applica tiepida e fluida, quindi si accostano i pezzi da incollare che devono essere messi in morsa per almeno 8 ore. _____________________________________ COLLA DI CONIGLIO detta anche di lapin, si ottiene dalla pelle di animali come gatti, conigli, lepri immergendola in un bagno di acqua di calce. Era conosciuta prima della colla da falegname e, rispetto a questa ha una tenacia inferiore. Viene usata nella doratura. (Vai all'approfondimento: La Doratura). _____________________________________ COLLA DA DORATORI(doratura a missione) Si usa come adesivo per l'oro in foglia. È una colla piuttosto blanda, specialmente adatta allo scopo, fatta da olio di semi di lino cotto e ocra. È disponibile in due tipi: uno asciuga in due-quattro ore, e l'altro in otto-dodici. _____________________________________ COLLA ALLA CASEINA Si acquista in polvere e si mescola con acqua. Indurisce al di sotto dei 20 °C. È utile per lavori in legno, e moderatamente resistente all'umidità, ma le giunzioni devono essere fissate con morsetto durante il tempo d'essiccamento. _____________________________________ COLLA DI FARINA La colla di farina è il miglior adesivo per incollare la carta, perché priva di qualsiasi ingrediente che potrebbe nuocerle o macchiarla. Si può prepararla molto facilmente con 115 gr di farina di frumento bianca e 60 cl d'acqua. Si mescola la farina con un poco di acqua, solo il necessario per formare una pasta morbida; si fa bollire il resto dell'acqua e lo si versa nella pasta, rimescolando; infine si fa ispessire la miscela riscaldandola in un pentolino. Al momento di usarla, sarà probabilmente necessario diluirla, aggiungendo ancora un po' d'acqua. L'impasto, tenuto in un posto fresco, si mantiene per vari giorni e, se lo si volesse conservare per almeno una settimana, vi si può mescolare un mezzo cucchiaio da tavola di formalina. _____________________________________ COLLA DI PESCE conosciuta anche come ittocolla; si ricava dalle vesciche natatorie di alcune specie di pesci quali storioni ed affini. Si trova in commercio sotto forma di lastre trasparenti. Viene usata nella doratura. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ COLOFONIA La colofonia è il residuo solido rimasto dopo la distillazione dell'olio di trementina dalla trementina greggia. È usata come fondente nella saldatura e per la riparazione dei sigilli di ceralacca. _____________________________________ COLTELLO DA DORATORE Si usa per tagliare la foglia d'oro. Va usato con estrema cura, la lama non va toccata con le dita, in tal caso va sgrassata con alcool. E' utile anche per prelevare la foglia d'oro dal libretto e porla sul cuscinetto. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ CONSOLIDANTI Sostanze che vengono fatte penetrare allo stato fluido all'interno delle porosità del legno con lo scopo di ricostruire attraverso un procedimento di presa, una struttura dotata di coesione. (vai all'approfondimento I consolidanti il consolidamento) _____________________________________ CUSCINETTO DA DORATORE Serve ad adagiare la foglia d'oro per poi tagliarla nella misura voluta.(Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ DETERGENTI NON IONICI LEGGERI Sono detergenti liquidi, usati anche come agenti imbibenti per il lavaggio della carta dopo l'imbianchimento, nella pulizia dei tessuti, o in ogni altra occasione in cui un normale leggero detergente casalingo non è appropriato. Si usano in soluzione diluita, come è specificato dalle istruzioni. _____________________________________ DILUENTE Liquido che aggiunto a una sostanza con cui risulta compatibile e miscibile (vernici, adesivi, stucchi, resine in genere) ne diminuisce la concentrazione, senza però avere interazione chimica e innescare reazioni _____________________________________ ESSENZA DI TREMENTINA E' un liquido aromatico estratto dal legno di pino. È il più comune dei solventi e diluenti di pitture e vernici. Serve anche per pulire, smacchiare e per sgrassare. Bisogna chiuderla bene dopo l’uso altrimenti ingiallisce ed evapora. Se si toglie la pittura dalle mani con l’acquaragia bisogna poi lavarsi con acqua e sapone. Qualche goccia di acquaragia ammorbidisce i pennelli secchi. Attenzione Non accostarla a fiamme libere perché è fortemente infiammabile. _____________________________________ ESSENZE termine che designa le specie arboree ed il legno che si ricava da esse _____________________________________ ETERE L'etere è un liquido volatile e incolore che può essere usato come detergente, ed è un potentissimo solvente per pitture e vernici. Dev'essere usato con la più grande cautela perché è esplosivo e molto infiammabile, e nella maggior parte dei casi è meglio usare una sostanza più sicura, per esempio l'acetone. _____________________________________ FOGLIA D'ORO sottilissima lamina d'oro che viene applicata nella tecnica della doratura al supporto ligneo preventivamente preparato _____________________________________ FORMALINA La formalina è una soluzione al 40% di formaldeide in acqua, reperibile in farmacia. È un potente antisettico e protettivo, ed è usato spesso come fungicida per combattere la crescita di muffe sulla carta, sulle stampe e sui dipinti. Non si deve usare, però, su pergamena o cartapecora. _____________________________________ FUMIGAZIONE La fumigazione è un procedimento utile per distruggere funghi e insetti dannosi. Si chiude l'oggetto in un contenitore o ambiente a tenuta d'aria, con un quantitativo adeguato di insetticida o fungicida, come il paradiclorobenzolo o il timolo. Una fonte di calore scioglierà il prodotto chimico e libererà il vapore. L'oggetto deve rimanere chiuso all'interno per circa sei ore. _____________________________________ FUNGICIDA Un ambiente scuro, umido e caldo incoraggia la crescita di muffe - che attaccano qualsiasi cosa atta a nutrirle, come colla, cuoio e carta - o di funghi che sono causa della carie secca del legno. Spesso i funghi lasciano delle macchie ostinate che si possono togliere con una soluzione di candeggina o di permanganato di potassio (mezzo cucchiaio da tavola in 60 clI d'acqua). Dopo aver levato le macchie, si può evitare la riapparizione dei funghi trattando l'oggetto con una soluzione fungicida come ortofenilf enolo o timolo. _____________________________________ GEL DI SILICE Il gel di silice è un agente essiccante, generalmente disponibile in granuli. Non macchia e non intacca nessun materiale. A volte i granuli sono tinti con sali di cobalto; di colore blu scuro quando sono asciutti, diventano rosa quando hanno assorbito l'umidità.Il gel di silice può essere riutilizzato per tempo indeterminato, riscaldandolo, semplicemente, in un forno a calore moderato, _____________________________________ GESSO DI BOLOGNA E' la forma stabile del gesso. Può essere mescolato a qualsiasi legante senza che ne alteri le caratteristiche. Si tratta di solfato di calcio idrato. Ha una morbidezza al tatto unica dovuta alla finezza della grana di cui è composto. Viene usato per ottenere lo stucco ed anche nella tecnica di Doratura. _____________________________________ GESSO COMUNE Questo gesso, noto anche come scagliola, è una polvere fine che forma una massa dura e porosa quando è mescolata con acqua. Si solidifica in cinque-quindici minuti ed è utile per fare stampi, ma non è abbastanza forte per essere usato come stucco. L'aggiunta del 10 di borace all'acqua, durante la composizione, lo rende più resistente. _____________________________________ GESSO PER DENTISTI È la qualità più fine di scagliola, usato come stucco per lavori fini di riparazione sulle ceramiche. _____________________________________ GLICERINA La glicerina, un sottoprodotto del sapone, un liquido trasparente e inodore, disponibile in farmacia. È un utile solvente, perché scioglie la maggior parte delle sostanze solubili in acqua e anche ossidi metallici. Se la si usa per rimuovere le macchie, si deve risciacquare perfettamente con acqua, perché in seguito non può essere tolta con solventi grassi. La glicerina può essere usata anche come lubrificante, e per rimuovere i tappi di vetro che sono rimasti incastrati. _____________________________________ GRAFITE È uno stato fisico del carbone. Se in polvere fine, è un lubrificante utile in circostanze in cui oli minerali o vegetali potrebbero attrarre la polvere. _____________________________________ GOMMALACCA sostanza resinosa di origine vegetale preparata per la preparazione di vernici ad alcool. Si presenta in scaglie da sciogliere in alcool, capace di creare un sottilissimo strato di finitura lucidissima e di grande effetto, ma estremamente delicato, basta molto poco per rovinare la lucidatura. _____________________________________ IDROSSIDO DI SODIO Vedi la voce Soda caustica. _____________________________________ IPOCLORITO DI SODIO Un ossidante per il candeggio, conosciuto anche come candeggina. Ha un'azione sbiancante molto forte. _____________________________________ LATTATO DI POTASSIO II lattato di potassio è disponibile in soluzione al 50% ed è usato per proteggere il cuoio conciato vegetalmente dagli effetti del biossido di zolfo. Una volta iniziato il decadimento chimico, non lo arresta, ma offre un'utile protezione. La soluzione dev'essere diluita nella proporzione di una parte a nove, e spruzzata o distribuita sulla superficie con una spugna. Questa soluzione diluita, con l' aggiunta di un po' di cloroformio, può essere conservata per breve tempo in una bottiglia tappata, però è meglio preparare di volta in volta la quantità necessaria. _____________________________________ LEGNO PLASTICO È un legno in forma di mastice, utile per riempire piccoli buchi negli oggetti in legno,e per rimodellare le parti rotte di sculture e cornici. Quando è indurito, può essere trattato come il legno. È disponibile in una vasta gamma di colori _____________________________________ MASTICE EPOSSIDICO È il mastice più resistente e più indicato per la riparazione delle ceramiche, particolarmente di quelle più opache (per la porcellana traslucida è preferibile la resina acrilica). , Il mastice si prepara mescolando un adesivo epossidico con tanto pigmento al biossido di titanio quanto basta a ottenere un denso color bianco. Quindi si aggiunge una quantità di caolino sufficiente a ottenere una pasta consistente. Per piccole fenditure o scheggiature, è sufficiente la resina epossidica mescolata con polvere di biossido di, titanio. Se è necessario un mastice colorato, vi si può mescolare del colore in polvere fino a raggiungere l'esatta sfumatura. Poiché questo mastice tende ad attaccarsi - a ogni cosa, si devono spolverare le dita e ; gli utensili per modellare con talco o caolino. La sua ottima adesività permette di aggiungere strati successivi dopo che il primo ha fatto presa. Il mastice epossidico necessita di un supporto finché non sia essiccato, e, per la modellatura, di una solida base. Si assesta lentamente, lasciando ampiamente il tempo di modellare, a meno che non sia vicino a una fonte di calore. Infatti, si dovrebbe lasciare sempre un'ora di presa a freddo, perché il calore immediato provoca ammorbidimento e cedimento. Quando è asciutto ha una superfide liscia e fornisce un'eccellente base per una successiva mano di colore. _____________________________________ MORDENTE Il mordente è un colorante che viene applicato su legno per conferirgli un colore particolare o semplicemente per scurirlo. L'applicazione del mordente è una operazione irreversibile in quanto vengono coloratele fibre del legno. Pertanto si richiede estrema attenzione poiché eventuali errori non sono facilmente recuperabili. I mordenti sono, in generale, costituiti da aniline che si acquistano sotto forma di polveri o in grani e che possono essere disciolte, secondo il tipo, in acqua, alcol o olio per essere applicate su legno. Ogni tipo di soluzione presenta svantaggi e vantaggi. Indipendentemente dal tipo di mordente applicato, la superficie da trattare deve essere ben liscia e spolverata, eventualmente sgrassata con una soluzione di acqua e ammoniaca che, tra l'altro, ha la proprietà di allargare i pori del legno e favorire la successiva penetrazione del mordente. Il mordente può essere applicato a pennello oppure a tampone. Mordente ad acqua è facile da stendere, ma presenta il problema che le varie zone del legno possono assorbire in modo diverso l'acqua e quindi assumere una colorazione più o meno intensa. Pertanto un mordente all'acqua è da usare su legni poco porosi e quindi poco assorbenti. Mordente ad alcol asciuga molto rapidamente ma bisogna fare attenzione a quando si applica perché se si passa due volte sullo stesso punto la zona risulterà più scura di altre, quindi la tecnica di applicazione deve essere più accurata. In compenso la superficie trattata con mordente ad alcol risulta molto brillante. Mordente diluito in olio è facile da stendere, ha un assorbimento più lento e quindi più uniforme su tutta la superficie, ma presenta il problema che bisogna attendere alcuni giorni prima di passare a fasi ulteriori di finitura in quanto l'asciugatura avviene durante questo tempo. _____________________________________ NAFTALINA È un idrocarburo cristallino, ottenuto dalla distillazione frazionata del catrame. Ha odore forte ed è estremamente volatile. È fabbricata commercialmente in vari tipi, essendo largamente usata come insetticida, ed è disponibile comunemente in. palline antitarme. _____________________________________ NYLON SOLUBILE Il nylon solubile è ottenuto trattando il nylon 66 con la formaldeide. Nel lavoro di restauro e di conservazione, si usa il tipo disponibile in polvere bianca. Viene preparato in soluzione al 2 o al 5 versando la polvere in un solvente come alcool denaturato, riscaldandola moderatamente in un recipiente e mescolando spesso. Raffreddando, indurisce fino ad avere la consistenza di una gelatina, e dev'essere riscaldato a circa 40° per essere applicato. La soluzione va conservata ben tappata. Il nylon solubile è usato per consolidare le superfici fragili o che si sfaldano di materiali quali l'osso, la ceramica, l'avorio, la pietra e i tessuti. _____________________________________ OLIO CANFORATO Un olio protettivo consistente nel 5% di canfora sciolta in olio d'oliva, usato come alternativa all'olio di semi di lino per rimuovere i segni di calore e le macchie d'inchiostro e di alcool dal legno. Può essere acquistato in farmacia con il nome di linimento alla canfora. _____________________________________ OLIO DI LINO L'olio di semi di lino, un olio vegetale leggero ottenuto frantumando i semi del lino, può essere acquistato anche già cotto. Ha molti usi nel trattamento del legno ed è il principale ingrediente nelle vernici a olio e come finitura. Per la finitura con olio di lino, si devono mescolare otto parti di olio di lino crudo con una parte di trementina. Questa finitura dev'essere usata solamente su legni duri e, dopo parecchie applicazioni, rende la superficie particolarmente resistente. Si applica a pennello o a tampone strofinando accuratamente per farlo penetrare nelle fibre. Ad asciugatura avvenuta si può applicare cera o altra finitura trasparente. Si usa su tutti i legni duri ma preferibilmente su quelli chiari per scurirli leggermente. Viene fornito in due versioni: crudo o cotto. L’olio crudo è più lento da asciugare e forma una leggera pellicola superficiale, mentre quello cotto asciuga più rapidamente e non forma pellicola, ma dal punto di vista della protezione del legno si ottengono uguali risultati. _____________________________________ ORO ZECCHINO Si trova in commercio in speciali libretti che separano i singoli fogli. Solitamente il formato è 8x8 con uno spessore di 0,00001 mm. . Non può essere toccato con le dita e, durante l'uso, occorre fare attenzione anche ad eventuali spifferi d'aria ( addirittura alla respirazione), perchè, essendo leggerissimo potrebbe arricciarsi e volare via. Va conservato in luogo asciutto, e prima dell'uso è consigliabile tenere il libretto vicino ad una blanda fonte di calore. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ ORTOFENILFENOLO L'ortofenilfenolo è meno volatile e più potente del timolo, ed è la base di alcuni fungicidi, che si possono sciogliere in acqua o alcool per formare una soluzione al 2% usata per proteggere acquerelli, carta, cuoio, quadri, tessuti. _____________________________________ OSSIDO DI MAGNASIO È la polvere derivata dalla combustione del carbonato di magnesio. Quando è mescolata con benzolo, può essere usata come un impasto per ravvivare il vetro offuscato. _____________________________________ OSSIDO DI ZINCONIO È una polvere abrasiva bianca, utile per lucidare il vetro. È attualmente usata come sostituto per il mastice in polvere _____________________________________ PARADICLOROBENZOLO II paradiclorobenzolo si acquista in farmacia in forma di cristalli bianchi. Ha proprietà similari alla naftalina, e si può usare come protezione contro il pesciolino d'argento, le tarme degli abiti e il tarlo dei mobili, poiché il suo vapore è molto velenoso per tutte le specie di insetti. È più efficace se usato in uno spazio ristretto e non ventilato. _____________________________________ PARAFFINA LIQUIDA La paraffina si ottiene dal petrolio grezzo. È un solvente utile per olio e grassi, ammorbidisce la ruggine cosicché può essere poi facilmente rimossa, e può anche essere impiegata come insetticida. _____________________________________ PARAFFINA SOLIDA È una cera bianca, distillata principalmente dal petroli. Non è intaccata da acidi o alcali, ma può essere sciolta dal benzolo, e si liquefa approssimativamente a 60 °C. È usata per rinforzare oggetti come osso, avorio, gesso, legno, quando sono in condizioni di fragilità, come lucido per i getti in gesso, nella lavorazione di stampi per la riparazione delle ceramiche, e per scurire il legno. _____________________________________ PASTIGLIA, decorazione a arte decorativa tipica della tradizione italiana rinascimentale che rimane in uso per gran parte del XVII secolo. Sulla superficie del mobile da decorare veniva applicato un sottile tessuto sul quale venivano poi passate diverse mani di "pastiglia", cioè di gesso con della polvere di marmo per rendere più compatto l'impasto, e colla formare una pasta da lasciare indurire. Di solito i motivi decorativi erano in bassorilievo, realizzati attraverso successive pennellate; alla fine veniva applicata la doratura. _____________________________________ PERMANGATO DI POTASSIO Si presenta sotto l'aspetto di un sale color violetto solubile in acqua. E' un potente sbiancante, ma di uso disagevole. Infatti l'applicazione sul legno, lascia incrostazioni saline che vanno poi rimosse con acido cloridico. E' necessario poi lavare abbondantemente con acqua. _____________________________________ PERMETRINA Principio attivo dei moderni antitarlo. Per saperne di più leggi l'articolo presente nel sito a proposito di trattamento antitarlo. _____________________________________ PENNELLO DA DORATORE Serve per prendere la foglia d'oro che è stata tagliata e adagiarla sul pezzo che va dorato. Ha un pelo molto morbido che fa aderire la foglia. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ PIETRA D'AGATA altrimenti conosciuto come brunitoio. E' uno strumento che serve a comprimere e rendere lucido l'oro una volta asciutto il bolo sottostante.(Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ PIRIDINA La piridina è un liquido incolore con un odore sgradevole. È un buon solvente, e si può mescolare con acqua. Si usa la qualità raffinata, in vendita nei negozi di prodotti chimici. È infiammabile, ed estremamente pericolosa se inalata. _____________________________________ POLVERE DI TRIPOLI La polvere tripoli è un deposito alluviale fossilizzato che comprende silice amorfo e ossido di ferro. È usata come abrasivo per lucidare metalli e smalti, è molto friabile, e i suoi granuli si rompono in altri più fini durante l'uso, e così è sufficiente una piccola quantità di polvere per tutta la durata della lucidatura. _____________________________________ POMICE Polvere di Pomice: Finissima polvere bianca della stessa consistenza del talco, viene usata nella preparazione del fondo per la lucidatura a tampone per chiudere i pori del legno. La si trova nei negozi di ferramenta che abbiano forniture per le Belle Arti. _____________________________________ PRODOTTI PER RIMUOVERE LA RUGGINE Vi sono in commercio diverse preparazioni per rimuovere la ruggine. Alcune hanno anche il vantaggio di inibirne una nuova formazione, lasciando sulla superficie del metallo, dopo il trattamento, una pellicola protettiva. Durante l'applicazione, va seguito attentamente il foglio di istruzioni. _____________________________________ RADICA è la parte del tronco più pregiata per venatura e gioco di nodi che si ricava dalla zona in cui si diramano le radica; veniva utilizzata in particolar modo per realizzare le parti di lastronatura che decorano i mobili pregiati. _____________________________________ RESINA VINILICA PER MODELLARE Una resina sintetica termoplastica recuperabile con un basso punto di fusione di 180-200° che raffreddando da uno stampo flessibile e riusabile. I suoi vantaggi risiedono nella grande varietà di forme che può ricoprire e nella vasta gamma di materiali con i quali è compatibile. Si acquista in grossi pezzi solidi, e si fonde riscaldandola in un pentolino di alluminio su un normale fornello a gas o elettrico, frapponendo una reticella per assicurare un calore uniforme. Maneggiando questo materiale si devono prendere alcune precauzioni, e seguire attentamente le istruzioni. Si deve evitare di respirare i vapori emanati mentre il materiale sta fondendo (il surriscaldamento rende i vapori più dannosi), lavorando in una camera ben ventilata. Una volta fusa, la resina vinilica è molto infiammabile. In caso di incendio, si deve usare sabbia asciutta per estinguere le fiamme, e assolutamente mai acqua. _____________________________________ RESINE ACRILICHE La resina acrilica è trasparente e incolore,con una consistenza simile alla melassa. Fra le principali, il polimetilacrilato, reperibile sia in polvere sia liquido, si solidifica in venti minuti circa, a temperatura ambiente. Può essere usato come stucco per vetro e ceramiche, per rinforzare oggetti di bronzo, o come adesivo. In soluzione al 5 in acetone serve a fissare l'inchiostro prima di sbiancare i manoscritti _____________________________________ RESINA ALLA RESORCINA FORMALDEIDE È usata come stucco, nella riparazione della vernice trasparente vetrificata delle ceramiche. Indurisce a freddo, e resiste all'acqua bollente. _____________________________________ RESINE AL POLIMETILACRILATO Vedi la voce Resine acriliche. _____________________________________ RESINE EPOSSIDICHE Vedi la voce Adesivi epossidici. _____________________________________ RESINE SINTETICHE Un vasto gruppo di materie plastiche derivate da prodotti chimici o sostanze naturali,con caratteristiche specifiche per l'uso a cui si intendono destinate. Le resine sintetiche si dividono in due categorie: termoplastiche e termoindurenti. Le resine termoplastiche si ammorbidiscono con il calore, e possono essere poi stampate a pressione in qualunque forma richiesta. Quando sono già indurite, o vulcanizzate, possono ancora essere, se necessario, rifuse e riformate (vedi la voce Resina vinilica per modellare). Le resine termoindurenti richiedono, generalmente, l'aggiunta di un catalizzatore; forniscono la base di una vasta serie di adesivi, riempitivi, lacche e vernici. Devono essere accuratamente selezionate, in funzione delle condizioni alle quali saranno usate, perché hanno una diversa tolleranza al calore, al freddo, all'umidità, ecc. Vi sono qualità indurenti a freddo e qualità indurenti a caldo: una volta vulcanizzate, non possono essere rifuse sebbene in alcuni casi possano essere sciolte. _____________________________________ ROSSETTO DA GIOIELLIERI È una polvere abrasiva rossa, ottenuta dall'ossido di ferro. È usata per lucidare e per rimuovere i graffi dagli oggetti di metallo, e può essere utilizzata sia asciutta sia preparata in pasta con alcool denaturato o acqua. _____________________________________ SAPONE AD ALCOOL Il sapone ad alcool è un tipo di sapone che si scioglie in un solvente organico, come benzina avio o tricloroetano, e ne accresce l'efficacia. È particolarmente utile per la pulizia dei tessuti: si deve usare in soluzione all' 1% _____________________________________ SAPONE DI MARSIGLIA È un sapone meno raffinato e quindi più alcalino del sapone normale (sapone da toeletta); adatto solamente per lavaggi grossolani, è particolarmente utile nella pulizia dei pennelli. _____________________________________ SAPONONA La saponina è derivata dalla pianta saponaria, ed è una polvere bianca che forma schiuma se mescolata ad acqua. Ideale per il lavaggio dei tessuti delicati, perché la sua azione è neutra e molto facilmente forma emulsioni con le sostanze resinose e oleose. _____________________________________ SCAGLIOLA Vedi la voce Gesso comune. _____________________________________ SILICATO DI MAGNESIO Il silicato di magnesio, conosciuto anche come saponaria, steatite ecc., è una pietra estremamente morbida, facilmente lavorabile; preparata in polvere, è venduta come talco. La sepiolite è un silicato di magnesio venduto in forma di polvere; mescolata con acqua distillata è usata per la pulizia di marmi e ceramiche. _____________________________________ SILICE IDROLIZZATA Biossido di silicio mescolato con acido fluoridrico, la silice idrolizzata è usata come agente opacizzante, per esempio nel ritocco delle ceramiche. Viene aggiunta alla vernice per creare una finitura opaca. _____________________________________ SMACCHIATORE GRANULARE È un friabile surrogato della gomma, utile per la pulizia del camoscio, della pelle scamosciata, e di qualunque cuoio con una superficie scabra. Si può comprare sia sotto forma di granuli che di blocco compatto, simile al caucciù. Il tipo compatto si può sbriciolare usando una grattugia da cucina. Si strofinano accuratamente i granuli sulla superficie della pelle con la punta delle dita, e quindi si spazzolano usando una spazzola dura. _____________________________________ SMERIGLIO Lo smeriglio è una miscela di corindone, magnetite e altri minerali. È estratto, frantumato e quindi graduato. È usato come abrasivo e si acquista in forma di polvere, blocchi, o come tela smeriglio o carta smerigliata. È in vendita anche in forma di pasta per pulire le valvole dell'automobile. _____________________________________ SODA CAUSTICA Un alcali potente, velenoso, e altamente corrosivo, chimicamente conosciuto come idrossido di sodio. Si può usare come soluzione al 5% in acqua per levare le macchie organiche, le macchie di tè, per pulire l'ottone e come sverniciatore, ma non si dovrebbe mai usare su alcunché di poroso. Diluendo la soda caustica, si produce un considerevole calore, che può causare la rottura o l'incrinatura di un recipiente di vetro; quindi queste soluzioni devono essere preparate molto lentamente, aggiungendo la parte solida all'acqua in un piatto di porcellana o in un recipiente di metallo posto in un acquaio. Si deve fare molta attenzione a evitare gli schizzi. La soda caustica va conservata in un posto sicuro e usata proteggendo accuratamente le mani, i vestiti e i mobili. Ogni bruciatura può essere subito neutralizzata con aceto o succo di limone. _____________________________________ SODIO BICARBONATO Conosciuto comunemente come bicarbonato di soda. È un alcali debole, utile per rimuovere le macchie d'acido. _____________________________________ SODIO IDROSSIDO Vedi la voce Idrossido di sodio. _____________________________________ SODIO IPOCLORITO Vedi la voce Ipoclorito di sodio. _____________________________________ SOLVENTE Sostanza che è in grado di scioglierne un'altra, sia essa solida o liquida. Nella comune pratica fai-da-te si viene a contatto con un gran numero di solventi, alcuni dei quali molto usuali, altri più specifici. Sono ottimi solventi: l'alcol denaturato, la benzina, l'ammoniaca, l'acqua ragia, la trementina, ecc. I solventi servono anche per diluire sostanze diverse, scioglierne altre, eliminare macchie, pulire e lubrificare oggetti di diverso tipo. In generale i solventi (a parte il più comune che è l'acqua) sono tossici e molti sono infiammabili è pertanto utile individuare un posto sicuro in cui collocare tutte queste sostanze in modo da poterle chiudere ed impedirne l'accesso a persone non autorizzate. Tutti i più importanti solventi usati nella pulizia e nel restauro dei pezzi d'antiquariato hanno condizioni d'impiego distinte. _____________________________________ SOLVENTI PER RUGGINE Vedi la voce Prodotti per rimuovere la ruggine. _____________________________________ STUCCO in falegnameria è ottenuto tradizionalmente con pangesso (gesso di Bologna) e colla animale; è usato per otturare fori di chiodi o tarli e piccole fessurazioni e crepe. A volte, al posto della colla animale può essere usata la colla vinilica. (vai all'approfondimento Lo Stucco ) _____________________________________ STUCCHI ALLA CELLULOSA Gli stucchi alla cellulosa, costituiti da cellulosa solubile in acqua, additivata con solfato di calcio, sono particolarmente adatti per la riparazione di materiali porosi, come per esempio terracotta, terraglia, ceramica. Non si contraggono, ne si dilatano; e, una volta induriti, sono assolutamente insolubili nell'acqua. Lo stucco si compone mescolandolo con acqua, fino a ottenere una consistenza soda, simile alla pasta da pane. Rimane malleabile per almeno mezz'ora. _____________________________________ SVERNICIATORE Sostanza chimica che, applicata su una superficie pitturata o verniciata, è in grado di asportare la pittura o la vernice. Tra i più comuni svernicianti vi sono le paste semiliquide che vengono applicate a pennello su superfici di legno o metallo pitturate, e lasciate agire. La pittura, così aggredita, si stacca e si arriccia e viene facilmente asportata con una spatola. Ogni operazione di sverniciatura deve essere effettuata con guanti ed occhiali protettivi poiché si tratta di sostanze che possono danneggiare la pelle. Vari sverniciatori disponibili sul mercato sono muniti di un doppio sistema di chiusura: un tappo a vite posto esternamente e più all'interno un tappo a pressione. Occorre fare molta attenzione quando si apre quest'ultimo, in quanto la pressione interna al barattolo potrebbe farlo saltare mentre lo aprite e provocare schizzi di sverniciatore. Per evitare che ciò accada seguite alcune precauzioni: non agitate il barattolo; non conservatelo in ambienti troppo caldi; indossate sempre i guanti prima di aprire il barattolo. Se durante il lavoro venite a contatto con lo sverniciatore, lavate la pelle con abbondante acqua corrente. _____________________________________ TALCO Il talco è steatite polverizzata, in vendita in farmacia sotto forma di polvere bianca. È un efficace assorbente dei grassi, e può essere utilizzato per smacchiare i tessuti: si spolverizza la parte macchiata, la si strofina leggermente, e quindi si spazzola. Può anche venir mescolato con un detergente fluido, come il tetracloruro di carbonio, per formare una pasta detergente. Il talco è anche usato come blando abrasivo per la lucidatura. _____________________________________ TELA SMERIGLIO È una carta a base di carborundum legato con resine, graduata secondo l'abrasività. Può essere usata asciutta, o inumidita con acqua. Quando è asciutta viene utilizzata come la carta vetrata, quando è bagnata è usata per levigare lavori di pittura su metallo o legno. La tela smeriglio dura a lungo quando è usata bagnata, a patto che sia mantenuta umida. _____________________________________ TETRACLORURO DI CARBONIO Il tetracloruro di carbonio è un liquido volatile e incolore, che ha l'odore del cloroformio, dal quale è derivato. È un eccellente solvente per grassi e oli, ed è largamente usato come smacchiatore. Ha il vantaggio di non essere infiammabile, ma non si deve usare vicino a fonti di calore o a una fiamma libera, perché può esalare vapori pericolosi. Quindi, non si deve mai fumare mentre lo si usa, ed è consigliabile utilizzarlo lavorando in una stanza ben ventilata. Il tetracloruro di carbonio può intaccare alcuni colori, perciò si deve sempre fare una prova prima di iniziare a smacchiare i tessuti. Utilizzato come base di molti smacchiatori a secco, può anche essere acquistato in farmacia allo stato puro. _____________________________________ TIMOLO Il timolo è un antisettico del gruppo del fenolo, ed è ottenuto distillando l'olio di timo. Si scioglie in etere o alcool, ed è un utile fungicida, ottimo anche per gli oggetti delicati. Evapora a temperatura abbastanza bassa, e può essere usato per fare fumigazioni. Una soluzione in alcool al 10 si può usare per impregnare la carta . _____________________________________ TERRA D'OMBRA La terra d'ombra è un pigmento di origine naturale composto in prevalenza da ossido di ferro, entrano nella sua composizione altri elementi chimici quali il manganese, ad esempio, che ne rafforza le caratteristiche siccative. Grazie a questa proprietà la terra d'ombra è un pigmento che aiuta ad asciugare le pitture ad olio molto più in fretta. E' molto indicato per colorazioni a pittura, quindi unito ad un legante. Meno indicato per mordenzare il legno, in quanto non essendo solubile in acqua e rimanendo in sospensione non colora effettivamente il legno ma crea un leggero velo superficiale facilmente asportabile. Discreto per colorare la gommalacca, ottimo nella formulazione di stucchi a gesso e di patine anticanti _____________________________________ TREMENTINA Essenza di trementina, derivata da alcune conifere. Principale diluente per la preparazione della cera. Ottimo prodotto da usare per la pulitura di un mobile (in modo particolare se era trattato a cera) se non vi è la necessità di ricorrere a sistemi più energici come sverniciatori e simili Nella maggior parte dei casi è altrettanto efficace un sostituto della trementina, come la benzina avio. La qualità della trementina si può controllare lasciando cadere una goccia su una carta assorbente pulita; se evapora senza lasciare segno, è di buona qualità. La trementina dev'essere conservata in luogo buio, perché tende ad addensarsi e a scolorire, se esposta alla luce del sole. _____________________________________ TRIELINA E' un liquido incolore non infiammabile ma tossico. Viene utilizzato come solvente e come agente pulente. Attenzione a non respirarne i vapori perché è un anestetico. _____________________________________ TRICLOROETANO È uno smacchiatore utilizzato per pulire cuoio e tessuti. Dev' essere sempre usato in un luogo ben areato. Non si deve fumare mentre lo si usa. _____________________________________ VERNICE ALLA CELLULOIDE Vedi la voce Vernice poliuretanica. _____________________________________ VERNICE POLIURETANICA È una vernice trasparente, che da una finitura estremamente resistente al calore, al l'acqua, alle abrasioni. È disponibile sia già mescolata, sia in confezione separata: vernice e catalizzatore (indurente), che è la sostanza che rende la finitura così resistente. Utilizzando quest'ultima confezione, si deve sempre seguire attentamente il foglio di istruzioni durante la preparazione, perché le proporzioni richieste variano da una marca all'altra. La vernice poliuretanica è usata anche come finitura protettiva su ottone e bambù, una volta completata la pulizia e il restauro. _____________________________________ VERNICI A OLIO Le vernici a olio sono composte da resine sciolte in olio di semi di lino e da una piccola quantità di trementina. Una buona vernice di questa varietà è ottenuta dal coppale, una resina dura, traslucida, di odore delicato, proveniente da diversi alberi tropicali. È in vendita con il nome di coppale. _____________________________________ VERNICE A SPIRITO Si produce sciogliendo la gomma lacca (la resina del Ficus religiosa e del Croton lacciferus) in alcool denaturato. È preparata usualmente dai lucidatori di professione per proprio uso personale, ma si può acquistarla anche già pronta. Vi sono tré tipi di vernice a spirito. Vernice bianca (semitrasparente). Fatta da gomma lacca sbiancata, dona una finitura lattiginosa, semitrasparente, abbastanza delicata. Dev'essere usata solamente su oggetti da non maneggiare troppo, o su intarsi. La versione trasparente ha un color giallo paglierino dorato. Vernice alla gomma lacca naturale. È la vernice che da la finltura più resistente, ed è usata per legni di colore dorato, come, per esempio, la quercia. Vernice rossa. Questo tipo è il più indicato per legni di un caldo colore scuro, come il mogano e il noce. Sono disponibili in commercio le versioni trasparenti sia della vernice rossa sia di quella naturale. In alcune occasioni, la vernice a spirito può essere anche usata come vernice su oggetti di cuoio _____________________________________ VETRIOLO Vedi la voce Acido solforico. _____________________________________ VOLUTA motivo strutturale e ornamento a forma di spirale ampiamente usato negli stili Luigi XIV e Luigi XV
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Restauro del legno

Restauro conservativo
Consiste nel riparare e proteggere il manufatto dal degrado. Non si tratta, quindi, di integrare le nuove essenze nella struttura, ma dovrà essere visibile il lavoro svolto. Solitamente questo tipo di restauro è richiesto dalla Sovrintendenza alle Belle Arti e dai musei.

Restauro antiquariale o estetico
Questo tipo di restauro tiene presente la struttura originale del mobile cercando di riportarlo all’antico splendore. E’ sostanzialmente il più richiesto dai privati per i propri mobili ed è quello che solitamente intendiamo noi quando genericamente parliamo di restauro.

Restauro commerciale
In pratica un non restauro. Consiste nell’agire velocemente e drasticamente su un mobile per poterlo presentare all’acquirente. Ma in questo modo si saltano le operazioni accurate e lunghe di un buon restauro, per cui di norma si finisce per danneggiare il mobile stesso fino a diminuirne, se non annullarne in taluni casi, il suo valore antiquariale e la sua autenticità.

Riparazioni del legno
La sostituzione di parti mancanti o rovinate come l’incollaggio sono lavori di falegnameria. Quindi, se saremo in possesso dell’attrezzatura necessaria come seghe (sia a mano che elettriche), raspe, scalpelli, morsetti, ecc. potremo eseguire questi lavori, altrimenti bisognerà appoggiarsi ad una falegnameria o a qualcuno in grado di lavorare il legno.

Tra le altre operazioni possiamo annoverare quelle proprie del restauratore a cui necessitano spugnette, spazzole, spatole flessibili, pagliette di ferro di varie gradazioni, ovatta, nastro adesivo, è di estrema importanza la carta vetrata, anche quella nera in fogli quadrati estremamente fine per i ritocchi finali. Servono poi dei pennelli, sia larghi e piatti per lavori grossi che fini, tipo quelli da acquerello, per lavori di precisione. Inoltre non devono mancare degli stracci puliti o strofinacci. Sono necessari anche stracci di lana non usare prodotti acrilici. Andate alla pagina relativa

Dobbiamo valutare i seguenti aspetti:
- Attribuzione dello stile a cui esso appartiene.
- Individuazione della specie legnosa (vedi anche essenze).
- Valutazione delle condizioni della struttura e del tipo di interventi da fare.
- Consolidamento, se necessario (con consolidanti sintetici).
- Pulitura e sverniciatura (adatta alle condizioni in cui si trova il mobile).
- Rimontaggio completo (a partire dall’ossatura fino ai decori più piccoli).
- Disinfestazione, se necessario (tramite appositi trattamenti).
- Tassellatura e stuccatura.
- Coloritura e ritocchi cromatici.
- Rifinitura e lucidatura.
- Qualora il mobile lo permetta si può passare alla sua decorazione.

STILE
Saper riconoscere lo stile di un mobile ci aiuta a valutare la sua funzione e le sue modalità di costruzione.
I primi esemplari di mobili furono elaborati nel periodo tra il 1200 ed il 1460 ed il loro stile prese il nome di Gotico.
I materiali più usati erano i legni duri come la quercia ed il rovere, le assi erano molto grosse e larghe e venivano sgrossate a colpi di ascia. I vari pezzi venivano assemblati con incastri a scomparsa (tenoni e mortase) e grossi chiodi.
Molti mobili furono ampiamente decorati, ma la maggior parte degli esemplari di questo stile sono andati distrutti ed è molto raro oggi trovarne dei pezzi.
Una maggiore presenza del mobile nelle abitazioni si ebbe nel Rinascimento. Allora si iniziarono a costruire palazzi con stanze ad uso specifico che richiedevano un arredamento adatto al tipo di ambiente. Questi mobili, costruiti in legno massello, furono assemblati con incastri a coda di rondine e chiodi in ferro battuto. Veniva usato prevalentemente il legno di noce, ma anche altre essenze meno pregiate come l’abete, il castagno erano utilizzate per lo più per le parti meno in vista. Inoltre c’era un largo uso dell’intaglio: si rappresentavano singole figure, soggetti sacri, leoni, stemmi.
Dal seicento al settecento il mobile cominciò ad assumere un aspetto più sofisticato. Gli intagli erano sempre presenti, ma gli incastri venivano realizzati con maggiore cura e furono utilizzati anche dei collanti. Inoltre cominciava a diffondersi l’utilizzo della gommalacca come elemento per lucidare.
Nel settecento in particolare, abbondavano le finiture, i decori. Per gli intarsi veniva usato il “bois de rose”, il palissandro.
L’ottocento fu attraversato da numerosi stili quali il Direttorio, l’Impero, la Restaurazione. Il mobilio francese fu molto decorato e le finiture laccate ornavano la maggior parte della produzione del momento. L’impiallacciatura diventava sempre più sottile.
In questo periodo si impose in Austria lo stile Biedermeier e la produzione di Michael Thonet era in piena attività.
Verso la fine dell’ottocento, si venne a stabilire un rifiuto dei vari stili storici passati, dei moduli tradizionali e alcuni artisti dettero vita ad uno stile moderno che prese il nome di Liberty.
In Francia questa espressione artistica prese l’appellativo di Art Nouveau, mentre in Germania si chiamò Jugendstil.
In questi mobili i fasci di linee diventano nervature, gli intarsi rappresentano motivi floreali, animali, le forme sono morbide e sinuose e si studiano perfino tecniche di stratificazione dei legni per ottenere materiali più robusti alle deformazioni, alle fessurazioni e più plastici.
La Grande Guerra rallentò le attività e la ricerca artistica e la successiva ripresa economica si poté esprimere con l’Art Deco, molto più razionale e “moderna”.

CONSOLIDAMENTO
è quell’operazione, solitamente eseguita per impregnazione, atta a riconferire al materiale da trattare la coesione (a livello microscopico) perduta in seguito a fenomeni di degrado o per invecchiamento.
Per le strutture lignee il fattore più frequente di degrado è rappresentato dall’azione degli insetti xilofagi (i tarli tanto per capirci…), a volte così massiccio da distruggere intere parti per sbriciolamento.
Fino alla fine dell’ottocento si usava come consolidante ligneo un impasto di segatura e colla, colla e pasta di legno, poi si è usata anche la cera, ma questa presentava delle controindicazioni come l’alterazione del colore originale dell’opera per invecchiamento.
Oggi come consolidanti si usano dei prodotti sintetici che devono essere molto fluidi per penetrare meglio nelle fibre del legno. Devono essere inoltre compatibili, in pratica non vi devono essere reazioni sgradevoli nell’opera da restaurare dopo l’applicazione di questi prodotti, e devono essere anche antimicotici e antifungini o perlomeno devono evitare il proliferare di batteri. Devono anche essere non tossici e non alterabili cromaticamente.
Ci sono consolidanti a freddo, ossia usati con solventi e a caldo, se capaci di sciogliersi, normalmente non a temperature elevate, e di aderire alla materia con il calore.
Noi difficilmente avremo a che fare con manufatti così disastrati da richiedere un consolidamento come sopra riportato. Inoltre, qualora ci trovassimo tra le mani un oggetto prezioso da consolidare sarebbe meglio che lo portassimo da un restauratore professionista.
Può invece capitarci, come è successo ad una persona di mia conoscenza, di restaurare una vecchia credenza contadina utilizzata addirittura come gabbia per conigli!
Il problema principale, a parte il piano dove stavano gli animali, totalmente graffiato e mangiato, era dato da un’azione massiccia di tarli i quali avevano indebolito di molto tutta la struttura. Dopo un ovvio lavaggio con soda caustica il passaggio seguente fu quello di impregnare le varie tavole con una buona dose di liquido antitarlo, poi di raddrizzare alcune tavole incurvate e di stuccare l’enorme quantità di fori degli insetti.
In quel caso sarebbe stata una buona cosa utilizzare un prodotto consolidante, ma le varie stuccature, i vari passaggi di antitarlo e di ulteriori impregnanti, nonché le numerose ricostruzioni di parti mancanti e le relative applicazioni con colla avevano comunque rinvigorito l’intera struttura.
I passaggi successivi ve li risparmio anche perché non in tema con l’argomento che stiamo trattando.
Detto questo non disperate se un grazioso oggetto vi si sbriciola tra le mani, con la giusta cura gli potrete ridare quella forza e quella robustezza che aveva quando fu realizzato.

PULITURA
Una delle prime fasi da seguire quando si restaura un mobile, ed una delle più importanti, è la sua pulitura.
Dobbiamo però capire bene cosa si intende per pulitura.
La parola stessa indica pulizia, eliminazione dello sporco che si accumula col tempo, eliminazione di tutte le particelle intrusive che la superficie del legno ha raccolto durante la sua vita. Noi quando ci laviamo usiamo solitamente acqua e sapone (neutro, forte, profumato, ecc.), non usiamo certamente un coltello o della carta abrasiva per eliminare tracce di sporco!
Solitamente quando acquistiamo un vecchio mobile oppure lo recuperiamo da una soffitta o da qualche altra parte questo necessita di un corposo “maquillage”. Se questo ha la struttura intatta e non richiede riparazioni, così come la sua colorazione risulta perfetta e non vi è necessità di metterci mano, è sufficiente una pulizia leggera anche a base di acqua e sapone di Marsiglia, per esempio.
Per una pulizia più approfondita, invece, sempre senza intaccare l’aspetto generale del mobile, è possibile usare delle miscele a base di alcool e polvere di pomice: in un litro di alcool etilico si aggiungono 200 g di polvere di pomice e qualche goccia di olio di lino. Si strofina delicatamente a tampone e ciò serve per togliere sostanzialmente lo sporco accumulatosi nel tempo.
Così, se vi sono tracce di vecchia cera queste sono eliminabili con una soluzione di essenza di trementina e polvere di pomice.
Qualora il mobile necessiti di una pulizia più drastica, ma sempre conservando la sua patina, bisogna optare per l’uso degli sverniciatori. Sostanzialmente questo è il passaggio dalla pulitura alla sverniciatura.

GLI SVERNICIATORI
hanno il vantaggio (quelli buoni…) di eliminare ogni traccia di sporco e di vecchie applicazioni date sulla superficie del mobile. Inoltre rispettano la patina, cosa molto importante! La loro applicazione è semplice, ma consiglio veramente (anche per esperienza…) di eliminare il gel sverniciante con l’ausilio di piccoli trucioli di legno o con della grossa segatura (in questo modo ho sverniciato le sedie in stile Thonet e devo dire che il risultato è eccellente). La segatura assorbe e abrade leggermente la superficie del legno lasciandolo perfettamente pulito ed asciutto. In seguito si può usare un pennello per eliminare residui di segatura dalle parti più nascoste e se si vuole si può “rinfrescare” il mobile con un panno imbevuto di alcool. A volte può essere necessario ricorrere a qualche raschietto, ma il loro uso deve essere molto limitato ed attento in quanto questi utensili eliminano anche frammenti di legno ed in certi casi è una soluzione che va evitata.

LA SVERNICIATURA
è quel procedimento che permette di eliminare da un mobile i vari strati di vernice applicati durante la sua vita fino al legno nudo.
E’ possibile trovare una sola mano di vernice così come diverse mani in grado di coprire anche i più vistosi difetti del legno.
Questa operazione è da sconsigliare per quei mobili antichi e di pregio a cui il tempo ha dato loro quella inconfondibile patina così importante da salvaguardarla. In questo caso ci si dovrà limitare ad una pulizia superficiale del mobile con prodotti non così potenti come gli sverniciatori, ma efficaci al punto di rimuovere soltanto lo sporco accumulatosi.
La sverniciatura può essere eseguita o con gli sverniciatori oppure con la soda caustica.

-Sverniciatura con sverniciatore
Lo sverniciatore è un prodotto che si acquista nelle mesticherie e nei colorifici che “scioglie” la vernice. Vi sono diverse marche di sverniciatori, alcuni migliori di altri, sarà poi l’esperienza ad indicare il prodotto che fa al caso nostro. Fate attenzione quando aprite il barattolo perché è sotto pressione e potrebbe schizzarvi addosso un po’ di prodotto sverniciante!
A questo punto sarà bene procurarsi dei guanti ed un paio di occhiali protettivi nonché una mascherina adatta. Poi saranno necessari pennelli, pagliette d’acciaio, spatoline metalliche.
Ponete l’oggetto da trattare in una posizione comoda e possibilmente orizzontale, intingete il pennello nel barattolo e cospargete il mobile di prodotto, non siate avari, siate generosi, ma senza esagerare.
Lentamente vedrete la vernice sollevarsi, vedrete formarsi come delle bolle, vuol dire che lo sverniciatore sta facendo effetto. Vi renderete conto voi stessi quando il prodotto avrà finito di agire ed allora potrete iniziare ad usare la piccola spatola per quei punti in cui la vernice si è staccata in maniera molto grossolana, la paglietta altrove. Potete usare anche delle manciate di trucioli, li potete trovare in qualsiasi segheria. Li cospargete sulla superficie trattata e cominciate a strofinare tutto il piano, i trucioli toglieranno via gran parte dello sverniciatore e davanti a voi avrete una superficie pulita C’è da dire che spesso non basta una mano di prodotto sverniciante, in quanto alcuni smalti sono molto resistenti, per cui dovrete passarne altre fino a quando avrete un piano perfettamente pulito.
Quando siete a buon punto con la paglietta fine passate lungo tutti i punti difficili, le scanalature, gli angoli e poi lasciate riposare il mobile per una notte. Riprenderete il lavoro il giorno successivo.

-Sverniciatura con soda caustica
Bene, questo procedimento è da usare nei casi in cui abbiate davanti a voi un mobile di scarso valore e ridotto male, con diverse mani di vernice e magari recuperato da un pollaio… Intendo dire che questa è un’operazione da preferire in casi piuttosto disperati.
Munitevi obbligatoriamente di guanti resistenti alla soda (li chiederete in mesticheria), di un paio di occhiali di protezione e di abiti vecchi. Il lavoro va effettuato all’aperto, in un giardino, nel vialetto del garage, dove vi sia anche dell’acqua corrente.
Prendete cinque litri d’acqua in un secchio e versate 1/2 kg di soda caustica (ricetta per una concentrazione media), questa si presenta sotto forma di perline o scaglie bianche. Versatela lentamente e mescolate con un bastone o qulcos’altro. Noterete che l’acqua diventa calda (se ci mettete dentro la mano col guanto…!), è la reazione della soda che si scioglie, poi prendete una spugnetta ruvida oppure una di quelle spazzole di plastica da bucato e cospargete abbondantemente il pezzo da pulire con l’acqua e soda. Man mano che passate noterete che il prodotto comincia a fare effetto e la vernice inizia a staccarsi. Lavorate come se steste lavando la vostra auto: immergete la spugna e lavate. Occhio agli schizzi! La soda brucia!
Dopo una bella lavata sciacquate ABBONDANTEMENTE con acqua corrente, per questo vi occorre un tubo a portata di mano, non siate avari, innaffiate dappertutto.
Se il risultato è buono, ma non soddisfacente, ricominciate nuovamente. Alla fine lavate nuovamente con acqua corrente, tanta acqua e poi fate asciugare all’aria, ma non al sole.
Importante: lavare bene. Un cattivo lavaggio può portare la fuoriuscita di sali di soda quando il mobile si asciuga e questi sono difficili da togliere, poi immagino che non volete un mobile perlinato di bianco!
A questo punto, dopo aver tolto ogni traccia di soda caustica ed aver fatto asciugare il mobile per almeno un giorno potete procedere alle fasi successive di carteggiatura, stuccatura, ecc.
Nota importante: poiché i prodotti chimici come gli sverniciatori sono pericolosi ho pensato di elencare la lista dei codici universalmente riconosciuti che identificano i rischi nonché i consigli di prudenza dei vari agenti chimici. Tali codici si ritrovano solitamente sui barattoli relativi ai prodotti.
SMONTAGGIO E RIMONTAGGIO
In alcuni casi, quando si è in procinto di restaurare un mobile in genere, conviene prima smontarlo nelle sue varie parti (badando bene a segnare i vari pezzi in modo da non perdersi poi in difficoltosi rompicapi per il montaggio) in modo da agire in maniera completa e totale su ciascun pezzo.
I mobili incollati con colla animale o da falegname permettono la scollatura, si dice quindi che l’incollatura con questo tipo di colla è reversibile perché è possibile in un momento successivo distaccare i pezzi incollati. Quelli, invece, su cui è stata applicata della colla vinilica richiedono di essere trattati così come sono in quanto la loro scollatura è quanto mai rischiosa e difficoltosa.
Qualora comunque si abbia la possibilità di smembrare in qualche modo il mobile per restaurarlo è sempre bene farlo. I vari pezzi, ordinati, potranno essere puliti o sverniciati con maggiore facilità ed il lavoro risulterà comunque più globale perché sarà possibile agire anche su quelle parti che normalmente sono nascoste, garantendo in questo modo un ripristino più completo.
Lo smontaggio del mobile permette anche un rimontaggio sicuramente più saldo di come era in precedenza. Infatti i vari tipi di unioni (a incastro, con viti o altro) tendono col tempo a diminuire la loro stabilità mettendo a rischio l’intera struttura del mobile. Dopo un’accurata pulizia e dopo aver verificato l’integrità dei singoli pezzi e delle parti che devono essere riassemblate si può procedere al rimontaggio di tutte le parti reincollando ove necessario con colla animale ove questa era presente.
Al termine dell’operazione l’intero mobile risulterà più stabile e solido e in seguito sarà possibile procedere alle altre operazioni di finitura.
Se per qualche motivo il pezzo da recuperare è in condizioni tali che un suo eventuale smontaggio non farebbe altro che peggiorare la sua situazione allora si deve solo lasciarlo stare e procedere, se è il caso, ad un suo consolidamento, così da irrobustirlo e garantirgli una vita più duratura.

STUCCATURA
Con la stuccatura è possibile procedere alla correzione dei piccoli difetti presenti sulla superficie del mobile dovute ad urti, imperfezioni di lavorazione, tarli, ecc.

Preparazione
Prendiamo una tavoletta di legno ben levigata e mescoliamo un po’ di gesso di Bologna, delle terre colorate e se ce l’avete un po’ di polvere di legno, poi aggiungiamo della colla (prendiamo in esame solo la colla vinilica) e un po’ d’acqua, amalgamiamo il tutto con una spatolina metallica fino ad ottenere un composto spalmabile.
Le terre colorate servono per far assumere allo stucco una colorazione la più vicina possibile a quella del mobile sul quale stiamo operando, sempre tenendo conto che lo stucco umido è più scuro di quello asciutto, normalmente si usano la terra d’ombra, la terra di Siena ed il giallo ocra.
Poiché lo stucco tende a seccarsi aggiungiamo ogni tanto un pochino d’acqua. Teniamo conto che un’alta percentuale di colla nell’impasto rende più resistente lo stucco, ma fa sì che la carteggiatura successiva risulti più difficoltosa.

Applicazione
Dopo aver realizzato il composto passiamo a spalmarlo nei punti in cui ce n’è bisogno, sui piccoli fori, nelle piccole crepe, premendo bene con la spatolina e passando più volte secondo direzioni diverse, in modo da assicurare una perfetta chiusura del foro. Si deve tener conto che lo stucco tende un po’ a ritirarsi quando secca per cui a volte potrà essere necessario passarne nuovamente.
Se dovete stuccare degli spigoli o delle parti vive realizzate uno stucco più denso con l’aggiunta di colla.
Per conservare lo stucco potete usare dei barattoli ermetici, con chiusura a tappo. Ed è sempre bene che ne avanzi un po’ perché spesso capita di accorgersi che alcuni punti del mobile non sono stati stuccati, allora realizzarlo nuovamente potrebbe essere laborioso più che altro per ritrovare la stessa colorazione che avevate realizzato precedentemente.
In genere lo stucco macchia un pochino per cui è bene che il legno sia un minimo trattato, magari con mordente e turapori, in modo da facilitare la sua successiva rimozione.
A questo punto, dopo aver fatto asciugare bene lo stucco per una notte passate alla sua carteggiatura in modo da lasciare solo la parte riempita.
VARI TIPI DI STUCCO
-Stucco alla cera: questo si può trovare in commercio in stick colorati, sono untuosi e duri. Col calore diventano malleabili ed applicabili, ma poiché non raggiungono il grado di durezza degli altri stucchi sono consigliabili per correggere difetti molto piccoli.

-Stucco alla gommalacca: si prepara mettendo delle scaglie di gommalacca in un pentolino che viene scaldato a bagnomaria, quando queste si sciolgono si aggiunge un po’ di pece greca che rende lo stucco più duro oppure della cera per renderlo più malleabile. Quando avremo ottenuto un impasto omogeneo lo versiamo su un piano di marmo bagnato e lo facciamo rotolare avanti e indietro per dargli una forma a bastocino. In poco tempo avremo un bastoncino rigido e cristallino utile per stuccare piccole imprecisioni anche in mobili di gran pregio, o mobili che verranno lucidati a gommalacca.

-Stucco alla gommalacca richiede la preparazione di un attrezzo in grado di far colare lo stucco sciolto: possiamo usare per esempio un vecchio cucchiaio e sagomarlo con delle pinze in modo che si realizzi un beccuccio per poter facilitare il versamento del liquido. A questo punto si rompe il bastoncino di stucco e se ne mette quanto basta sul cucchiaio che si riscalda su una fiamma in modo da sciogliere lo stucco (occhio a non bruciarsi!). Si riscalda anche una spatolina in ferro col manico di legno. Dopo si fa colare lo stucco nella fenditura o buco e con la spatolina calda si perfeziona l’operazione. In pochi minuti lo stucco si sarà già indurito ed i residui potranno essere eliminati carteggiando. Per ottenere un lavoro ancora più pulito si può proteggere tutta la zona adiacente alla fenditura con del nastro adesivo da carrozziere.

-Stucco alla segatura: per situazioni di emergenza. Prendete della segatura fine, magari quella che si raccoglie nei sacchetti degli utensili come levigatrici orbitali, mescolatela con della colla vinilica ed aggiungete poca acqua per una maggiore fluidità. L’impasto che otterrete potrà essere usato per chiudere piccoli fori o per perfezionare incastri mal eseguiti.

COLORAZIONE O MORDENZATURA
Innanzitutto è bene far presente che la colorazione si effettua solo quando è strettamente necessaria perché, in teoria, andrebbe sempre rispettato il colore originale del mobile, quello che ha assunto durante gli anni. Qualora in un restauro si rendesse necessario applicare delle parti nuove queste andrebbero ricercate con la stessa “patina” del mobile da trattare.
Se invece, si fosse in possesso di un mobile colorato ecco che si renderebbe necessario colorare le varie aggiunte, i pezzi nuovi, in modo da integrarli perfettamente col resto del mobile.

Coloranti vari e loro tecniche

-Aniline
Queste sostanze coloranti sono tossiche essendo dei derivati del petrolio, per cui vanno usate delle precauzioni quando si usano (mascherina, guanti, ecc.). Normalmente sono delle polveri finissime da diluire in alcool o in acqua e nitro. Ma vi sono anche prodotti già preparati che necessitano solo di una ulteriore diluizione perché possano raggiungere il colore desiderato.
Di solito si usano questi prodotti per ritoccare piccoli elementi e si usano a tampone, ma anche a pennello. I colori più frequenti sono il noce, noce antico, mogano, palissandro, poi il giallo ed il nero.
-Mordente noce
E’ costituito da piccoli grani cristallini da diluire in acqua calda. C’è chi consiglia una diluizione di 100 gr di mordente per litro di acqua, ma credo che questa concentrazione sia un po’ elevata. Ad ogni modo vanno fatte delle prove per rendersi conto degli effetti sul legno grezzo.
Questo si prepara semplicemente aggiungendo all’acqua calda la giusta dose di grani, poi si mescola e si lascia freddare. Per l’applicazione il suo utilizzo è vario: si passa da piccoli ritocchi alla colorazione di grandi superfici e di interi mobili. A questo proposito conviene usare uno strofinaccio di cotone o una spugna per stendere il mordente. In particolare lo si da’ con un pennello e subito dopo si spande bene il prodotto sulla superficie in modo da uniformare la colorazione. Frequenti sono i casi di parti verniciate più scure dovute ad un ristagno di liquido, così come le gocciolature lungo i bordi.
-Terre colorate
Queste sono presenti sotto forma di polveri e si usano per dare talvolta una colorazione di fondo al mobile. Si sciolgono in acqua (con difficoltà, ma si sciolgono) e poi si applicano con un tampone.
Le terre, solitamente terra di Siena, terra d’ombra, ocra gialla, possono anche essere usate per conferire una certa tonalità alla cera oppure alla gommalacca. Ma credo che l’uso più frequente sia quello di colorare gli stucchi. Infatti piccole concentrazioni di questi prodotti mescolate al gesso, alla colla e all’acqua sono in grado di dare allo stucco una colorazione la più vicina a quella del legno da trattare.

LACCATURA
Premetto che una laccatura perfetta o quasi, viene bene su un supporto che sia tipo mdf o qualcosa di simile, perché sul massello, nel tempo, si vedranno i segni del legno. Alcuni dicono di usare all’inizio un primer isolante catalizzato al 100%, ma di solito non lo usa nessuno di quelli che conosco, poi, se per esterno, ci sono vernici che si chiamano fondi finitura che si usano sia come prima mano che per seconda come finitura, se per interno, si usa un fondo specifico per laccare, poliuretanico sempre catalizzato, ce ne sono di diversi tipi via via sempre + coprenti, alcuni sono impressionanti, sembrano stucco liquido. Dopo il solito giorno di asciugatura si carteggia con carta fine, di solito si stuccano i difetti che vengono messi in risalto dal fondo, e poi sarebbe meglio dare una seconda mano di fondo che va anch’essa carteggiata quando è asciutta. A questo punto non resta che dare l’ultima mano di finitura e se non c’è polvere, o moschini che girano o pilucchi degli indumenti che si indossano, il risultato sarà ottimo. Il massimo della copertura e della durezza come fondo per laccare sarebbe la vernice al poliestere, perché ha un residuo secco elevatissimo, quindi quello che si vede bagnato è quasi tutto anche nel secco, solo che è un po’ laboriosa e pericolosa perché ha questi componenti che sono la resina, l’accelerante, il catalizzatore ed in fine l’acetone puro come diluente. Quando si vernicia in piano, è meglio mettere i pezzi ad asciugare su un cavalletto in cui nel ripiano superiore sia stato appoggiato un pannello al fine di proteggere meglio dalla polvere i pezzi sottostanti. Per evitare che il bianco nel tempo diventi giallastro, bisogna usare il catalizzatore.

LUCIDATURA
è un’operazione atta ad ottenere una superficie liscia, protetta e brillante. E ciò avviene utilizzando sia prodotti che creano uno strato sulla superficie del legno sia prodotti che abradono la superficie stessa in modo così da ottenere un velo omogeneo e riflettente. L’aspetto opaco normalmente è caratterizzato dalle microasperità della superficie del legno le quali disperdono la luce in tutte le direzioni.
E’ importante per ottenere una buona lucidatura utilizzare prodotti che levigano la superficie rendendola liscia e prodotti che creano uno strato di finitura lucida. Tra i primi si possono annoverare le carte vetrate, le pagliette d’acciaio i turapori, mentre tra i secondi le cere, gli oli, le resine naturali e sintetiche.
Effettuato il primo passo, quello della levigatura della superficie da trattare, va preso in esame il tipo di lucidatura che si rende necessaria. Potremo desiderare una finitura soffusa, oppure una lucidatura a gommalacca, o ancora una lucidatura con prodotti sintetici che può essere effettuata sia a pennello che a spruzzo. In alcuni casi potrebbe essere indicata anche la laccatura.
Non sempre possiamo utilizzare un tipo di finitura al posto di un altro in quanto dobbiamo prendere in considerazione l’oggetto che dobbiamo trattare. Se abbiamo davanti una credenza rustica, mal si addice una lucidatura a gommalacca, mentre potremo optare per quella a cera. Se possediamo un cassettone intarsiato del 700 non useremo certo una finitura a cera né tantomeno una sintetica, ma sceglieremo una lucidatura a tampone con gommalacca. Se dovremo finire il tavolo di cucina potremo non optare per la cera, poco resistente, ma per l’utilizzo di un prodotto sintetico.
Quindi la lucidatura di un mobile è un’operazione che va fatta in modo consapevole, tenendo conto del manufatto che stiamo trattando, del suo valore e del suo uso. Inoltre, consideriamo che l’operazione di lucidatura è l’ultima della serie e come tale deve conferire al mobile quella bellezza e quello splendore che altrimenti non potrebbe avere.
E’ l’ultima delle operazioni di restauro del mobile, e viene eseguita dopo aver effettuato tutte le fasi precedenti. Ora dovremmo avere davanti a noi il mobile reintegrato in tutte le su parti, armonizzato nel colore nelle parti nuove che dovranno essere ben levigate.
A questo punto procederemo ad realizzare il tipo di lucidatura scelto in conformità al tipo di mobili che ci troviamo davanti: Lucidatura a gommalacca e a cera
La lucidatura a gommalacca
la gommalacca si può applicare a pennello o a stoppino. La scelta del metodo dipende dal mobile che dobbiamo rifinire e dal tipo i rifinitura che desideriamo ottenere.
Per mobili rustici costruiti in abete, olmo, castagno o rovere che dalla nascita non hanno goduto di cure troppo approfondite, e hanno naturalmente i pori aperti, possono essere rifiniti con il metodo misto: si verniciano con gommalacca a pennello, poi si rifiniscono con cera d’api.
Per i mobili più ricercati, costruiti generalmente in noce o essenze di pregio, il discorso è diverso. occorre seguire il metodo della lucidatura a stoppino.

LUCIDATURA CON METODO A STOPPINO O TAMPONE
Questa tecnica esige una discreta abilità d’esecuzione che si acquisisce solo con tanta pratica, ma non ha nulla in sé di arcano o misterioso come spesso si è voluto far credere.
Richiede parecchio tempo, e buona pazienza, basti pensare che fino al secolo scorso un buon artigiano lasciava intercorrere, fra una mano e l’altra, anche decine di giorni. Non bisogna scoraggiarsi dagli insuccessi, ma si deve insistere, magari affiancandosi ad un artigiano col quale si è instaurato un buon rapporto. Nella lucidatura a tampone se si provocano delle bruciature della lucidatura , questo succede quando col tampone si asporta della gommalacca non ancora asciugata bene, bisogna allora armarsi di santa pazienza perchè non è possibile correggere localmente l’errore, ma bisogna passare tutta la superficie del piano con lana di acciaio finissima e poi ricominciare da capo..
Comunque, se eseguita secondo le regole dell’arte è sicuramente la tecnica che da i migliori risultati sia nell’aspetto estetico che pratico. Infatti, rispetto alla lucidatura a cera questa risulta essere meno delicata.
Questo tipo di lucidatura è stata utilizzata per la rifinitura dei mobili impiallacciati o lastronati o comunque di pregevole fattura. Per i mobili in massello o rustici, dove non si addice una superficie brillante ma piuttosto satinata, il tipo di lucidatura più idonea, come si è detto, è quella a cera o del metodo misto.

Preparazione del tampone
Il tampone è costituito da un cuscinetto, ottenuto con una pezzuola di lana non colorata che ne costituisce “l’anima”, avvolta in una tela bianca di cotone e lino, il tessuto usato per fare le lenzuola ai tempi della nonna.
La grandezza del tampone, dipende dalla superficie che si deve lucidare. Sarà più piccolo per superfici intagliate o piccole fasce e frontalini di cassetti, più grande per piani di tavolo o di comò.
In fase di lucidatura la gommalacca la si versa in una ciotola larga in modo da poter immergervi completamente la pezzuola di lana. Una volta inzuppata bene, la si strizza con una mano, mentre nell’altra si tiene aperto il telo di lino. Quando la pezzuola di lana e ben strizzata la si mette al centro del telo di lino e si raccolgono i quattro lembi torcendoli ottenendo così il tampone pronto per l’uso.

FASI DELLA LUCIDATURA

• Pomiciatura (ha lo scopo di chiudere i pori del legno)
• Lucidatura vera e propria
• Brillantatura o lucidatura finale

Concentrazione della Gommalacca:
• Chiusura dei pori: 1 etto in 2 litri di alcool
• Lucidatura: 1 etto in 1 litro di alcool
• Brillantatura: 1 etto in 2 litri di alcool
• Metodo misto: 3 etti in 1 litro di alcool

POMICIATURA
ha lo scopo di otturare i pori del legno per rendere più liscia la superficie. Infatti se si guarda in controluce un legno nuovo o sverniciato, si intravedono i pori aperti che riflettendo in modo non omogeneo la luce sulla superficie da l’effetto di una lucidatura non perfetta.
Questa fase va sicuramente eseguita nelle parti che sono state reintegrate con legno nuovo. Le parti originali, già lucidate e che magari non sono state sverniciate non necessitano di questa prima fase in quanto dovrebbero avere il poro già chiuso.
La concentrazione della gommalacca usata in questa fase è abbastanza diluita, infatti è di 2 litri di alcool con 1 etto di gommalacca.
La polvere di pomice va “spolverata” sulla superficie (non va messa sul tampone), e col tampone occorre sottoporla ad una energetica frizione al fine di farla penetrare nei pori. La polvere si bagna di gommalacca, penetra nei pori e li chiude come una sorta di stucco. Infatti quando la gommalacca si asciuga, questa si indurisce ed elimina l’effetto inestetico del poro.
Nel passare il tampone, occorre imprimere a questo molta forza, descrivendo ampi cerchi. Se ci si accorge che il tampone fa fatica a scorrere, conviene effettuare alcune passate con gommalacca molto diluita senza aggiungere pomice sulla superficie. Bisogna prestare molta attenzione affinché non rimangano tracce di pomice in superficie per non correre il rischio di ritrovarsi con delle macchie biancastre a fine lucidatura.
Il procedimento della Pomiciatura va ripetuto per alcuni giorni fino a che , guardando in controluce il piano, non lo si veda completamente liscio. Sarà comunque la natura del legno più o meno poroso a determinare la quantità di mani necessarie.
Questa operazione, per così dire preliminare, non va affatto sottovalutata al fine di ottenere un buon risultato finale.

LUCIDATURA
dopo la fase di Pomiciatura con la quale si è preparato il fondo, è necessario lasciare passare almeno un paio di giorni prima di iniziare con la fase di lucidatura questo per permettere alla gommalacca data precedentemente di asciugarsi in modo definitivo: diversamente il passaggio del nuovo tampone rimuoverebbe la pomice dai pori.
Per la lucidatura va senz’altro usato un tampone nuovo, non usate quello impiegato per la Pomiciatura.
La lucidatura si realizza stendendo la gommalacca sul legno con l’uso del tampone: l’alcool contenuto nella soluzione evaporando lascia solo un sottilissimo strato di gommalacca che al contatto con l’aria indurisce mettendo in risalto le venature ed il colore del legno, dando a questo l’aspetto lucido che vogliamo ottenere. Se una soluzione densa di gommalacca porta a formare in meno tempo lo strato lucido, è comunque meglio usare una soluzione più diluita, dedicando più tempo per stendere più mani che formeranno una pellicola più aderente al legno evitando di scagliarsi.
In questa operazione non bisogna assolutamente avere fretta, per ottenere un lavoro veramente soddisfacente occorre lasciare trascorrere, tra una mano e l’altra un paio di giorni in modo di permettere alla gommalacca di indurire meglio.
Dopo aver bagnato bene il tampone, come descritto precedentemente, lo si strizza in modo che non sgoccioli si inizia a lucidare seguendo le venature del legno, senza ripassare dove si è appena applicato e senza mai fermarsi sulla superficie. Se la superficie da lucidare è ampia, si inizia da una parte e sistematicamente ci si porta su lato opposto per poi ritornare sull’altro lato continuando in modo ininterrotto la lucidatura. Solo quando il tampone comincia ad asciugarsi opponendo una certa resistenza, allora lo si fa scivolare via velocemente da uno spigolo, senza alzarlo dal piano per evitare bruciature.
Nella mano successiva, si cambia movimento, disegnando degli otto. si parte da un lato della superficie e si procede, senza sosta fino al lato opposto.
Quando il tampone è asciutto, si ricarica nuovamente di gommalacca, poi si ricomincia cambiando ancora movimento, questa volta si disegna col tampone una serie di cerchi contigui:
Le varie passate vanno fatte alternando questi movimenti fino ad ottenere un risultato soddisfacente.
Nella progressione delle diverse mani, conviene usare gommalacca sempre più diluita. Ricordatevi che per “mano” di gommalacca, non si intendono quelle fra una ricarica del tampone e l’altra, ma quelle fra un giorno e l’altro.
Comunque non spaventiamoci, tre o quattro mani sono sufficienti per ottenere un buon lavoro.

BRILLANTATURA:
è l’operazione finale, più delicata e più difficoltosa, ma è anche quella che darà più soddisfazione, perché perfezionerà il vostro lavoro.
Lo scopo è quello di eliminare i segni di tampone, le imperfezioni della vernice ed eventuali tracce di olio.
Per eseguirla occorre fare un nuovo tampone con una tela molto fine ed bagnarlo con una concentrazione di gommalacca molto diluita: 1 etto in 2 litri di alcool. Poi lo si passa sulla superficie molto velocemente nel senso della venatura esercitando una pressione molto leggera.
Al termine si otterrà una lucidatura brillante.

LUCIDATURA A CERA A PORI CHIUSI:
la finitura ad encausto a poro chiuso si può attuare in vari modi , alcuni sono molto complicati ed a mio parere l’effetto finale non è così sorprendente come ci si aspetterebbe dopo un lungo e faticoso lavoro . Quindi esporrò quelle tecniche da me attuate con soddisfazione.

La finitura ad encausto , richiede i pori chiusi nei seguenti casi:
1 – Mobili di alta epoca anche lastronati e intarsiati i quali dovrebbero comunque avere i pori già chiusi.
2 – Alcuni cassettoni della metà – fine ottocento dell’ Italia meridionale. In particolare quelli a fronte mosso ed anche se lastronati con legni quali il palissandro o il mogano.
3 – Mobili in massello di noce , olmo radicato , ciliegio ed in genere tutti legni duri con i pori piccoli ed una grana compatta.

I pori si possono chiudere sostanzialmente in due modi:
- con tampone , alcool e pomice , avendo cura di sostituire l’alcool con la gommalacca nelle ultime mani per sigillare. Poi si incera come d’abitudine , si “secca” la cera con un tampone ed alcool , si stira con una spazzola morbida e si lucida prima con la lana e poi se si desidera un effetto extra brillante con delle vecchie calze di seta . Questo metodo è da preferirsi nel caso di mobili lastronati o impiallacciati.
- stendendo l’ encausto , opportunamente riscaldato per facilitare il lavoro , in forma di paté ( NON LIQUIDO ) e quindi con una minore percentuale di essenza di trementina . Si lavora con le mani spingendo bene finché non si secca , si attende un giorno o due e poi si ripassano tutte le superfici con un ferro da stiro caldo ma non bollente per far scendere la cera . Prima che si raffreddi totalmente si toglie l’eccesso con dei panni di lana e si lucida come d’ abitudine. Questo secondo metodo è più adatto ai mobili in legno massiccio per via dell’uso del ferro da stiro.

LUCIDATURA A CERA CON IL METODO MISTO:
la lucidatura attuata col metodo misto è quella che prevede la lucidatura a cera da effettuarsi su un fondo preparato a gommalacca.
Questo tipo di finitura può essere eseguita su mobili che originariamente non avevano una finitura a cera, ma che si desidera che acquistino , una volta ultimati, quell’aspetto semilucido e satinato che la cera sa così ben dare.
Sono da trattarsi in questo modo anche i mobili rustici costruiti con legno dolce.

La gommalacca potrà essere applicata a pennello o a stoppino. Nel caso si usi lo stoppino si seguiranno le fasi di chiusura dei pori e lucidatura già descritte nella sezione della lucidatura a gommalacca tenendo presente che in questa lavorazione se la gommalacca viene applicata pennello, la concentrazione dovrà essere maggiore: 300 gr. per litro di alcool. Nell’applicazione a pennello se ne userà uno piatto a setole morbide al fine di non lasciare striature e si dovrà porre attenzione affinché non ci siano colature lungo i bordi. Se si dovessero verificare delle sgocciolature, occorrerà subito raccoglierle e distribuirle perchè una volta asciutte sarebbe più complicato rimuoverle. Le pennellate saranno date nel senso della venatura del legno.
In questa procedura, è molto importante che l’ambiente sia caldo e secco, perchè l’alta concentrazione dio gommalacca rende la vernice stessa più suscettibile a sbiancare se si opera in ambienti freddi e umidi.
Quando la gommalacca (applicata a pennello o a tampone) sarà bene asciutta, si passano tutte le superfici con lana d’acciaio finissima al fine di renderle uniformemente opache e lisce. La polvere formatasi si dovrà asportare con un pennello e aspirapolvere. Fatto questo si passerà ad una seconda mano di gommalacca come fatto prima salvo diluire maggiormente la concentrazione.
Asciutta la seconda mano si procederà nuovamente a ripassare tutta la superficie con lana di acciaio. Ora, si può decidere se ripetere l’operazione una terza volta o passare alla cera.
A questo punto si applica la cera con un tampone o con un pennello avendo cura di distribuirla uniformemente su tutta la superficie. Quando la cera sarà asciutta, passeremo a lucidarla con un panno di lana possibilmente riscaldato.

CONCENTRAZIONE DELLA GOMMALACCA:
• Chiusura dei pori: 1 etto in 2 litri di alcool
• Lucidatura: 1 etto in 1 litro di alcool
• Brillantatura: 1 etto in 2 litri di alcool
• Metodo misto: 3 etti in 1 litro di alcool

POSSIBILI ERRORI

• Velatura
È una patina bianca dovuta al freddo e all’umidità, in questo caso bisogna portare il mobile in un locale caldo e lasciare asciugare; se permane spagliettarlo con vigore con lana d’acciaio fine.
• Trasudazione
È dovuta ad un eccesso di olio paglierino, che puo’ essere asportato con il tampone con energici movimenti rotatori.
• Opacità
È dovuta ad un eccesso d’alcool impresso col tampone, trattare la superficie sempre con lo stesso tampone ma con gommalacca maggiormente diluita in alcool con energici movimenti.
LE PATOLOGIE DEL LEGNO.

Per comprendere appieno le patologie che possono affliggere i materiali lignei, dobbiamo pensare ad essi come ad organismi viventi che, anche dopo secoli dall’abbattimento dall’albero e dalla loro messa in opera, continuano la loro evoluzione e hanno reazioni ben precise di fronte all’ambiente esterno, sia per difendersi, sia per adattarsi a condizioni ambientali avverse o che, comunque, possono variare per un’infinità di motivi. Quando queste capacità d’adattamento non sono sufficienti a fronteggiare le aggressioni esterne, il legno sviluppa delle patologie che possono portarlo fino alla completa distruzione. Tali patologie possono essere di tre tipi:

Fisiche: disidratazione o marcescenza.
Vegetali: parassitosi fungine.
Animali: parassitosi da insetti xilofagi.

Le patologie di tipo fisico:
Sono sempre alla base degli altri ammaloramenti. Un’ambiente troppo secco porta ad una progressiva disidratazione del legno, e, quindi, ad una mancanza di elasticità che può provocare fessurazioni e spaccature a partire dalle zone più prossime ai nodi; i pori tenderanno ad aprirsi per conferire al legno la maggior igroscopicità possibile, così quando le condizioni dell’umidità dovessero cambiare, questo legno si troverebbe ad assorbire una quantità d’acqua che, oltre ad essere eccessiva in assoluto, sarà oltremodo eccessiva anche nei confronti del nuovo stato fisico che si è venuto a creare al suo interno. Tutto questo porterà a dilatazioni anomale e, quindi, a spaccature, e ad una ritenzione idrica che, anche se momentanea, ripetuta nel tempo (pensiamo per esempio all’avvicendarsi delle stagioni) agevolerà la formazione di colonie di parassiti e ad un progressivo degrado della cellulosa. Parimenti sarà un eccesso di acqua, magari ciclico, magari veicolante sali provenienti da murature o da terra che tendono a depositarsi nei vasi, ricoprendone le pareti o addirittura intasandoli ed ostacolandone le loro funzioni.
I componenti principali del legno sono: cellulosa (40-60% del peso secco), lignina (20-30%), maggiore è la quantità di lignina, più duro e compatto è il legno, acqua ( 17-60%).
L’acqua è suddivisa in acqua di costituzione combinata con la cellulosa e la lignina (essa viene allontanata soltanto con la combustione), acqua di saturazione collegata alle pareti cellulari costituenti i vasi e le fibre, acqua di imbibizione o libera che riempie le cavità cellulari e i pori.
In seguito al processo di essiccazione si ottiene una umidità di equilibrio oscillante fra il 10 e il 15% rispetto al peso del legno secco. E’ da notare come gli attuali processi di essicazione in forno, portino ad una costituzione fisico-chimica del legno simile a quella di un legno disidratato, cioè con poro troppo aperto e con i vasi talmente alterati da impedire la normale traspirazione. In base ad un ormai classico meccanismo perverso, ciò porta a dover intervenire con disinfestazioni preventive che hanno conseguenze inquinanti, cancerogene e, comunque, antigieniche notevoli. Si pensi soltanto all’enorme sviluppo delle allergie ed alle patologie da inquinamento domestico. I prodotti usati per tali disinfestazioni (e poi, in seguito, i biocidi e gli antimuffa mescolati alle vernici) hanno la proprietà di essere rilasciati gradatamente nell’ambiente, anche a distanza di anni e, quindi, di venire a contatto dell’uomo. Alcuni di questi prodotti vengono gradatamente proibiti (per esempio il bromuri di etilene del quale l’Italia era uno dei maggiori consumatori) grazie ad una tardiva normativa europea, ma essi vengono sostituiti da altri prodotti del cui grado di tossicità si parlerà soltanto fra qualche anno.
Nelle forniture di legname è ammesso un tasso di umidità detto “normale” del 10-12%.
Tale normativa, tuttavia, fa riferimento al legname non invecchiato, bensì essiccato in forno.

Il legno invecchiato in modo tradizionale può essere considerato ben stagionato ed asciutto già con una umidità intorno al 17%. Un aumento o un calo di qualche punto non comporterà variazioni rilevanti sul suo stato a differenza del legno essiccato, per cui la differenza di due punti di umidità può determinare dilatazioni o restringimenti di notevole importanza.

Legno utilizzato in ambiente Grado di umidità
Saturo di umidità 30%
Esposto alle intemperie 18% – 22%
Esposto parzialmente (tettoie) 16% – 20%
Coperto non riscaldato 13% – 17%
Coperto riscaldato a stufa 10% – 12%
Coperto riscaldato a termosifone 8% – 10%
Si noti la grande differenza che intercorre fra l’umidità ritenuta da un legno conservato in un ambiente riscaldato a legna ed uno con riscaldamento di tipo moderno. Quest’ultimo caso è una delle principali cause del degrado dei mobili antichi che arredano le nostre case, anche perché si tratta di un degrado subdolo, che resta invisibile magari per anni, per manifestarsi all’improvviso, quando un intervento di restauro non può più essere un normale ripristino, ma occorre un’opera di vero e proprio salvataggio spesso assai problematica. Mi capita di sentir attribuire la causa di movimenti anomali e di spaccature del legno alla sua locazione nei pressi di caloriferi; è un grosso errore di valutazione. Il legno sopporta molto bene le differenze e gli sbalzi di temperatura, mentre non tollera l’aria troppo secca che abbiamo negli ambienti moderni e che, oltretutto, è dannosa anche per l’uomo. In casi del genere spesso vengono effettuate operazioni tese unicamente a ridare un aspetto “piacevole” al mobile, trascurando totalmente la sua conservazione. E’ frequente vedere incastri creati in modo da sopportare certi movimenti del legno, ed ora precari per un suo ritiro abnorme dovuto a disidratazione, riempiti di colla, o di resina, o bloccati da spine per ridare loro fermezza. Tali operazioni avranno un destino assai limitato nel tempo, e, quel che è peggio, causeranno rotture irreversibili. Un intervento razionale dovrebbe innanzitutto consistere nel ripristinare condizioni ambientali favorevoli alla conservazione dell’Oggetto, per esempio un riequilibrio dell’umidità ambientale seguito, dopo un certo periodo di tempo sufficientemente lungo per dar modo al legno di riacquistare un certo equilibrio, dal restauro vero e proprio. Purtroppo di fronte al ritmo ed alle esigenze del nostro tempo, spesso un tale approccio al restauro risulta anacronistico, ma è l’unico veramente teso alla conservazione.
Si possono annoverare nelle patologie anche i fenomeni di imbarcamento, arquatura, svergolamento che solitamente tendono ad interessare soprattutto i legni moderni o quelli usati in manufatti poveri, dovuti ad un taglio delle tavole malfatto. Un tempo si era soliti sezionare il tronco con il cosiddetto “taglio di quarto a ventaglio” che permetteva di avere tavole con venatura perpendicolare. Tale sistema è stato abbandonato a causa della sua macchinosità ed è stato sostituito dal più veloce e meno costoso taglio radiale mediante il quale, ad esclusione delle due tavole centrali, si ottengono tavole con la vena obliqua destinate a flessioni di vario genere.
Il legno sottoposto a condizioni ambientali avverse può subire alterazioni a causa dell’azione di:
1°) organismi vegetali quali funghi e muffe.
2°) organismi animali.

Le patologie di tipo vegetale:
I funghi sono organismi vegetali inferiori privi di clorofilla che si nutrono a spese di materiali organici già elaborati. Questi materiali possono essere residui di organismi un tempo viventi (ed allora i funghi sono detti Saprofiti), oppure parte integrante di organismi in attività vitale (in questo caso i funghi vengono detti parassiti).
A causa dei fenomeni di distruzione e disgregazione del corpo legnoso che i funghi provocano, essi rivestono una grande importanza nel campo del legno.
-Funghi da carie del legno.
Per il loro sviluppo è necessaria una umidità del legno superiore al 20%.
-Funghi Basidiomiceti da carie: questi funghi quando aggrediscono la cellulosa provocano una diminuzione del volume del legno accompagnata da una fessurazione in prismi o cubetti privi di consistenza, tanto da poter essere schiacciati con le dita.
L’area di sviluppo del fungo assume colore bruno, da cui deriva il nome di carie bruna o distruttiva. Se l’attacco dei basidiomiceti non si limita alla cellulosa ma coinvolge anche la lignina, il legno assume un colore più chiaro di quello del materiale sano e si riduce addirittura ad una massa fibrosa biancastra (carie bianca o carie corrosiva).
-Funghi Deuteromiceti da carie soffice: questi funghi provocano un tipo di carie caratterizzata da rammollimento superficiale del legno, per quanto possano provocare anche carie in profondità. Richiedono un tasso di umidità del legno superiore rispetto a quella necessaria ai basidiomiceti. Essi aggrediscono soprattutto il legno che si trova a contatto con il terreno o l’acqua.
-Funghi da colorazione.
Tali funghi provocano un’alterazione cromatica delle superfici lignee; a volte possono provocare il degrado di rivestimenti decorativi.
-Funghi dell’azzurramento: provocano una colorazione dal blu al nero, di intensità e profondità variabili; aggrediscono soprattutto l’alburno di certi legni. L’attacco di questi funghi non incide sulle proprietà meccaniche del legno, ma possono aumentarne il grado di permeabilità.
-Muffe.
Si tratta di funghi che si manifestano con macchie superficiali di vario colore su legno la cui umidità di superficie sia superiore al 20%. Tale condizione si verifica in presenza di elevata umidità relativa o alla condensazione di vapore acqueo.

Rimedi.
In presenza di infestazione micotica occorre, innanzi tutto, eliminare le cause che l’hanno provocata ripristinando il giusto grado di umidità. Solo in seguito è possibile intervenire sia meccanicamente per asportare le eventuali escrescenze fungine (con bisturi o altro attrezzo idoneo), sia chimicamente con fungicidi.
Sono reperibili sul mercato prodotti in polvere da diluire in acqua, o pronti per l’uso sotto forma di pasta. Sono preferibili quelli in polvere poiché permettono di dosare la diluizione secondo le esigenze. Un battericida attualmente molto usato è il benzalconio cloruro; si tratta di un sale quaternario molto efficace e facilmente eliminabile con un lavaggio con acqua deionizzata.
L’acido ossalico è usato da sempre nella disinfezione del legno. Essendo un acido deve essere usato con la massima parsimonia, e soltanto quando per inderogabili motivi estetici si deve ripristinare l’originale tinta del legno. Esso è particolarmente efficace nei confronti delle muffe superficiali ed ha la proprietà di ripristinare l’originario colore naturale del legno. Dopo aver esplicato la sua azione è, però, di difficile asportazione; occorre effettuare ripetuti lavaggi con acqua e spazzolature. E’ buona norma intervenire con soluzioni molto blande che, all’occorrenza, andranno ripetute fino al raggiungimento della giusta colorazione del legno.
Particolari problemi di restauro vengono spesso creati dalla carie bruna e dalla carie bianca. Le soluzioni sono molteplici e devono essere studiate caso per caso. Esse possono andare dalla pura e semplice eliminazione delle parti ammalorate, all’inserzione di tasselli di legno sano, alla conservazione delle parti degradate mediante consolidamento che dovrà essere effettuato per impregnazione profonda con elioresine o con resina epossidica.

-La resina epossidica
ha la proprietà di conferire una maggiore durezza alla parte trattata e meno elasticità; ciò andrà tenuto presente nel caso che il legno sottoposto a questo trattamento debba subire sbalzi di umidità. La resina deve penetrare sino alla parte sana del legno, cosi che la zona risanata non subisca nel tempo distacchi dovuti a diversa dilatazione. A questo scopo, quando l’aggressione fungina è molto profonda, si dovrà ricorrere ad una resina molto liquida e a catalizzazione molto lenta e ad un’applicazione, magari, con il metodo della fleboclisi. Questo genere di resine conferisce al legno l’aspetto bagnato, fattore che va tenuto in conto per non avere, a fine lavoro, differenti tonalizzazioni che sulla parte restaurata sono irreversibili se non mediante mascheratura con colorazioni superficiali, anzi, pitturazioni, che difficilmente risulteranno invisibili. Tecnicamente l’applicazione di oleoresine è simile, sebbene le difficoltà siano di gran lunga inferiori. Anch’esse devono penetrare alla massima profondità possibile. A tal fine è buona norma procedere con una prima applicazione molto diluita e, a distanza di un certo tempo (di solito un’ora) che non consenta la completa evaporazione del diluente, effettuare una seconda impregnazione con prodotto puro. Il problema della colorazione con le oleoresine non sussiste, giacchè esiste una gamma completa che permette di andare dalla completa invisibilità, passando dall’effetto bagnato, alle più svariate tonalizzazioni.

I consolidamenti di tipo acrilico sono, in linea di massima, da scartarsi, poiché, se da un lato offrono il vantaggio di una buona elasticità, non sopportano l’umidità e non sono dotati di sufficiente traspirabilità e resistenza meccanica.
Patologie di tipo animale:
Le infestazioni da insetti xilofagi il più delle volte sono causati dall’incuria dell’uomo o da errate lavorazioni del legno.
In passato l’abbattimento degli alberi non veniva effettuato come avviene oggi, cioè con il profitto come unico fine, ma era sottoposto a criteri ben precisi che portavano a scelte qualitative. Innanzi tutto non si operava assolutamente con la luna crescente, esattamente come il contadino che in tale periodo non effettuava semine di vegetali che non dovessero fiorire. Da prove che ho effettuato nell’arco di undici anni, ho riscontrato che effettivamente il legno degli alberi abbattuti durante il periodo di luna nuova tarla nell’arco di tre o quattro anni, mentre il legno di alberi della stessa età e della stessa specie, cresciuti nelle stesse condizioni dei primi, abbattuti con luna calante, non viene aggredito da tarli o da insetti analoghi. Questa è soltanto una delle più importanti regole che venivano prese in considerazione. Vi era, poi, la posizione dell’albero, la direzione dei rami, la loro dislocazione che determinavano la qualità del legno, per cui si stabiliva se una pianta era più adatta ad essere trasformata in mobile o in infisso, in trave o in scultura.

Gli insetti xilofagi si dividono in due grandi categorie: coleotteri e isotteri.
-I coleotteri sono insetti che volano e depositano le uova nelle screpolature e nelle fenditure del legno. I danni al legno sono provocati dalle larve che scavano gallerie all’interno del materiale.
-Gli isotteri: a questo ordine appartengono varie specie di insetti, fra cui le termiti.
-Il tarlo dei mobili ( anobium punctatum – orologio della morte).Lunghezza mm. 3,5. Colore da bruno scuro al grigio. Con il capricorno delle case è il parassita più pericoloso. Ama il calore. L’umidità, il silenzio ed il buio. L’attacco avviene preferibilmente su legno in opera, sia esso alburno o durame. Le larve, il cui ciclo vitale va da uno a tre anni, scavano, all’interno del legno, gallerie del diametro di diametro di circa un millimetro fino a distruggerne completamente la struttura lasciando pressoché inalterata la superficie esterna.
-Capricorno delle case ( Hylotrupes bajulus).Lunghezza mm. 8 – 22. Colore da bruno scuro a nero.E’ il peggior nemico ed il maggior distruttore del legno secco; predilige le conifere sia in interno che in esterno. Durante il periodo dello farfallamento la femmina depone le sue uova nelle fessure del legno per mezzo di un ovidepositore retrattile, in più gruppi o colonie che possono arrivare ad avere fino a trecento uova. Il periodo di incubazione delle uova è di 5-9 giorni con una temperatura di 31,5 °C e umidità ambientale del 90-95%, oppure di 48 giorni con temperatura di 16,6 °C e umidità ambientale del 18%. Il ciclo evolutivo è di 4-6 anni, ma talvolta può arrivare a 15 anni. Le gallerie vengono riempite di una fine rasura che non viene assolutamente evacuata. Le larve vivono all’interno del legno, invisibili dall’esterno. Nessun danno è rilevabile fino al momento in cui gli insetti escono dal legno attraverso un foro ovale del diametro di mm. 6-10 e con i bordi frastagliati.
-Lyctus (lyctus linearis Goeze – lyctus brunneus Stephens). Lunghezza mm. 2,5 – 5. Colore da giallo bruno a bruno scuro.Questi due insetti nel passato hanno ricevuto scarsa attenzione, ma i danni da essi provocati sono ingenti; aggrediscono praticamente tutte le essenze l essenze lignee, tranne, forse, quelle del pioppo, faggio e betulla. Anche i legni tropicali teneri e gli eucalipti ne sono vittima. La deposizione delle uova avviene da maggio a giugno, ed il ciclo vitale è di un anno. Le larve scavano le gallerie nel senso della venatura e, in attacchi particolarmente intensi, la massa interna del legno si trasforma in un unico ammasso di rasura molto fine e compressa.
-Hesperophanes: le larve di questo insetto presente nell’Europa centro-meridionale, vengono depositate quasi esclusivamente nel legno in opera: travi, infissi, pavimenti. Esse possono causare danni molto gravi perché, difficilmente diagnosticabili, danneggiano irreparabilmente la struttura del legno diminuendone la resistenza meccanica.
-Xestobium rufovillosum: attacca quasi esclusivamente le strutture di vecchie costruzioni; predilige il legno di latifoglie.
-Bostrice bordato: (Xiloterus lineatus). Lunghezza mm. 3; colore da giallo brunastro a bruno scuro. Aggredisce soltanto le conifere con legno umido.
-Longicorno blu-violetto (Callidium violaceum). Lunghezza mm. 11-15; colore blu metallico. Attacca sia conifere che latifoglie, purché non ancora scortecciate.
-Longicorno variabile (Phymatodes testaceus): lunghezza mm. 8-15; colore da giallo bruno a bruno scuro. Anch’esso attacca soltanto il tronco non ancora scortecciato, ma soltanto di latifoglie.

Un’ultima breve annotazione su termiti e formiche.
In Italia sono presenti solo due specie di termiti: Reticulitermes lucifugus e Kalotermes flavicollis; si tratta di insetti simili alle formiche sia per aspetto, sia come vita sociale. I danni che le termiti possono arrecare alle strutture lignee sono enormi; spesso all’inizio dell’aggressione è facile pensare ad una infestazione di tarli e rendersi conto che si tratta di termiti soltanto quando ormai è troppo tardi.
Anche le specie di formiche xilofaghe in Italia sono limitate. La più comune è detta “formica del legno” o “formica carpentiera”(Camonotus herculaneus), lunghezza 10-17 mm.; più rare sono la Tetramorium caespitum, la Monomorium pharaonis e la Iridomyrmex humilis, tutte della lunghezza di circa mm.2-3.
Una seria lotta contro questi parassiti può essere effettuata soltanto da ditte specializzate, mediante esche avvelenate.

Rimedi.
Come per tutte le affezioni del legno è di fondamentale importanza la prevenzione, poiché non esiste alcun rimedio che non abbia controindicazioni. Soprattutto il comune tarlo dei mobili ed il capricorno difficilmente agiscono in presenza di luce, rumori e normale umidità. E’ importante che i manufatti lignei si trovino in ambienti luminosi, ben aerati, immuni da eccessiva secchezza o umidità, che vi siano rumori; insomma, ambienti sani, vissuti dall’uomo in modo sano.
Il primo rimedio contro le aggressioni di tali insetti è il risanamento dell’ambiente.
In passato per disinfestare i mobili veniva usato il petrolio che veniva iniettata nei buchi di sfarfallamento. In seguito sono state usate altre sostanze più aggressive o dotate di azioni collaterali (per esempio il Paraloid B72 diluito in xilolo, ove la B72 aveva effetto consolidante, il solvente effetto insetticida).Tuttora sono reperibili in commercio numerosi prodotti insetticidi iniettabili la cui tossicità per l’uomo è relativamente bassa. Questo sistema, però, non sempre risulta efficace, poiché il più delle volte il liquido insetticida non riesce a raggiungere le uova che sono sempre ben protette in anfratti delle gallerie; inoltre i tempi di intervento sono piuttosto lunghi.
Sono stati messi a punto altri vari sistemi basati sulla fumigazione o camera a gas utilizzando diversi prodotti insetticidi quali la formaldeide, il bromuro di etilene, vapori di cianuro, ossido di etilene, piretroidi e pesticidi di ogni genere. Il sistema consiste nel creare una camera sigillata ermeticamente (di solito viene usati sacchi o bolle di polietilene; apparati del genere vengono prodotti industrialmente in varie dimensioni), nelle quali viene posto l’oggetto da disinfestare ed immesso il biocida. I gas che normalmente vengono impiegati , sono considerati per la legge italiana gas tossici e come tali sono soggetti al Regio Decreto N. 147 del 09-01-1927, che ne regola l’uso, la detenzione e l’acquisto. L’impiego dei suddetti gas, in base a tale legge, va effettuato da aziende con personale abilitato e inoltre non è possibile il loro impiego in ogni luogo. Un grosso problema, inoltre, è dato dal fattore inquinante della maggior parte di essi. Il bromuro di etilene, per esempio, che viene proposto da alcune ditte italiane come “trattamento” ecologico, è considerato uno dei principali responsabili della formazione del buco dell’ozono ed è altamente cancerogeno. Il legno impregnato con questo gas, ne rilascerà i residui nell’ambiente per vari anni, e lo stesso discorso è valido anche per gli altri prodotti biocidi. Fortunatamente la Comunità Europea ha varato una legge che mette al bando il bromuro di etilene (usato in modo massiccio nell’agricoltura italiana) dal 2002.
Sistemi non basati su prodotti tossici sono stati messi a punto ultimamente; ne citerò due che risultano essere validi, anche se suscettibili di miglioramenti (fra i quali un abbassamento dei costi che al momento sono abbastanza elevati): il primo si basa sulle interazioni dei campi magnetici con i magnetosomi che regolano i ritmi biologici animali. Questo sistema è teso a provocare una progressiva alterazione neurotica che si manifesta con mancanza di coordinamento motorio, perdita dell’appetito e mancanza di interesse alla riproduzione.
Il secondo sistema consiste nella sostituzione temporanea dell’ossigeno con azoto; in tal modo viene provocata la morte degli insetti, in qualunque stadio si trovino, per anossia nel giro di tre settimane.
Prima di giungere all’applicazione di sistemi così complessi e costosi, è bene procedere, come già detto, prima ad un risanamento dell’ambiente eliminando le cause dell’infestazione, successivamente pensare ad una disinfestazione che non sempre deve per forza essere chimica e, quindi, pericolosa anche per l’uomo. Mi è capitato spesso, in presenza di mobili posti in ambienti molto silenziosi, di proporre rimedi tipo “sveglie rumorose poste all’interno del mobile stesso” destando lo scetticismo del cliente. Di solito questo sistema sortisce effetti insperati.
Intaglio del legno
tecnica artistica mediante la quale vengono realizzati ornamenti in incavo o in rilievo su superfici di legno; si distingue dalla scultura per il fine eminentemente decorativo (che l’ha collocata per secoli tra le arti considerate “minori”), e per la funzione spesso secondaria che assume nei confronti del manufatto o dell’opera cui si applica. Il legno costituisce un supporto leggero, spesso morbido e facile da lavorare; ha inoltre una notevole resistenza alla trazione e può essere incollato e unito a incastro. Esistono molti legni diversi, ciascuno contraddistinto da colorazioni e venature naturali proprie, spesso molto apprezzabili dal punto di vista estetico. La superficie di legno viene solitamente intagliata con l’ausilio di vari tipi di scalpelli e trapani; la fase della rifinitura prevede poi l’utilizzo di raspe, lime e carta vetrata. Gli oggetti intagliati possono essere dipinti o dorati direttamente oppure dopo essere stati ricoperti con uno strato di stoffa o gesso. È anche possibile lasciare al legno il suo aspetto naturale limitandosi a lucidarlo.

Figura professionale
solitamente i mobili in stile richiedono l’ausilio di abili intagliatori per scolpire figure e ornati, ma per ogni lavoro artistico alla base di quest’arte c’è il disegno, oltre alla capacità manuale, e al buon gusto. È inutile ricordare che l’intagliatore si distingue per i propri lavori artistici, poiché sono fatti a mano e non riproducibili in serie.

Tipi di lavorazione:
A tutto Tondo: per definire una figura nella realtà volumetrica.
Rilievo sul piano: si toglie la materia circostante per eseguire figure in rilievo schiacciato o stiacciato, rilievo bassissimo, simile a quello delle monete.
Bassorilievo: le figure sono poco profonde.
Altorilievo: le figure emergono completamente dal fondo.

Attrezzi
Il banco da falegname : un robusto tavolo provvisto di morse.
Bulini: punte d’acciaio che incidono il legno.
Scalpelli: sbarre d’acciaio di piccole dimensioni con manico di legno e lama tagliente.
Sgorbie: sono simili agli scalpelli ma con lama a sezione curva.
Mazzuolo: martello di legno.

La scelta del legno
i legni più facile da lavorare sono quelli dolci “famiglia conifere” : pino, pino cirmolo, abete, tiglio, obece, pioppo, ecc., preferibilmente senza nodi, dopo la lavorazione anche attualmente vengono stuccati e dipinti con laccature e dorature. Legni duri: noce europeo, l’acero, pero, bosso, olivo, castagno, ebano, ecc., vengono tradizionalmente lucidati trasparenti.

Tecniche
non esistono tecniche universali, esse si possono acquisire solo con l’esperienza, ma alcune linee guida da seguire possono aiutare coloro che vogliono intraprendere quest’arte. Per quanto mi riguarda utilizzo il metodo di eseguire dopo un disegno accurato ed a volte tridimensionale, un modello in creta in dimensione 1/1. La prima operazione da compiere dopo la scelta del legno è la tracciatura che consiste nel disegnare su tre facce (nel tutto tondo) del blocco il contorno. A questo punto viene sagomato con sega a nastro o a mano. Dopodiché si inizia la sbozzatura con la sgorbia grande. Quando sono emersi i volumi voluti è necessario eseguire una seconda tracciatura, che consiste nel definire i particolari. Il lavoro verrà terminato con l’ausilio degli altri attrezzi (a seconda della necessità). Questa è anche la fase più delicata, perché uno sbaglio può pregiudicare la riuscita del lavoro, in quanto il legno una volta tolto non è possibile rincollarlo senza che la giuntura sia invisibile

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