• Doratura Restauro Disegno Pittura Tecniche

    La doratura è un mestire antichissimo che fa parte delle arti della decorazione, a cui ho voluto dedicare questo spazio web: Tratterò le tecniche utilizzate e i materiali che occorrono alla buona riuscita della doratura a foglia e a spolvero, con una descrizione dettagliata, suddivisa e sempre aggiornata sulla doratura del legno, la doratura e l'uso degli stucchi e il loro impiego. Qualche accenno al disegno e alla decorazione, al restauro e alle arti pittoriche visive. ATTENZIONE: NEL RISPETTO DELLE OPERE PROPRIE D'INGEGNO E DEL DIRITTO D'AUTORE VIGENTE © 2008 tutti i diritti sono riservati. PERSEGUIBILE AI SENSI DI LEGGE DEL 22 APRILE 1941 N 633 PER CONTATTO E INFORMAZIONI: Email katiusart@yahoo.it _____________________________________________________ Hanno detto di me: Artista completo, polimaterico, poliedrico, si esprime con contenuti originali ispirazioni che spaziano dal verismo all'astrattismo. Nelle sue opere si nota semplicità e ingenuità di una personalità giocosa a volte aggressiva, ciò che sorprende è la duttilità dalle forme misteriose a rivelare profonde verità intellettuali e attuali. Utilizza tecniche completamente perdute come il pennino intinto nell'inchiostro di china usato con grande pazienza e maestria, la matita e il carboncino, fino all'uso del digitale. Nei suoi periodi di transizione dopo lunghe attese di anni la sua ispirazione riprende e trasforma, lo stile cambia. In sintesi di questo artista si può dire che non è assolutamente ripetitivo e noioso. Jodie Hetherman.
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  • Indice dei termini del Restauro

    ABRASIVI Gli abrasivi sono usati per rimuovere la ruggine, gli ossidi, le macchie di corrosione e le alterazioni sulle superfici metalliche, e per pulire e preparare la superficie del legno prima della finitura. Poiché sono disponibili in una gran varietà di tipi, ci si dovrebbe sempre assicurare di usare il grado di abrasivo corrispondente al lavoro da fare. Gli abrasivi adatti per lavori in metallo includono: corindone, gesso in polvere, lana d'acciaio, panni abrasivi, rossetto, polvere tripoli, pomice in polvere, smeriglio. Quelli per il legno includono: carta vetrata del grado più sottile, lana d'acciaio, carta vetrata più ruvida. Gli abrasivi usati per levigare il vetro sono l'ossido di zinconio e il mastice in polvere. _____________________________________ ACETATO DI AMMILE L'acetato di amile è un liquido incolore che dissolve completamente la celluloide, ed è,quindi, un solvente ideale per pitture e vernici alla cellulosa, che sono spesso difficili da levare. Può inoltre essere utilizzato per togliere le macchie dai tessuti. È altamente infiammabile, e a causa della facilità di evaporazione non va usato in uno spazio ristretto. _____________________________________ ACETATO DI AMMONIO Disponibile sia in cristalli, sia in una soluzione incolore in acqua al 50%, l'acetato d'ammonio è una preparazione innocua, non tossica, con un leggero odore di ammoniaca. Si può acquistare in piccole quantità da qualunque fornitore di articoli per laboratori chimici. _____________________________________ ACETATO DI POLIVINILE (PVA) È una resina sintetica, che sciolta in alcool etilico (20 gr di PVA in 100 ml di alcool) forma una vernice usata per riverniciare dipinti. Un buon adesivo per ceramica e legno è fatto con l'emulsione di acetato di polivinile. _____________________________________ ACETO Si può acquistare come aceto bianco o distillato. Contenendo acido acetico, può essere usato come smacchiatore al posto dell'acido acetico. _____________________________________ ACETONE E' un liquido incolore, volatile, derivato dal petrolio; è un potente solvente per pittura,lacca, pece, adesivi alla cellulosa, cere e vernici, ed è particolarmente utile per rimuovere quelle vernici e pitture che resistono ad altri solventi. Si deve applicare con attenzione, perché agisce molto rapidamente;la sua azione può essere rallentata diluendolo con un sostituto della trementina o fermata con paraffina. Poiché è altamente infiammabile, va maneggiato con prudenza e non deve mai essere usato vicino a una fiamma libera. Bisogna inoltre evitare di respirarne i vapori,che possono essere pericolosi. _____________________________________ ACIDI Gli acidi formano una classe di sostanze che sono composte di idrogeno combinato con altri elementi chimici. Sono neutralizzati dagli alcali. Mentre le loro proprietà corrosive rendono gli acidi insuperabili per la pulizia degli oggetti, particolarmente per quelli di metallo, essi sono potenzialmente molto pericolosi. Gli acidi usati per la pulizia e il restauro devono essere tenuti in bottiglie di vetro chiaramente etichettate con tappi di vetro smerigliato, in un posto lontano da altre sostanze, e, ovviamente, fuori della portata dei bambini. Gli acidi non vanno mai trasferiti in contenitori di recupero, come per esempio bottiglie di bevande, con le quali potrebbero essere scambiati, ne in contenitori di plastica, poiché potrebbero corroderli, causando infiltrazioni e versamenti, che potrebbero dar luogo a una accidentale bruciatura. Usando acidi in soluzioni diluite, la regola principale è: aggiungere sempre l'acido all'acqua, e mai l'acqua all'acido! _____________________________________ ACIDO ACETICO E l'acido costituente dell'aceto, ed è in questa forma che può essere usato per rimuovere le macchie. Solvente efficace per sostanze organiche, è usato per ravvivare i colori su tessuti danneggiati da alcali come soda caustica. Si usa in soluzione al 10% per pulire oggetti di piombo e per rimuovere macchie dalle stampe. Dovrebbe essere tenuto lontano dal rame, col quale reagisce,e dalla pelle, sulla quale, facilmente, provoca bruciature. Può essere acquistato in farmacia come acido acetico, oppure in forma diluita, come distillato o aceto bianco, in qualunque supermercato. _____________________________________ ACIDO CITRICO È un acido debole, ed è quello che conferisce asprezza al limone e al cedro. Può essere usato come soluzione al 10% in acqua per sbiancare le macchie sulla carta, e in soluzione al 5% per togliere la corrosione verde dall'argento. Una soluzione di una parte di acido citrico con due parti di una soluzione concentrata di borace in dieci parti di acqua distillata, è un efficace sbiancante per le macchie d'inchiostro. In caso di emergenza, l'acido citrico può essere usato per trattare le bruciature da alcali. _____________________________________ ACIDO CLORIDRICO È un acido forte e pericoloso. Può sciogliere l'oro e il platino, se se ne mescolano tre parti con una di acido nitrico (forma l'acqua regia, che è usata per analizzare l'oro fra i 9 e i 18 carati). Si deve fare molta attenzione aprendo una bottiglia di acido cloridrico, perché i vapori che immediatamente fuoriescono, possono danneggiare gli occhi. _____________________________________ ACIDO NITRICO L'acido nitrico è un acido forte, incolore, conosciuto anche come acquaforte. Si usa in soluzione al 5% per pulire dorature e oggetti dorati, monete e medaglie, macchie di vino sulle caraffe, e macchie d'inchiostro sul legno. È usato anche per verificare i metalli (vedere oro, platino e argento) ed è uno dei costituenti dell'acqua regia. L'acido nitrico deve essere usato con molta attenzione poiché può causare pericolose bruciature. Se viene a contatto con la pelle, si deve sciacquare immediatamente con acqua corrente. _____________________________________ ACIDO OSSALICO L'acido ossalico è un acido debole ma velenoso, che si vende in forma di cristalli bianchi. Viene usato principalmente come smacchiatore, e toglie dai tessuti le macchie d'inchiostro e di ruggine, dal legno e dalla carta le chiazze nere e le macchie d'inchiostro. Deve essere poi rimosso perfettamente; se non è completamente eliminato dal legno, produce macchie lucide. Una debole soluzione leva dal rame piccole parti di corrosione. Come tutti gli acidi, può causare ulcerazioni e macchie, quindi usandolo si devono proteggere le mani, gli abiti e i mobili. _____________________________________ ACIDO SOLFORICO L'acido solforico è un liquido oleoso, incolore e molto, pericoloso, conosciuto anche come vetriolo. Può causare serie bruciature, perciò deve essere maneggiato con la massima attenzione, e ogni schizzo va immediatamente lavato con acqua corrente. Inoltre è importante ricordare, quando lo si diluisce con acqua, di aggiungere l'acido all'acqua,e mai l'acqua all'acido. _____________________________________ ACIDO STEARICO Solubile in alcool, etere, cloroformio, tetracloruro di carbonio, è utilizzato per la preparazione di colori e per la pulizia dei metalli. _____________________________________ ACQUA (di rete) Composta da idrogeno ed ossigeno (H2O) trova mille applicazioni nel restauro (pulizia, diluente, amalgamante,ecc). _____________________________________ ACQUA DI CALCE L'acqua che in un contenitore rimane in superficie a seguito della sedimentazione della calce. E' particolarmente ricca di carbonato di calcio (CaCO3). _____________________________________ ACQUA DISTILLATA L'acqua distillata è libera dalle impurità presenti nella normale acqua di rubinetto, che spesso contiene quantità varianti di solfato di calcio, bicarbonato di calcio, magnesio e doro, i quali rendono l'acqua dura, riducendo l'efficacia del sapone e corrodendo gli oggetti in metallo. Si deve sempre usare acqua distillata quando si lavano oggetti fragili o di valore; è particolarmente importante usarla nel risciacquo finale. È consigliabile acquistarla in farmacia o in negozi di prodotti chimici, e non presso un negozio di accessori per auto. _____________________________________ ACQUAFORTE Vedi la voce Acido nitrico. _____________________________________ ACQUA OSSIGENATA L'acqua ossigenata, o perossido d'idrogeno,è un liquido trasparente e incolore, usato come sbiancante. È disponibile in farmacia in varie concentrazioni espresse in volumi (12, 24, 36, 130). I volumi si riferiscono alla quantità di ossigeno prodotta da un volume di soluzione, e la concentrazione più comunemente usata è quella a 12 volumi. È venduta in bottiglie di vetro scuro, e deve essere conservata in un posto fresco e buio. L'acqua ad alto volume (130) va utilizzata con tutte le precauzioni che di solito si mettono in atto per gli acidi, in quanto se va a contatto con la pelle può provocare ustioni. _____________________________________ ACQUA DI RAGIA( acquaraggia) Derivata dalla distillazione del petrolio si usa solitamente per "pulire i pennelli". Ha difficoltà a solubilizzare le resine, mentre agisce facilmente su grassi, bitumi, cere e paraffine. E' buona norma pulire sempre i pennelli dopo averli usati per non essere costretti ad acquistarne di nuovi in continuazione. _____________________________________ ACQUA REGIA È una miscela di tre parti di acido cloridrico e una parte di acido nitrico ed è usata nella verifica dei carati dell'oro. Nessun acido minerale comune scioglie l'oro, a eccezione dell'acqua regia. Poiché gli ingredienti che la compongono sono due dei più pericolosi acidi, dev'essere maneggiata con estrema cautela. _____________________________________ ACQUATINTA L'acquatinta (da: acqua tinta), è un procedimento di incisione simile all'acquaforte apparso nel XVIII secolo. Il disegno viene inciso su una lastra metallica che è poi parzialmente ricoperta di polvere di resina. La lastra viene immersa nell'acido, che attacca le zone non protette dalla resina. Il risultato è simile a un lavis all'inchiostro di China o al nero di seppia. La più adatta alla stampa colorata, ma di tecnica assai complessa; per lo più usata come ausiliare dell'acquaforte. La si ottiene in due modi: applicando direttamente col pennello, sul metallo nudo, l'acido, delimitandone il campo d'azione con vernici resistenti alla morsura, oppure per mezzo di speciali preparazioni dette grane. Queste consistono nel cospargere la lastra di granellini di varia materia (dal bitume alla sabbia), in modo che l'acido intacchi soltanto gli interstizi tra di essi. Fatta una prima morsura, si ricoprono di vernice resistente le parti del disegno già sufficientemente corrose, si toglie dalle altre la prima grana, e la si sostituisce con una più fine, in modo che la successiva morsura intacchi più numerosi interstizi. Si possono sovrapporre in questo modo più grane ottenendo una ricca gamma di corrosioni che nella stampa si muterà in gradazione di chiari e di scuri, rendendo l'incisione efficacissima nella resa di più delicati trapassi luminosi, simile nell'aspetto all'acquerello. _____________________________________ ACQUERELLO Tecnica pittorica il cui legante è la gomma arabica. I pigmenti colorati macinati alla gomma sono sciolti nell'acqua e applicati a velatura. Il carattere peculiare di questa pittura è la trasparenza. Questa tecnica richiede prontezza e sicurezza di esecuzione per il rapido essiccamento delle tinte. Il supporto è generalmente la carta o anche la seta, specie in Estremo Oriente. Mentre per la decorazione dei manoscritti la pittura ad acquerello era già adoperata fin dalla antichità , l'acquerello propriamente detto, che si vale di tinte acquose e, per il bianco, del bianco stesso della carta, entra nell'uso corrente nel sec. XVIII in Inghilterra e si diffonde nel sec. XIX. Fama grandissima l'acquerello raggiunse con Turner che ne perfezionò la tecnica sostituendo ai colori minerali quelli vegetali, e con Bonington, che lo usò oltre che nei paesaggi e nelle vedute anche nelle scene storiche in genere. Opere squisite su seta e su carta, sono dovute agli orientali che ritrassero poetici paesaggi, animali e fiori. In Cina l'acquerello fiorì incessantemente dal sec. III al XV e in Giappone, dove fu importato dalla Cina insieme alla religione buddista nel sec. VI, godette di una continua fortuna fino alle soglie del sec. XIX: nomi famosi di acquerellisti sono quelli del cinese Wang Wei (sec. VIII) e del giapponese Hokusai (1760 1849). _____________________________________ ACRILICO Di rapida essiccazione e di resa brillante, i colori acrilici sono sostanzialmente delle tempere magre, solubili in acqua, che invece dei leganti organici (come la tempera all'uovo) della grande tradizione, contengono leganti sintetici (a base, appunto, acrilica). Negli ultimi tempi, è diventato uno dei tipi di colore più usati per pittura da cavalletto, anche in sostituzione dell'olio, con i vantaggi rispetto a quest'ultimo, di asciugare prima e nel caso di una pittura per stesura, di accorciare moltissimo i tempi di lavoro, anche se trattandosi di un colore più magro, è più delicato (si riga facilmente) e ha gamme di colore generalmente più fredde e meno ricche dell'olio. _____________________________________ ADESIVI Gli adesivi moderni sono così forti ed efficaci che tendono a sostituire i più vecchi metodi di riparazione, come l'inserzione di tasselli di rinforzo e la chiodatura. La maggior parte di questi adesivi può incollare una grande varietà di materiali, ma alcuni sono più indicati di altri per particolari lavori. Qualunque materiale si stia riparando, o qualunque tipo di adesivo si usi, si devono applicare alcune regole di base. Bisogna innanzitutto leggere il foglio di istruzioni per sapere in quanto tempo perde il suo potere di adesione se esposto all'aria. In generale le temperature intorno ai 20 °C forniscono le migliori condizioni per una robusta tenuta, sebbene alcuni adesivi, come l'urea formaldeide, non vengano influenzati dalla temperatura. Le superfici da unire devono sempre essere pulite; si deve quindi raschiare ogni traccia di colla o pittura, levare lo sporco, e rimuovere ogni granello di polvere. Gli adesivi e le colle si devono applicare il più uniformemente possibile sulle superfici a contatto. La colla da falegnami (l'unica ammessa per il restauro ligneo) dev'essere applicata a caldo, mentre tutte le altre colle e adesivi si possono applicare a freddo. Per una migliore adesione, le superfici lisce devono essere rese ruvide prima dell'applicazione. L'adesivo in eccesso si deve togliere subito, perché, una volta indurito, è molto più difficile eliminarlo, Gli adesivi non sono intercambiabili, e quindi ci si deve accertare di usare sempre lo stesso tipo su entrambe le superfici. _____________________________________ ADESIVI A CONTATTO Questi adesivi sono adatti per congiungere rapidamente delle superfici piane; uno svantaggio è che la linea di colla è piuttosto spessa, ma, in caso di superfici piane, la giunzione è molto resistente. Per l'applicazione, si rivestono entrambe le superfici, si aspetta che diventino appiccicose, quindi si premono fortemente insieme. (A questa categoria appartengono adesivi tipo Bostik.) _____________________________________ ADESIVI ALLA CELLULOSA Sono quegli adesivi che asciugano rapidamente e sono moderatamente impermeabili e resistenti al calore. _____________________________________ ADESIVI AL LATTICE NATURALE Sono particolarmente utili per incollare tessuti, perché non lasciano alcun segno sui materiali sui quali vengono usati. Non sono assolutamente adatti come adesivi per il legno. _____________________________________ ADESIVI ALL'UREA FORMALDEIDE Questi adesivi sono i più utili nel trattamento delle giunture del legno che cedono, special modo quando vi è un vuoto da riempire. Resistono all'umidità meglio degli adesivi naturali, della caseina, e delle colle poliviniliche. L'indurimento inizia immediatamente ed è necessario fissare l'oggetto con morsetto. _____________________________________ ADESIVI EPOSSIDICI Gli adesivi a base di resina epossidica (tipo Araldite) si possono usare per giunzioni su metalli, vetro e ceramiche. Non devono essere usati su terracotta, terraglia o ceramica, perché penetrano con facilità in questi materiali porosi, e possono causare scoloramento sotto la vernice trasparente. La porcellana moderna tende a essere piuttosto porosa, e se si usa una resina epossidica si deve attendere finché è diventata appiccicosa, cioè circa un'ora dopo che è stata mescolata. Le resine epossidiche conferiscono un'eccezionale robustezza e sono altamente resistenti al calore e all'acqua. È necessario sostenere o fissare con morsetto la giunzione finché l'adesivo sia essiccato, cosa che normalmente avviene in circa dodici ore; sviluppa la massima forza entro una settimana. Il processo può essere accelerato esponendo l'adesivo a un moderato calore. Le resine epossidiche sono anche utili mastici. Si vendono in confezioni di due tubetti, quello contenente la resina e quello contenente l'indurente, e una volta mescolati devono essere usati entro un'ora. La miscela, però, può essere conservata per diversi giorni nel reparto congelatore del frigorifero. _____________________________________ ADESIVO TIXOTROPICO Adesivo bicomponente adatto per l'incollaggio strutturale di calcestruzzo, pietra, marmo, vetro e metalli. _____________________________________ ADESIVO VINILICO (Vinavil) Un ottimo adesivo per incollare il legno e particolarmente adatto nella riparazione delle ceramiche porose. Ha un forte potere adesivo, ma non è resistente all'acqua. Asciugando, diventa incolore. _____________________________________ AFFILATURA Rigenerazione del tagliente di una lama mediante la pietra a olio. _____________________________________ AGENTI CANDEGGIANTI Il candeggio è l'imbianchimento mediante trattamento con un processo chimico. Per imbiancare il legno si possono usare anche gli ordinari candeggianti domestici. Comunque, per operazioni più delicate, come il trattamento di carta e stampe, vengono usati altri e più raffinati sbiancanti. (Vedi le voci Acido citrico. Acqua ossigenata. Biossido di doro. Ipoclorito di sodio.) Qualunque sbiancante si usi, va impiegato con moderazione, poiché un uso eccessivo può indebolire un oggetto in modo irreversibile. Come per gli acidi e gli alcali, si deve fare molta attenzione nell'immagazzinamento degli agenti sbiancanti, assicurandosi che siano chiaramente etichettati e sicuramente fuori della portata dei bambini. Gli sbiancanti dovrebbero essere conservati nei contenitori nei quali sono stati acquistati, e mai trasferiti in contenitori di recupero, perché potrebbero essere scambiati per sostanze innocue. _____________________________________ ALCALI Il termine alcali è applicato all'idrossido solubile di un gruppo di metalli comprendente sodio e potassio. Gli alcali neutralizzano gli acidi formando con essi dei sali. Sono altamente solubili in acqua. Alcuni alcali, in particolare la soda caustica, sono molto corrosivi e nocivi; trattandoli si deve avere molta prudenza. _____________________________________ ALCALINITA' Eccesso di ioni ossidrili negativi in una soluzione acquosa. _____________________________________ ALCOOL ETILICO Prodotto facilmente reperibile in commercio da usare come solvente (minimo a 95 volumi) per la gommalacca oppure da miscelare con due parti di essenza di trementina per ottenere un composto valido per la pulizia leggera di un mobile senza ricorrere a metodi più forti come l'ammoniaca o gli sverniciatori Vi sono vari tipi di alcool: l'alcool etilico (o etanolo), usato per alimentazione (95°),è il più puro e costoso; l'alcool metilico (o metanolo), reperibile nei negozi di prodotti chimici, come l'alcool isopropilico, che è un sostituto a buon mercato dell'alcool L'alcool è un efficace solvente per oli e grassi, per vernici e pitture, adesivi resinosi e gomma lacca; è utile anche come rapido agente essiccante; assorbe acqua ed evapora rapidamente. Si usa per asciugare oggetti fragili, o per pennelli lavati di recente. _____________________________________ ALCOOL BUTILICO Liquido limpido, incolore, buon solvente per grassi, oli, gomme, resine, cere, ecc. _____________________________________ ALCOOL DENATURATO L'alcool denaturato è composto principalmente di alcool etilico, e contiene additivi e coloranti che lo rendono non commestibile. È un solvente utile per rimuovere la vernice a spirito e le macchie di cera, ed è usato per pulire osso, avorio, porcellana, gioielleria, terraglia, specchi ecc. L'alcool denaturato è infiammabile e quindi deve essere maneggiato e conservato con cura. _____________________________________ ALCOOL DENATURATO BIANCO È un tipo di alcool denaturato, non commestibile, ma senza il colorante rosso. È facilmente reperibile in farmacia. _____________________________________ ALCOOL ISOBUTILICO Liquido limpido, incolore utilizzato come solvente per esteri della cellulosa, etilcellulosa, ecc. _____________________________________ ALCOOL ISOPROPILICO Liquido limpido, incolore, con tenue odore caratteristico. Miscelabile con acqua e molti liquidi organici. Solvente per pitture, oli naturali, tinture, ecc. _____________________________________ ALCOOL POLIVINILICO Sostanza ad alto peso molecolare, solubile in acqua. Ha grandi proprietà emulsionanti. _____________________________________ ALLUME DI ROCCA Usato come collante della carta ed additivo negli intonaci. _____________________________________ ALLUMINIO IN POLVERE Per la sua finezza e leggerezza viene utilizzato come additivo nelle malte per riempimenti delle lacune. _____________________________________ AMMONIACA L'ammoniaca è un gas formato da idrogeno e azoto, molto solubile in acqua. È usata infatti solitamente per scopi domestici in soluzione in acqua al 10%, e si trova in vendita già cosi diluita. L'ammoniaca è un alcali debole, utile per togliere grasso e sporco, particolarmente dal vetro e dalla porcellana, macchie di sangue, e alcuni tipi di ossidazione sull'argento. Non deve essere usata sul bronzo, tuttavia, per ché intacca il metallo. Rimuove anche licheni e muschi dai lavori in pietra, e una debole soluzione asporta la vernice a spirito dalle stampe. Agisce come sverniciatore, ed è ottima per lavare le vecchie pitture a base di latte trovate spesso sui pezzi d'antiquariato. L'ammoniaca è molto irritante, ed emette vapori forti e sgradevoli; quando la si usa,si devono calzare guanti di gomma e lavorare in una stanza ben ventilata. La bottiglia d'ammoniaca dev'essere tenuta in un posto fresco e mai lasciata alla luce del sole. _____________________________________ AMIDO DI RISO Viene utilizzato come collante della carta, nella foderatura dei dipinti su tela e come addensante. _____________________________________ AMIL ACETATO Liquido da chiaro a incolore con odore di banana. Ottimo solvente. _____________________________________ AMMANTATURA(dal Forum: Risposta di Pino) Il procedimento consiste nella stesura sulla superficie lignea di strati sottilissimi di un misto di gesso di Bologna e colla di coniglio, sino a formare una superficie compatta di alcuni millimetri di spessore sulla quale si può successivamente colorare a tempera oppure, previa applicazione di bolo armeno dorare a foglia. Nel caso di laccature dopo la stesura della tempera si procede con l'applicazione di una vernice a base di sandracca diluita in alcool etilico a 99°, filtrata ed addizionata a trementina veneta (non essenza di trementina) per evitare successivi sfarinamenti della sandracca nel tempo. Non si usa se non per ottenere effetti coloristici particolari, la gommalacca poiché altera il tono della tempera. L'ammanitura si esegue mediante l'applicazione di un primo strato di colla di coniglio molto diluita, e di successivi strati caldi di gesso di Bologna miscelato a colla di coniglio (operazione da eseguire con delicatezza senza mescolare se non dopo tempo per evitare la formazione di bolle d'aria). Tra uno strato e l'altro si carteggia in modo da eliminare qualsiasi imperfezione ed alla fine con raschietti da gesso si ravvivano spigoli e motivi ornamentali. Nel sito, con riferimento alla doratura, trovi corrette ed esaurienti indicazioni sulla preparazione del gesso e la sua applicazione. E' un lavoro affascinante, sia per la doratura sia per la laccatura che io adoro: laccherei qualsiasi cosa. _____________________________________ AMMONIO BICARBONATO Polvere bianca cristallina ad azione alcalina adatta alla pulitura dei lapidei. _____________________________________ AMMONIO CARBONATO La sua azione alcalina lo rende adatto alla pulitura dei lapidei. _____________________________________ ANILINA E' un colorante , disponibile in diverse sfumature, che si trova in commercio nei negozi di Belle Arti. Esistono Aniline ad acqua o ad alcool. Quelle ad acqua si applicano direttamente sul mobile colorandone le fibre. E' un processo irreversibile. Quelle ad alcool possono essere usate per colorare la gommalacca, pertanto possono essere rimosse in fase di sverniciatura. _____________________________________ ANTITARLO Insetticida specifico a base di Permetrina. Da usare per protezione su un mobile nuovo o per disinfestazione su di uno antico. Va spennellato il liquido su tutte le superfici non lucidate. Sarebbe ideale costruire una camera a gas, magari con dei fogli di nylon, in cui mettervi il mobiletto con un prodotto antitarlo in una vaschetta affinché evaporando possa penetrare ulteriormente nel legno ed attendere almeno 20 giorni. Per far prima basta limitarsi a spennellare il liquido sul manufatto e "siringarlo" nei fori creati dai tarli. _____________________________________ AZZURRO DELLA MAGNA Pigmento stabilissimo. E' utilizzato in ogni sistema pittorico. _____________________________________ AZZURRO CERULEO Pigmento stabile e permanente. E' utilizzato in ogni sistema pittorico. _____________________________________ BENZINA La benzina è distillata dal petrolio ed è un solvente per grasso, bitume, resina. Dev'essere usata con cautela, poiché facilmente esplode, e assolutamente mai presso una fiamma libera. Persino le scintille di un interruttore elettrico sono sufficienti per farla esplodere, qualora vi siano esalazioni. Può essere usata per togliere macchie di grasso dalla carta, dal marmo e dall'alabastro. _____________________________________ BENZINA AVIO La benzina avio è distillata dal petrolio, ed è venduta spesso come sostituto della trementina. È un solvente utile e sicuro per rimuovere grasso, pittura a olio, smalto e vernice. Dev'essere conservata e usata con cura, perché è infiammabile. Vedi la voce Trementina. _____________________________________ BENZOLO(Benzene) Il benzolo (noto anche come benzene) è un liquido volatile, incolore, ottenuto dalla distillazione del catrame, scioglie grassi e oli, resine, zolfo, gomma, ed è molto utile per la pulizia dei tessuti. È altamente infiammabile ed emana un vapore tossico, perciò non si deve usare vicino a una fiamma libera o in uno spazio ristretto. È reperibile nei negozi di prodotti chimici. _____________________________________ BIANCO DI SPAGNA Il bianco di Spagna è carbonato di calcio. È usato come pigmento e come lucido per metalli, non tanto per le sue deboli qualità abrasive quanto per il suo carattere alcalino, che lo rende utile per rimuovere qualsiasi restante traccia di acido rimasto sul metallo. Inoltre viene utilizzato per asportare tracce di grasso e impronte delle dita. _____________________________________ BICARBONATO DI SODA Vedi la voce Sodio bicarbonato. _____________________________________ BICROMATO DI POTASSIO Ottenibile in cristalli color arancio, è usato in soluzione con acqua per colorare il legno. Il grado di diluizione è in rapporto al colore richiesto. Il bicromato di potassio è un composto del cromo esavalente e perciò fortemente cancerogeno. _____________________________________ BIOSSIDO DI CLORO Il più sicuro agente imbiancante da usare nel trattamento della carta, perché non indebolisce le fibre. Per preparare la soluzione sbiancante, si sciolgono 20 gr di cloruro di sodio tecnico in 3 di acqua alla quale sono stati aggiunti 75 mi di formaldeide al 40% (formalina). La soluzione diventa gialla per lo svolgimento di cloro. _____________________________________ BIOSSIDO DI TITANIO Il biossido di titanio è disponibile sotto forma di polvere bianca o grigio ferro. È usato come ingrediente del mastice epossidico. _____________________________________ BOLO nella doratura a bolo il supporto viene ricoperto da una o più stesure di bolo - una terra argillosa. Una volta asciugato lo strato così preparato si stende una preparazione a base di chiara d'uovo e acqua su cui viene fatta aderire la foglia d'oro; infine si brunisce con dente di cane o di lupo (normalmente con pietra d'Agata) . _____________________________________ BORACE Il borace è disponibile sotto forma di cristalli bianchi; è un debole alcalino che toglie le macchie d'acido, e il suo principale uso è nel restauro di pezzi d'antiquariato, come pellicola protettiva per la saldatura, o come additivo per rinforzare gli stampi di gesso. _____________________________________ BOLO ARMENO E' una terra argillosa particolare che si usa come base per la foglia d'oro nella tecnica della doratura, conferisce trasparenza all'oro e determina la tonalità cromatica.Si trova in commercio in varie colorazioni. Permette di trattenere la foglia d'oro con molta aderenza. Si prepara mettendo della Colla di Coniglio molto diluita in un barattolino aggiungendo il bolo in giusta quantità. Si deve ottenere una soluzione liquida a tal punto da coprire il bianco del gesso senza lasciare pennellate troppo pastose. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ BRONZINA La bronzina mescolata con acetato di amile fornisce un'imitazione per il ritocco della vernice a lustro sulle ceramiche. Si può ottenere in una gran varietà di colori. Dev' essere evitato il contatto fra la bronzina e i vapori di zolfo, o gli acidi, perché ciò è causa di ossidazione e scoloramento. _____________________________________ CAOLINO Il caolino è silicato idrato di alluminio, formato dall'erosione di granito e rocce vulcaniche. Si acquista in farmacia sotto forma di polvere bianca. Il caolino viene usato nella fabbricazione della porcellana fine, ed è un costituente del gesso, degli acquerelli, e di alcune pitture e pigmenti. Può essere mescolato con un adesivo epossidico e biossido di titanio per formare uno stucco utile per la riparazione delle ceramiche. Vedi la voce Mastice epossidico. _____________________________________ CARTA SMERIGLIO Definizione impropria frequentemente impiegata per la carta vetrata. Vedi la voce Carta vetrata. _____________________________________ CARTA VETRATA In commercio vi sono vari tipi di carta abrasiva e per utilizzarla adeguatamente bisogna conoscerne le caratteristiche. La carta abrasiva si differenzia, da un tipo all’altro, a seconda della sostanza applicata su di essa, della grossezza dei granuli di tale sostanza abrasiva e del tipo di supporto sul quale la sostanza è applicata. Il supporto può essere in carta ma anche in tela (ed altri materiali flessibili). Su di esso vengono incollati i granuli abrasivi con collanti speciali ad alta tenuta. Il variare della grossolanità della sostanza abrasiva determina la capacità di eseguire finiture più o meno raffinate con asportazione di materiale maggiore o minore. Per distinguere tale caratteristica le carte abrasive sono dotate di una numerazione: più “grossolana” è la sostanza più basso sarà il numero della carta (es. 40, 80, ecc.); più fine è la sostanza abrasiva e più alto risulterà il numero della carta (es. 240, 400, ecc.). Lo “scatto” da un valore all’altro va di 20 in 20. _____________________________________ CERA CARNAUBA È una cera molto consistente, ottenuta dalla Copenicia cerifera, una palma brasiliana. Viene aggiunta ai lucidanti a cera per renderli più consistenti. _____________________________________ CERA D'API È la cera prodotta dalle api quando costruiscono il favo. È disponibile sotto forma di cera bianca pura, o in un colore naturale bruno-giallognolo, ed è usata come base di parecchi lucidanti per mobili e pavimenti. Un ottimo lucido per mobili può essere fatto mescolando tre parti di cera d'api e nove parti di trementina pura. Si scioglie la cera (punto di fusione 65 °C) a bagnomaria in un recipiente di latta posto in un pentolino d'acqua, e quindi vi si mescola la trementina. Non si deve mai riscaldare la miscela su fiamma libera, perché la trementina è infiammabile. Si può aggiungere della cera carnauba per dare una finitura più resistente. Per un lucido scuro si usa la cera d'api naturale, oppure, se si desidera una finitura più chiara, la cera d'api raffinata. Si può anche aggiungere della paraffina: è meno costosa, e schiarisce il colore, ma riduce la consistenza del lucido. Si deve utilizzare una quantità sufficiente di trementina in modo che la cera, quando è raffreddata, abbia la consistenza di un impasto duro. Il lucido va conservato in un recipiente di latta a chiusura ermetica e applicato con un panno morbido. Questo lucido è utile anche per dissimulare i vecchi buchi dei tarli, e può essere usato come rivestimento protettivo per alabastro e marmo, bronzo, ferro e acciaio, e cuoio. _____________________________________ CERA VERGINE prodotto naturale che opportunamente preparato (disciolto con piccole quantità di cera di Carnauba ed essenza di trementina) è in grado di conferire al mobile una finitura calda e soffusa. L'uso della cera per la lucidatura si perde nei secoli. (vai alla Scheda Tecnica). _____________________________________ CERA MICROCRISTALLINA La cera microcristallina è usata per lucidatura a cera. Serve a rimuovere lo sporco in superficie e a dare una finitura protettiva a una vasta gamma di materiali, come cuoio,metalli vari, marmo e pietra. Per stabilizzare superfici dipinte o verniciate, si usa un composto di cera microcristallina con cera sintetica. _____________________________________ CERA DERIVATA DA GLICOLE POLIETILENICO I glicoli polietilenici sono materiali sintetici che hanno le proprietà fisiche della cera,ma sono facilmente solubili in acqua. Sono disponibili in diversi tipi, i più utili sono: Polietilenglicol 4000, resistente, bianco, solido, con un punto di fusione di 54°; Polietilenglicol 1500, una miscela in parti uguali di cera solida e di glicole polietilenico liquido, largamente usato nel trattamento degli oggetti di cuoio; Polietilenglicol 6000, una cera particolarmente resistente. _____________________________________ CIANURO DI POTASSIO Nel restauro, il cianuro di potassio viene impiegato esclusivamente per la pulizia dell'argento molto ossidato, in soluzione in acqua al 5%. Si deve fare molta attenzione nel maneggiarlo, poiché si tratta di un veleno molto pericoloso. _____________________________________ CLOROFORMIO Liquido volatile, non infiammabile alle temperature ordinarie, il cloroformio non dovrebbe essere usato in spazi ristretti, perché i suoi vapori sono pericolosi. È un solvente utile per la cera d'api. _____________________________________ CLORURO DI METILENE È un liquido volatile, trasparente, incolore,affine al cloroformio, che scioglie gli adesivi epossidici. Emana vapori pericolosi e non si dovrebbe usare in uno spazio ristretto. _____________________________________ COLLA ANIMALE (colla da falegname o colla forte) È di origine organica. Fino a circa 40-60 anni fa era praticamente l’unica colla che veniva usata per gli assemblaggi in legno. Si utilizza tuttora nelle riparazioni di vecchi mobili e nel restauro per mantenerne inalterate le caratteristiche costruttive. Si acquista in perline e si scioglie a bagnomaria mescolandola con acqua (75 g di colla per 100 g d’acqua). Si applica tiepida e fluida, quindi si accostano i pezzi da incollare che devono essere messi in morsa per almeno 8 ore. _____________________________________ COLLA DI CONIGLIO detta anche di lapin, si ottiene dalla pelle di animali come gatti, conigli, lepri immergendola in un bagno di acqua di calce. Era conosciuta prima della colla da falegname e, rispetto a questa ha una tenacia inferiore. Viene usata nella doratura. (Vai all'approfondimento: La Doratura). _____________________________________ COLLA DA DORATORI(doratura a missione) Si usa come adesivo per l'oro in foglia. È una colla piuttosto blanda, specialmente adatta allo scopo, fatta da olio di semi di lino cotto e ocra. È disponibile in due tipi: uno asciuga in due-quattro ore, e l'altro in otto-dodici. _____________________________________ COLLA ALLA CASEINA Si acquista in polvere e si mescola con acqua. Indurisce al di sotto dei 20 °C. È utile per lavori in legno, e moderatamente resistente all'umidità, ma le giunzioni devono essere fissate con morsetto durante il tempo d'essiccamento. _____________________________________ COLLA DI FARINA La colla di farina è il miglior adesivo per incollare la carta, perché priva di qualsiasi ingrediente che potrebbe nuocerle o macchiarla. Si può prepararla molto facilmente con 115 gr di farina di frumento bianca e 60 cl d'acqua. Si mescola la farina con un poco di acqua, solo il necessario per formare una pasta morbida; si fa bollire il resto dell'acqua e lo si versa nella pasta, rimescolando; infine si fa ispessire la miscela riscaldandola in un pentolino. Al momento di usarla, sarà probabilmente necessario diluirla, aggiungendo ancora un po' d'acqua. L'impasto, tenuto in un posto fresco, si mantiene per vari giorni e, se lo si volesse conservare per almeno una settimana, vi si può mescolare un mezzo cucchiaio da tavola di formalina. _____________________________________ COLLA DI PESCE conosciuta anche come ittocolla; si ricava dalle vesciche natatorie di alcune specie di pesci quali storioni ed affini. Si trova in commercio sotto forma di lastre trasparenti. Viene usata nella doratura. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ COLOFONIA La colofonia è il residuo solido rimasto dopo la distillazione dell'olio di trementina dalla trementina greggia. È usata come fondente nella saldatura e per la riparazione dei sigilli di ceralacca. _____________________________________ COLTELLO DA DORATORE Si usa per tagliare la foglia d'oro. Va usato con estrema cura, la lama non va toccata con le dita, in tal caso va sgrassata con alcool. E' utile anche per prelevare la foglia d'oro dal libretto e porla sul cuscinetto. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ CONSOLIDANTI Sostanze che vengono fatte penetrare allo stato fluido all'interno delle porosità del legno con lo scopo di ricostruire attraverso un procedimento di presa, una struttura dotata di coesione. (vai all'approfondimento I consolidanti il consolidamento) _____________________________________ CUSCINETTO DA DORATORE Serve ad adagiare la foglia d'oro per poi tagliarla nella misura voluta.(Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ DETERGENTI NON IONICI LEGGERI Sono detergenti liquidi, usati anche come agenti imbibenti per il lavaggio della carta dopo l'imbianchimento, nella pulizia dei tessuti, o in ogni altra occasione in cui un normale leggero detergente casalingo non è appropriato. Si usano in soluzione diluita, come è specificato dalle istruzioni. _____________________________________ DILUENTE Liquido che aggiunto a una sostanza con cui risulta compatibile e miscibile (vernici, adesivi, stucchi, resine in genere) ne diminuisce la concentrazione, senza però avere interazione chimica e innescare reazioni _____________________________________ ESSENZA DI TREMENTINA E' un liquido aromatico estratto dal legno di pino. È il più comune dei solventi e diluenti di pitture e vernici. Serve anche per pulire, smacchiare e per sgrassare. Bisogna chiuderla bene dopo l’uso altrimenti ingiallisce ed evapora. Se si toglie la pittura dalle mani con l’acquaragia bisogna poi lavarsi con acqua e sapone. Qualche goccia di acquaragia ammorbidisce i pennelli secchi. Attenzione Non accostarla a fiamme libere perché è fortemente infiammabile. _____________________________________ ESSENZE termine che designa le specie arboree ed il legno che si ricava da esse _____________________________________ ETERE L'etere è un liquido volatile e incolore che può essere usato come detergente, ed è un potentissimo solvente per pitture e vernici. Dev'essere usato con la più grande cautela perché è esplosivo e molto infiammabile, e nella maggior parte dei casi è meglio usare una sostanza più sicura, per esempio l'acetone. _____________________________________ FOGLIA D'ORO sottilissima lamina d'oro che viene applicata nella tecnica della doratura al supporto ligneo preventivamente preparato _____________________________________ FORMALINA La formalina è una soluzione al 40% di formaldeide in acqua, reperibile in farmacia. È un potente antisettico e protettivo, ed è usato spesso come fungicida per combattere la crescita di muffe sulla carta, sulle stampe e sui dipinti. Non si deve usare, però, su pergamena o cartapecora. _____________________________________ FUMIGAZIONE La fumigazione è un procedimento utile per distruggere funghi e insetti dannosi. Si chiude l'oggetto in un contenitore o ambiente a tenuta d'aria, con un quantitativo adeguato di insetticida o fungicida, come il paradiclorobenzolo o il timolo. Una fonte di calore scioglierà il prodotto chimico e libererà il vapore. L'oggetto deve rimanere chiuso all'interno per circa sei ore. _____________________________________ FUNGICIDA Un ambiente scuro, umido e caldo incoraggia la crescita di muffe - che attaccano qualsiasi cosa atta a nutrirle, come colla, cuoio e carta - o di funghi che sono causa della carie secca del legno. Spesso i funghi lasciano delle macchie ostinate che si possono togliere con una soluzione di candeggina o di permanganato di potassio (mezzo cucchiaio da tavola in 60 clI d'acqua). Dopo aver levato le macchie, si può evitare la riapparizione dei funghi trattando l'oggetto con una soluzione fungicida come ortofenilf enolo o timolo. _____________________________________ GEL DI SILICE Il gel di silice è un agente essiccante, generalmente disponibile in granuli. Non macchia e non intacca nessun materiale. A volte i granuli sono tinti con sali di cobalto; di colore blu scuro quando sono asciutti, diventano rosa quando hanno assorbito l'umidità.Il gel di silice può essere riutilizzato per tempo indeterminato, riscaldandolo, semplicemente, in un forno a calore moderato, _____________________________________ GESSO DI BOLOGNA E' la forma stabile del gesso. Può essere mescolato a qualsiasi legante senza che ne alteri le caratteristiche. Si tratta di solfato di calcio idrato. Ha una morbidezza al tatto unica dovuta alla finezza della grana di cui è composto. Viene usato per ottenere lo stucco ed anche nella tecnica di Doratura. _____________________________________ GESSO COMUNE Questo gesso, noto anche come scagliola, è una polvere fine che forma una massa dura e porosa quando è mescolata con acqua. Si solidifica in cinque-quindici minuti ed è utile per fare stampi, ma non è abbastanza forte per essere usato come stucco. L'aggiunta del 10 di borace all'acqua, durante la composizione, lo rende più resistente. _____________________________________ GESSO PER DENTISTI È la qualità più fine di scagliola, usato come stucco per lavori fini di riparazione sulle ceramiche. _____________________________________ GLICERINA La glicerina, un sottoprodotto del sapone, un liquido trasparente e inodore, disponibile in farmacia. È un utile solvente, perché scioglie la maggior parte delle sostanze solubili in acqua e anche ossidi metallici. Se la si usa per rimuovere le macchie, si deve risciacquare perfettamente con acqua, perché in seguito non può essere tolta con solventi grassi. La glicerina può essere usata anche come lubrificante, e per rimuovere i tappi di vetro che sono rimasti incastrati. _____________________________________ GRAFITE È uno stato fisico del carbone. Se in polvere fine, è un lubrificante utile in circostanze in cui oli minerali o vegetali potrebbero attrarre la polvere. _____________________________________ GOMMALACCA sostanza resinosa di origine vegetale preparata per la preparazione di vernici ad alcool. Si presenta in scaglie da sciogliere in alcool, capace di creare un sottilissimo strato di finitura lucidissima e di grande effetto, ma estremamente delicato, basta molto poco per rovinare la lucidatura. _____________________________________ IDROSSIDO DI SODIO Vedi la voce Soda caustica. _____________________________________ IPOCLORITO DI SODIO Un ossidante per il candeggio, conosciuto anche come candeggina. Ha un'azione sbiancante molto forte. _____________________________________ LATTATO DI POTASSIO II lattato di potassio è disponibile in soluzione al 50% ed è usato per proteggere il cuoio conciato vegetalmente dagli effetti del biossido di zolfo. Una volta iniziato il decadimento chimico, non lo arresta, ma offre un'utile protezione. La soluzione dev'essere diluita nella proporzione di una parte a nove, e spruzzata o distribuita sulla superficie con una spugna. Questa soluzione diluita, con l' aggiunta di un po' di cloroformio, può essere conservata per breve tempo in una bottiglia tappata, però è meglio preparare di volta in volta la quantità necessaria. _____________________________________ LEGNO PLASTICO È un legno in forma di mastice, utile per riempire piccoli buchi negli oggetti in legno,e per rimodellare le parti rotte di sculture e cornici. Quando è indurito, può essere trattato come il legno. È disponibile in una vasta gamma di colori _____________________________________ MASTICE EPOSSIDICO È il mastice più resistente e più indicato per la riparazione delle ceramiche, particolarmente di quelle più opache (per la porcellana traslucida è preferibile la resina acrilica). , Il mastice si prepara mescolando un adesivo epossidico con tanto pigmento al biossido di titanio quanto basta a ottenere un denso color bianco. Quindi si aggiunge una quantità di caolino sufficiente a ottenere una pasta consistente. Per piccole fenditure o scheggiature, è sufficiente la resina epossidica mescolata con polvere di biossido di, titanio. Se è necessario un mastice colorato, vi si può mescolare del colore in polvere fino a raggiungere l'esatta sfumatura. Poiché questo mastice tende ad attaccarsi - a ogni cosa, si devono spolverare le dita e ; gli utensili per modellare con talco o caolino. La sua ottima adesività permette di aggiungere strati successivi dopo che il primo ha fatto presa. Il mastice epossidico necessita di un supporto finché non sia essiccato, e, per la modellatura, di una solida base. Si assesta lentamente, lasciando ampiamente il tempo di modellare, a meno che non sia vicino a una fonte di calore. Infatti, si dovrebbe lasciare sempre un'ora di presa a freddo, perché il calore immediato provoca ammorbidimento e cedimento. Quando è asciutto ha una superfide liscia e fornisce un'eccellente base per una successiva mano di colore. _____________________________________ MORDENTE Il mordente è un colorante che viene applicato su legno per conferirgli un colore particolare o semplicemente per scurirlo. L'applicazione del mordente è una operazione irreversibile in quanto vengono coloratele fibre del legno. Pertanto si richiede estrema attenzione poiché eventuali errori non sono facilmente recuperabili. I mordenti sono, in generale, costituiti da aniline che si acquistano sotto forma di polveri o in grani e che possono essere disciolte, secondo il tipo, in acqua, alcol o olio per essere applicate su legno. Ogni tipo di soluzione presenta svantaggi e vantaggi. Indipendentemente dal tipo di mordente applicato, la superficie da trattare deve essere ben liscia e spolverata, eventualmente sgrassata con una soluzione di acqua e ammoniaca che, tra l'altro, ha la proprietà di allargare i pori del legno e favorire la successiva penetrazione del mordente. Il mordente può essere applicato a pennello oppure a tampone. Mordente ad acqua è facile da stendere, ma presenta il problema che le varie zone del legno possono assorbire in modo diverso l'acqua e quindi assumere una colorazione più o meno intensa. Pertanto un mordente all'acqua è da usare su legni poco porosi e quindi poco assorbenti. Mordente ad alcol asciuga molto rapidamente ma bisogna fare attenzione a quando si applica perché se si passa due volte sullo stesso punto la zona risulterà più scura di altre, quindi la tecnica di applicazione deve essere più accurata. In compenso la superficie trattata con mordente ad alcol risulta molto brillante. Mordente diluito in olio è facile da stendere, ha un assorbimento più lento e quindi più uniforme su tutta la superficie, ma presenta il problema che bisogna attendere alcuni giorni prima di passare a fasi ulteriori di finitura in quanto l'asciugatura avviene durante questo tempo. _____________________________________ NAFTALINA È un idrocarburo cristallino, ottenuto dalla distillazione frazionata del catrame. Ha odore forte ed è estremamente volatile. È fabbricata commercialmente in vari tipi, essendo largamente usata come insetticida, ed è disponibile comunemente in. palline antitarme. _____________________________________ NYLON SOLUBILE Il nylon solubile è ottenuto trattando il nylon 66 con la formaldeide. Nel lavoro di restauro e di conservazione, si usa il tipo disponibile in polvere bianca. Viene preparato in soluzione al 2 o al 5 versando la polvere in un solvente come alcool denaturato, riscaldandola moderatamente in un recipiente e mescolando spesso. Raffreddando, indurisce fino ad avere la consistenza di una gelatina, e dev'essere riscaldato a circa 40° per essere applicato. La soluzione va conservata ben tappata. Il nylon solubile è usato per consolidare le superfici fragili o che si sfaldano di materiali quali l'osso, la ceramica, l'avorio, la pietra e i tessuti. _____________________________________ OLIO CANFORATO Un olio protettivo consistente nel 5% di canfora sciolta in olio d'oliva, usato come alternativa all'olio di semi di lino per rimuovere i segni di calore e le macchie d'inchiostro e di alcool dal legno. Può essere acquistato in farmacia con il nome di linimento alla canfora. _____________________________________ OLIO DI LINO L'olio di semi di lino, un olio vegetale leggero ottenuto frantumando i semi del lino, può essere acquistato anche già cotto. Ha molti usi nel trattamento del legno ed è il principale ingrediente nelle vernici a olio e come finitura. Per la finitura con olio di lino, si devono mescolare otto parti di olio di lino crudo con una parte di trementina. Questa finitura dev'essere usata solamente su legni duri e, dopo parecchie applicazioni, rende la superficie particolarmente resistente. Si applica a pennello o a tampone strofinando accuratamente per farlo penetrare nelle fibre. Ad asciugatura avvenuta si può applicare cera o altra finitura trasparente. Si usa su tutti i legni duri ma preferibilmente su quelli chiari per scurirli leggermente. Viene fornito in due versioni: crudo o cotto. L’olio crudo è più lento da asciugare e forma una leggera pellicola superficiale, mentre quello cotto asciuga più rapidamente e non forma pellicola, ma dal punto di vista della protezione del legno si ottengono uguali risultati. _____________________________________ ORO ZECCHINO Si trova in commercio in speciali libretti che separano i singoli fogli. Solitamente il formato è 8x8 con uno spessore di 0,00001 mm. . Non può essere toccato con le dita e, durante l'uso, occorre fare attenzione anche ad eventuali spifferi d'aria ( addirittura alla respirazione), perchè, essendo leggerissimo potrebbe arricciarsi e volare via. Va conservato in luogo asciutto, e prima dell'uso è consigliabile tenere il libretto vicino ad una blanda fonte di calore. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ ORTOFENILFENOLO L'ortofenilfenolo è meno volatile e più potente del timolo, ed è la base di alcuni fungicidi, che si possono sciogliere in acqua o alcool per formare una soluzione al 2% usata per proteggere acquerelli, carta, cuoio, quadri, tessuti. _____________________________________ OSSIDO DI MAGNASIO È la polvere derivata dalla combustione del carbonato di magnesio. Quando è mescolata con benzolo, può essere usata come un impasto per ravvivare il vetro offuscato. _____________________________________ OSSIDO DI ZINCONIO È una polvere abrasiva bianca, utile per lucidare il vetro. È attualmente usata come sostituto per il mastice in polvere _____________________________________ PARADICLOROBENZOLO II paradiclorobenzolo si acquista in farmacia in forma di cristalli bianchi. Ha proprietà similari alla naftalina, e si può usare come protezione contro il pesciolino d'argento, le tarme degli abiti e il tarlo dei mobili, poiché il suo vapore è molto velenoso per tutte le specie di insetti. È più efficace se usato in uno spazio ristretto e non ventilato. _____________________________________ PARAFFINA LIQUIDA La paraffina si ottiene dal petrolio grezzo. È un solvente utile per olio e grassi, ammorbidisce la ruggine cosicché può essere poi facilmente rimossa, e può anche essere impiegata come insetticida. _____________________________________ PARAFFINA SOLIDA È una cera bianca, distillata principalmente dal petroli. Non è intaccata da acidi o alcali, ma può essere sciolta dal benzolo, e si liquefa approssimativamente a 60 °C. È usata per rinforzare oggetti come osso, avorio, gesso, legno, quando sono in condizioni di fragilità, come lucido per i getti in gesso, nella lavorazione di stampi per la riparazione delle ceramiche, e per scurire il legno. _____________________________________ PASTIGLIA, decorazione a arte decorativa tipica della tradizione italiana rinascimentale che rimane in uso per gran parte del XVII secolo. Sulla superficie del mobile da decorare veniva applicato un sottile tessuto sul quale venivano poi passate diverse mani di "pastiglia", cioè di gesso con della polvere di marmo per rendere più compatto l'impasto, e colla formare una pasta da lasciare indurire. Di solito i motivi decorativi erano in bassorilievo, realizzati attraverso successive pennellate; alla fine veniva applicata la doratura. _____________________________________ PERMANGATO DI POTASSIO Si presenta sotto l'aspetto di un sale color violetto solubile in acqua. E' un potente sbiancante, ma di uso disagevole. Infatti l'applicazione sul legno, lascia incrostazioni saline che vanno poi rimosse con acido cloridico. E' necessario poi lavare abbondantemente con acqua. _____________________________________ PERMETRINA Principio attivo dei moderni antitarlo. Per saperne di più leggi l'articolo presente nel sito a proposito di trattamento antitarlo. _____________________________________ PENNELLO DA DORATORE Serve per prendere la foglia d'oro che è stata tagliata e adagiarla sul pezzo che va dorato. Ha un pelo molto morbido che fa aderire la foglia. (Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ PIETRA D'AGATA altrimenti conosciuto come brunitoio. E' uno strumento che serve a comprimere e rendere lucido l'oro una volta asciutto il bolo sottostante.(Vai all'approfondimento: La Doratura) _____________________________________ PIRIDINA La piridina è un liquido incolore con un odore sgradevole. È un buon solvente, e si può mescolare con acqua. Si usa la qualità raffinata, in vendita nei negozi di prodotti chimici. È infiammabile, ed estremamente pericolosa se inalata. _____________________________________ POLVERE DI TRIPOLI La polvere tripoli è un deposito alluviale fossilizzato che comprende silice amorfo e ossido di ferro. È usata come abrasivo per lucidare metalli e smalti, è molto friabile, e i suoi granuli si rompono in altri più fini durante l'uso, e così è sufficiente una piccola quantità di polvere per tutta la durata della lucidatura. _____________________________________ POMICE Polvere di Pomice: Finissima polvere bianca della stessa consistenza del talco, viene usata nella preparazione del fondo per la lucidatura a tampone per chiudere i pori del legno. La si trova nei negozi di ferramenta che abbiano forniture per le Belle Arti. _____________________________________ PRODOTTI PER RIMUOVERE LA RUGGINE Vi sono in commercio diverse preparazioni per rimuovere la ruggine. Alcune hanno anche il vantaggio di inibirne una nuova formazione, lasciando sulla superficie del metallo, dopo il trattamento, una pellicola protettiva. Durante l'applicazione, va seguito attentamente il foglio di istruzioni. _____________________________________ RADICA è la parte del tronco più pregiata per venatura e gioco di nodi che si ricava dalla zona in cui si diramano le radica; veniva utilizzata in particolar modo per realizzare le parti di lastronatura che decorano i mobili pregiati. _____________________________________ RESINA VINILICA PER MODELLARE Una resina sintetica termoplastica recuperabile con un basso punto di fusione di 180-200° che raffreddando da uno stampo flessibile e riusabile. I suoi vantaggi risiedono nella grande varietà di forme che può ricoprire e nella vasta gamma di materiali con i quali è compatibile. Si acquista in grossi pezzi solidi, e si fonde riscaldandola in un pentolino di alluminio su un normale fornello a gas o elettrico, frapponendo una reticella per assicurare un calore uniforme. Maneggiando questo materiale si devono prendere alcune precauzioni, e seguire attentamente le istruzioni. Si deve evitare di respirare i vapori emanati mentre il materiale sta fondendo (il surriscaldamento rende i vapori più dannosi), lavorando in una camera ben ventilata. Una volta fusa, la resina vinilica è molto infiammabile. In caso di incendio, si deve usare sabbia asciutta per estinguere le fiamme, e assolutamente mai acqua. _____________________________________ RESINE ACRILICHE La resina acrilica è trasparente e incolore,con una consistenza simile alla melassa. Fra le principali, il polimetilacrilato, reperibile sia in polvere sia liquido, si solidifica in venti minuti circa, a temperatura ambiente. Può essere usato come stucco per vetro e ceramiche, per rinforzare oggetti di bronzo, o come adesivo. In soluzione al 5 in acetone serve a fissare l'inchiostro prima di sbiancare i manoscritti _____________________________________ RESINA ALLA RESORCINA FORMALDEIDE È usata come stucco, nella riparazione della vernice trasparente vetrificata delle ceramiche. Indurisce a freddo, e resiste all'acqua bollente. _____________________________________ RESINE AL POLIMETILACRILATO Vedi la voce Resine acriliche. _____________________________________ RESINE EPOSSIDICHE Vedi la voce Adesivi epossidici. _____________________________________ RESINE SINTETICHE Un vasto gruppo di materie plastiche derivate da prodotti chimici o sostanze naturali,con caratteristiche specifiche per l'uso a cui si intendono destinate. Le resine sintetiche si dividono in due categorie: termoplastiche e termoindurenti. Le resine termoplastiche si ammorbidiscono con il calore, e possono essere poi stampate a pressione in qualunque forma richiesta. Quando sono già indurite, o vulcanizzate, possono ancora essere, se necessario, rifuse e riformate (vedi la voce Resina vinilica per modellare). Le resine termoindurenti richiedono, generalmente, l'aggiunta di un catalizzatore; forniscono la base di una vasta serie di adesivi, riempitivi, lacche e vernici. Devono essere accuratamente selezionate, in funzione delle condizioni alle quali saranno usate, perché hanno una diversa tolleranza al calore, al freddo, all'umidità, ecc. Vi sono qualità indurenti a freddo e qualità indurenti a caldo: una volta vulcanizzate, non possono essere rifuse sebbene in alcuni casi possano essere sciolte. _____________________________________ ROSSETTO DA GIOIELLIERI È una polvere abrasiva rossa, ottenuta dall'ossido di ferro. È usata per lucidare e per rimuovere i graffi dagli oggetti di metallo, e può essere utilizzata sia asciutta sia preparata in pasta con alcool denaturato o acqua. _____________________________________ SAPONE AD ALCOOL Il sapone ad alcool è un tipo di sapone che si scioglie in un solvente organico, come benzina avio o tricloroetano, e ne accresce l'efficacia. È particolarmente utile per la pulizia dei tessuti: si deve usare in soluzione all' 1% _____________________________________ SAPONE DI MARSIGLIA È un sapone meno raffinato e quindi più alcalino del sapone normale (sapone da toeletta); adatto solamente per lavaggi grossolani, è particolarmente utile nella pulizia dei pennelli. _____________________________________ SAPONONA La saponina è derivata dalla pianta saponaria, ed è una polvere bianca che forma schiuma se mescolata ad acqua. Ideale per il lavaggio dei tessuti delicati, perché la sua azione è neutra e molto facilmente forma emulsioni con le sostanze resinose e oleose. _____________________________________ SCAGLIOLA Vedi la voce Gesso comune. _____________________________________ SILICATO DI MAGNESIO Il silicato di magnesio, conosciuto anche come saponaria, steatite ecc., è una pietra estremamente morbida, facilmente lavorabile; preparata in polvere, è venduta come talco. La sepiolite è un silicato di magnesio venduto in forma di polvere; mescolata con acqua distillata è usata per la pulizia di marmi e ceramiche. _____________________________________ SILICE IDROLIZZATA Biossido di silicio mescolato con acido fluoridrico, la silice idrolizzata è usata come agente opacizzante, per esempio nel ritocco delle ceramiche. Viene aggiunta alla vernice per creare una finitura opaca. _____________________________________ SMACCHIATORE GRANULARE È un friabile surrogato della gomma, utile per la pulizia del camoscio, della pelle scamosciata, e di qualunque cuoio con una superficie scabra. Si può comprare sia sotto forma di granuli che di blocco compatto, simile al caucciù. Il tipo compatto si può sbriciolare usando una grattugia da cucina. Si strofinano accuratamente i granuli sulla superficie della pelle con la punta delle dita, e quindi si spazzolano usando una spazzola dura. _____________________________________ SMERIGLIO Lo smeriglio è una miscela di corindone, magnetite e altri minerali. È estratto, frantumato e quindi graduato. È usato come abrasivo e si acquista in forma di polvere, blocchi, o come tela smeriglio o carta smerigliata. È in vendita anche in forma di pasta per pulire le valvole dell'automobile. _____________________________________ SODA CAUSTICA Un alcali potente, velenoso, e altamente corrosivo, chimicamente conosciuto come idrossido di sodio. Si può usare come soluzione al 5% in acqua per levare le macchie organiche, le macchie di tè, per pulire l'ottone e come sverniciatore, ma non si dovrebbe mai usare su alcunché di poroso. Diluendo la soda caustica, si produce un considerevole calore, che può causare la rottura o l'incrinatura di un recipiente di vetro; quindi queste soluzioni devono essere preparate molto lentamente, aggiungendo la parte solida all'acqua in un piatto di porcellana o in un recipiente di metallo posto in un acquaio. Si deve fare molta attenzione a evitare gli schizzi. La soda caustica va conservata in un posto sicuro e usata proteggendo accuratamente le mani, i vestiti e i mobili. Ogni bruciatura può essere subito neutralizzata con aceto o succo di limone. _____________________________________ SODIO BICARBONATO Conosciuto comunemente come bicarbonato di soda. È un alcali debole, utile per rimuovere le macchie d'acido. _____________________________________ SODIO IDROSSIDO Vedi la voce Idrossido di sodio. _____________________________________ SODIO IPOCLORITO Vedi la voce Ipoclorito di sodio. _____________________________________ SOLVENTE Sostanza che è in grado di scioglierne un'altra, sia essa solida o liquida. Nella comune pratica fai-da-te si viene a contatto con un gran numero di solventi, alcuni dei quali molto usuali, altri più specifici. Sono ottimi solventi: l'alcol denaturato, la benzina, l'ammoniaca, l'acqua ragia, la trementina, ecc. I solventi servono anche per diluire sostanze diverse, scioglierne altre, eliminare macchie, pulire e lubrificare oggetti di diverso tipo. In generale i solventi (a parte il più comune che è l'acqua) sono tossici e molti sono infiammabili è pertanto utile individuare un posto sicuro in cui collocare tutte queste sostanze in modo da poterle chiudere ed impedirne l'accesso a persone non autorizzate. Tutti i più importanti solventi usati nella pulizia e nel restauro dei pezzi d'antiquariato hanno condizioni d'impiego distinte. _____________________________________ SOLVENTI PER RUGGINE Vedi la voce Prodotti per rimuovere la ruggine. _____________________________________ STUCCO in falegnameria è ottenuto tradizionalmente con pangesso (gesso di Bologna) e colla animale; è usato per otturare fori di chiodi o tarli e piccole fessurazioni e crepe. A volte, al posto della colla animale può essere usata la colla vinilica. (vai all'approfondimento Lo Stucco ) _____________________________________ STUCCHI ALLA CELLULOSA Gli stucchi alla cellulosa, costituiti da cellulosa solubile in acqua, additivata con solfato di calcio, sono particolarmente adatti per la riparazione di materiali porosi, come per esempio terracotta, terraglia, ceramica. Non si contraggono, ne si dilatano; e, una volta induriti, sono assolutamente insolubili nell'acqua. Lo stucco si compone mescolandolo con acqua, fino a ottenere una consistenza soda, simile alla pasta da pane. Rimane malleabile per almeno mezz'ora. _____________________________________ SVERNICIATORE Sostanza chimica che, applicata su una superficie pitturata o verniciata, è in grado di asportare la pittura o la vernice. Tra i più comuni svernicianti vi sono le paste semiliquide che vengono applicate a pennello su superfici di legno o metallo pitturate, e lasciate agire. La pittura, così aggredita, si stacca e si arriccia e viene facilmente asportata con una spatola. Ogni operazione di sverniciatura deve essere effettuata con guanti ed occhiali protettivi poiché si tratta di sostanze che possono danneggiare la pelle. Vari sverniciatori disponibili sul mercato sono muniti di un doppio sistema di chiusura: un tappo a vite posto esternamente e più all'interno un tappo a pressione. Occorre fare molta attenzione quando si apre quest'ultimo, in quanto la pressione interna al barattolo potrebbe farlo saltare mentre lo aprite e provocare schizzi di sverniciatore. Per evitare che ciò accada seguite alcune precauzioni: non agitate il barattolo; non conservatelo in ambienti troppo caldi; indossate sempre i guanti prima di aprire il barattolo. Se durante il lavoro venite a contatto con lo sverniciatore, lavate la pelle con abbondante acqua corrente. _____________________________________ TALCO Il talco è steatite polverizzata, in vendita in farmacia sotto forma di polvere bianca. È un efficace assorbente dei grassi, e può essere utilizzato per smacchiare i tessuti: si spolverizza la parte macchiata, la si strofina leggermente, e quindi si spazzola. Può anche venir mescolato con un detergente fluido, come il tetracloruro di carbonio, per formare una pasta detergente. Il talco è anche usato come blando abrasivo per la lucidatura. _____________________________________ TELA SMERIGLIO È una carta a base di carborundum legato con resine, graduata secondo l'abrasività. Può essere usata asciutta, o inumidita con acqua. Quando è asciutta viene utilizzata come la carta vetrata, quando è bagnata è usata per levigare lavori di pittura su metallo o legno. La tela smeriglio dura a lungo quando è usata bagnata, a patto che sia mantenuta umida. _____________________________________ TETRACLORURO DI CARBONIO Il tetracloruro di carbonio è un liquido volatile e incolore, che ha l'odore del cloroformio, dal quale è derivato. È un eccellente solvente per grassi e oli, ed è largamente usato come smacchiatore. Ha il vantaggio di non essere infiammabile, ma non si deve usare vicino a fonti di calore o a una fiamma libera, perché può esalare vapori pericolosi. Quindi, non si deve mai fumare mentre lo si usa, ed è consigliabile utilizzarlo lavorando in una stanza ben ventilata. Il tetracloruro di carbonio può intaccare alcuni colori, perciò si deve sempre fare una prova prima di iniziare a smacchiare i tessuti. Utilizzato come base di molti smacchiatori a secco, può anche essere acquistato in farmacia allo stato puro. _____________________________________ TIMOLO Il timolo è un antisettico del gruppo del fenolo, ed è ottenuto distillando l'olio di timo. Si scioglie in etere o alcool, ed è un utile fungicida, ottimo anche per gli oggetti delicati. Evapora a temperatura abbastanza bassa, e può essere usato per fare fumigazioni. Una soluzione in alcool al 10 si può usare per impregnare la carta . _____________________________________ TERRA D'OMBRA La terra d'ombra è un pigmento di origine naturale composto in prevalenza da ossido di ferro, entrano nella sua composizione altri elementi chimici quali il manganese, ad esempio, che ne rafforza le caratteristiche siccative. Grazie a questa proprietà la terra d'ombra è un pigmento che aiuta ad asciugare le pitture ad olio molto più in fretta. E' molto indicato per colorazioni a pittura, quindi unito ad un legante. Meno indicato per mordenzare il legno, in quanto non essendo solubile in acqua e rimanendo in sospensione non colora effettivamente il legno ma crea un leggero velo superficiale facilmente asportabile. Discreto per colorare la gommalacca, ottimo nella formulazione di stucchi a gesso e di patine anticanti _____________________________________ TREMENTINA Essenza di trementina, derivata da alcune conifere. Principale diluente per la preparazione della cera. Ottimo prodotto da usare per la pulitura di un mobile (in modo particolare se era trattato a cera) se non vi è la necessità di ricorrere a sistemi più energici come sverniciatori e simili Nella maggior parte dei casi è altrettanto efficace un sostituto della trementina, come la benzina avio. La qualità della trementina si può controllare lasciando cadere una goccia su una carta assorbente pulita; se evapora senza lasciare segno, è di buona qualità. La trementina dev'essere conservata in luogo buio, perché tende ad addensarsi e a scolorire, se esposta alla luce del sole. _____________________________________ TRIELINA E' un liquido incolore non infiammabile ma tossico. Viene utilizzato come solvente e come agente pulente. Attenzione a non respirarne i vapori perché è un anestetico. _____________________________________ TRICLOROETANO È uno smacchiatore utilizzato per pulire cuoio e tessuti. Dev' essere sempre usato in un luogo ben areato. Non si deve fumare mentre lo si usa. _____________________________________ VERNICE ALLA CELLULOIDE Vedi la voce Vernice poliuretanica. _____________________________________ VERNICE POLIURETANICA È una vernice trasparente, che da una finitura estremamente resistente al calore, al l'acqua, alle abrasioni. È disponibile sia già mescolata, sia in confezione separata: vernice e catalizzatore (indurente), che è la sostanza che rende la finitura così resistente. Utilizzando quest'ultima confezione, si deve sempre seguire attentamente il foglio di istruzioni durante la preparazione, perché le proporzioni richieste variano da una marca all'altra. La vernice poliuretanica è usata anche come finitura protettiva su ottone e bambù, una volta completata la pulizia e il restauro. _____________________________________ VERNICI A OLIO Le vernici a olio sono composte da resine sciolte in olio di semi di lino e da una piccola quantità di trementina. Una buona vernice di questa varietà è ottenuta dal coppale, una resina dura, traslucida, di odore delicato, proveniente da diversi alberi tropicali. È in vendita con il nome di coppale. _____________________________________ VERNICE A SPIRITO Si produce sciogliendo la gomma lacca (la resina del Ficus religiosa e del Croton lacciferus) in alcool denaturato. È preparata usualmente dai lucidatori di professione per proprio uso personale, ma si può acquistarla anche già pronta. Vi sono tré tipi di vernice a spirito. Vernice bianca (semitrasparente). Fatta da gomma lacca sbiancata, dona una finitura lattiginosa, semitrasparente, abbastanza delicata. Dev'essere usata solamente su oggetti da non maneggiare troppo, o su intarsi. La versione trasparente ha un color giallo paglierino dorato. Vernice alla gomma lacca naturale. È la vernice che da la finltura più resistente, ed è usata per legni di colore dorato, come, per esempio, la quercia. Vernice rossa. Questo tipo è il più indicato per legni di un caldo colore scuro, come il mogano e il noce. Sono disponibili in commercio le versioni trasparenti sia della vernice rossa sia di quella naturale. In alcune occasioni, la vernice a spirito può essere anche usata come vernice su oggetti di cuoio _____________________________________ VETRIOLO Vedi la voce Acido solforico. _____________________________________ VOLUTA motivo strutturale e ornamento a forma di spirale ampiamente usato negli stili Luigi XIV e Luigi XV
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Stucchi marmi e pietre

MARMO
roccia metamorfica con struttura cristallina, tessitura granulare e aspetto saccaroide. Relativamente facile da lavorare e da lucidare. Fra le varietà più preziose quello di Carrara o statuario lunense, di colore bianco e grana fine, che si ricava da varie località delle Alpi Apuane (è uno dei cosiddetti marmi puri, formati da sola calcite), il bardiglio, di colore grigio azzurro, il marmo cipollino delle Apuane, il marmo mischio o ‘portasanta’; infine tutti i marmi provenienti dalle cave greche, come il marmo di Paros, candido e cristallino. Anche le venature del marmo furono apprezzatissime per la possibilità di essere sfruttate sotto il profilo estetico.

MARMORINO
anche marmorina, è un tipo di malta preparata con un impasto di calce e polvere di marmo, usata come stucco per superfici di rivestimento, zoccoli, gradini ecc. e come intonaco nella pittura murale romana.

MARMORIZZAZIONE
tecnica con la quale si riproduce artificialmente l’aspetto dei marmi brecce e delle pietre dure utilizzando prevalentemente stucco colorato e marezzato ottenuto con processi di lavorazione che variano in relazione alle aree geografiche e alle singole botteghe. Il termine marmorizzazione si usa anche per indicare un tipo di lavorazione del vetro con caratteristiche simili.

MARMO ROSSO
tipo di marmo impiegato come pietra da costruzione prevalentemente a Firenze (è presente nel complesso di Santa Maria del Fiore e nel Battistero), composto mineralogicamente da marne del Sugane con venature di notevole ampiezza, di materiale torbido, bruno-rossastro. Sotto il profilo conservativo tende a trattenere rilevanti quantità di acqua, favorendo i processi di degrado legati all’imbibizione.
LTECNICA DEL MARMORINO
In linea generale lo stucco è costituito da un impasto di calce spenta ed inerti di varia granulometria in base alla destinazione d’uso. Lo stucco può essere utilizzato in svariati modi per le sue caratteristiche “plastiche”: come lisciatura murale o per realizzare rilievi; come elemento strutturale e decorativo quando costituisce pilastri, lesene o archi, cornici; come intonaco poi prontamente affrescato a colori vivaci; come finitura di una parete
Immaginare lo stucco solo come un impasto bianco sarebbe errato visto che può essere facilmente colorato con pigmenti naturali in polvere assumendo le colorazioni che più si intonano al contesto in cui viene collocato: con la tecnica del marmorino è possibile addirittura creare superfici ad imitazione del marmo, riproponendo tonalità e venature proprie della pietra vera.

STUCCO VENEZIANO
Nella tecnica antica dello stucco veneziano, o marmorino, la calce utilizzata deve essere invecchiata prima di essere commista agli altri ingredienti… si parla di una stagionatura, dal momento in cui viene “spenta”, che va dai 3-6 mesi all’anno, ma gli antichi maestri parlano addirittura di ben 3 anni: non è affatto semplice reperire in commercio della materia prima con queste peculiarità. Una scelta diversa, cioè quella di una calce fresca, comporterebbe la presenza di grumi che potrebbero scoppiare durante la stesura compromettendo il risultato. Un abile stuccatore sa che l’intonaco di sostegno riveste grande importanza per la perfetta riuscita di questo intervento e conosce i diversi tipi di calce da utilizzare. La tradizione insegna che si deve applicare il primo strato (RINZAFFO) di impasto a base di calce, unita a sabbia ed inerti a grana grossa o mista; questo tipo di calce non è né viva né spenta ma bensì una calce idraulica naturale priva di sali idrosolubili che si ottiene dalla frantumazione e cottura della pietra di silice ed argilla. Questo tipo di calce essendo naturalmente “idraulica” conferisce all’intonaco di far presa anche in presenza di forte umidità o addirittura acqua garantendo la traspiratezza necessaria in luoghi umidi. Successivamente si devono stendere 2/3 strati (ARRICCIO) del medesimo impasto avendo cura di attendere la completa asciugatura dopo ogni strato. L’intonaco così ottenuto avrà uno spessore di circa 3/4 cm e sarà ruvido ma al contempo perfettamente spianato. E’ importante che la superficie ottenuta sia granulosa ma diritta al fine di consentire un’ottima adesione al successivo strato di riempimento: l’intonaco civile. Questa volta l’impasto è a base di calce spenta e sabbia fina: la prima mano viene stesa in un senso e quella successiva in quello opposto avendo cura di eseguire precisi movimenti per premere bene l’intonaco ed evitare che si crepi.
La superficie, a questo punto, è ancora ruvida e tanto ricca di calce quanto la finitura a marmorino che si applicherà a breve e che si compenetrerà ad essa facendo un corpo unico. E’ soprattutto in questa fase che entrano in gioco l’abilità dell’artigiano e la sua esperienza. Stabiliti i rapporti relativi ai componenti dell’impasto grazie a prove e campionature, segue una serie di operazioni di setacciatura della calce e della polvere di marmo che vengono così miscelate con acqua; nel caso ci fosse l’esigenza di colorare parte dell’impasto egli si sarà preoccupato di preparare il pigmento alcune ore prima e procederà all’aggiunta dopo aver filtrato anche questa soluzione (colorante naturale e acqua): le indicazioni valgono per ogni colore di marmorino che intende ottenere. Lo spessore della pelle di finitura può variare dal tipo di inerte che si utilizza: normalmente si parte con il primo strato più spesso che potrebbe essere costituito da sabbia di fiume setacciata e polvere di marmo; lo strato successivo potrebbe essere di sola polvere di marmo e l’ultimo di polvere di marmo impalpabile. Tutti questi passaggi sono fresco su fresco lavorando così a giornata proprio come si lavora l’affresco. L’abilità dell’operatore sta anche nella scelta degli inerti da utilizzare, come il “coccio pesto” (mattone frantumato da colore rossiccio) utilizzato a Venezia, che riesce a garantire traspiratezza e idraulicità
Pazienza e scrupolosità contraddistingue lo stuccatore abile poiché il tutto dovrà essere nuovamente setacciato per omogeneizzare il colore nell’impasto; da questa fase in poi si procede alla stesura di ben 3 strati di marmorino per un totale di circa 0,5 cm , variando ogni volta la proporzione tra gli ingredienti.
In totale saranno stati applicati 7 mani di intonaci diversi per uno spessore di 2 cm.

STUCCHI DECORATIVI IN GESSO
cosa sono: gli stucchi decorativi in gesso sono delle decorazioni che si applicano a pareti e soffitti per decorare gli interni delle abitazioni. Patrimonio della tradizione artigianale, nei secoli scorsi venivano costruiti a mano direttamente sulle pareti. Oggi, grazie a tecniche di produzione industriale sono realizzati direttamente in fabbrica ed applicati poi dagli installatori

STORIA
L’arte della decorazione nasce in antichità (i primi esempi di decorazione risalgono addirittura agli antichi egizi) e giunge attraverso i secoli fino ai giorni nostri. Per comprendere l’importanza della decorazione a “stucco” basta pensare all’epoca romana ed a quanto tecniche come il marmorino e l’intonaco con polveri di marmo fossero già ampiamente diffuse nella decorazione di ville, palazzi e terme. Nel barocco e nel rococò poi si assiste alla fioritura dell’artigiano stuccatore, vero e proprio artista, che acquisisce la tradizione (prettamente orale e quindi tramandata da padre in figlio) e la diffonde. Lo stuccatore deve avere competenza nelle tre arti che interessano il decoro architettonico (la pittura, la scultura e l’architettura) e che trovano nella decorazione a stucco una continuità naturale elevando la figura dell’artigiano e l’importanza della sua opera ( si parla infatti sempre di artigianato artistico).
L’amore, quindi, per la decorazione a stucco e l’importanza dei maestri decoratori italiani, conosciuti in tutto il mondo, arriva ai nostri fino ai nostri giorni. Oggi come ieri il decoro in gesso rappresenta un arricchimento, che il gusto dei tempi moderni vuole molto spesso anche per ambienti moderni, dalle linee dritte, di puro design.
Si è passati quindi dalla figura dello stuccatore che apprende la nobile arte dal padre, ad una produzione semi – industriale che unisce tradizione e tecniche moderne, gusti classici e design. In particolare le moderne tecnologie di produzione ed in materiali impiegati, permetto di riprodurre i modelli direttamente in fabbrica. Parte del lavoro quindi trova spazio nei laboratori: lo stuccatore non è più costretto a lavorare solo in cantiere ma, grazie a processi di produzione innovativi, partendo dal prototipo, riesce a realizzare cornici e stucchi di alta qualità pronti ad essere installati.
Il gesso è derivato dalla selenite, roccia estratta in cave ricche di solfato di calcio, è ottenuto attraverso un processo di cottura, a temperatura variabile, durante il quale il minerale una volta disidratato si polverizza. Di colore bianco, il gesso, una volta aggiunto all’acqua si trasforma in una massa compatta grazie al processo di reidratazione, adattandosi ai calchi. Terminata quindi la fase di “tiratura”, ovvero asciugamento, i prodotti in gesso possono essere utilizzati per la decorazione d’interni sia in ambienti classici che moderni. Il gesso viene anche detto scagliola, ad indicare la qualità più alta del gesso e particolarmente selezionata.

TECNICHE DI PULITURA: meccanica e chimica.

PULITURA MECCANICA:
Pulitura con acqua ad alta pressione.
Idrosabbiatura.
Sabbiatura.
Minisabbiatura.
Microsabbiatura.
Microscalpelli, bisturi, specilli…
Pulitura chimica:Soluzioni acquose ad azione solvente pure o addittivate con addensanti, detergenti, tensioattivi, soluzioni enzimatiche, saliva artificiale, resine a scambio ionico.

PULITURA CON ACQUA AD ALTA PRESSIONE
Questo metodo sfrutta la forza meccanica dell’impatto dell’acqua che viene spruzzata con pressione che può arrivare anche alle venti atmosfere.

PULITURA MEDIANTE IDROSABBIATURA
Si tratta di una tecnica in certi casi meno distruttiva. Utile per eliminare vecchi intonaci o pellicole acriliche, magari dopo l’applicazione di prodotti chimici atti ad ottenerne un ammorbidimento.
Consiste nel mescolare al getto d’acqua sabbia di varia granulometria. In questo caso oltre alla forza dell’impatto dell’acqua, viene sfruttato anche il potere abrasivo della sabbia.

SABBIATURA
Con questo termine generico viene indicata una metodologia che consiste nello spruzzare del materiale solitamente lapideo sulla superficie da pulire. Le variabili che determinano il risultato finale sono molteplici; vanno dalla pressione usata, alla dimensione dell’ugello, al tipo di inerte che può essere sabbia siliceo o quarzifera, o un inerte vegetale (farina di mais, noccioli di drupacrr macinati…), alla granulometria dell’inerte stesso, e, addirittura allo stesso modus operandi (distanza dell’ugello dalla superficie trattata, direzione dell’impatto e durata dello stesso). La sabbiatura, quindi, può dare risultati sorprendentemente validi, come estremamente distruttivi a seconda di come viene applicata..

MINISABBIATURA
Si tratta di una sabbiatura più soft essendo praticata a pressioni notevolmente inferiori (da 0,5 a 4 atmosfere come pressione di uscita dal compressore, che viene ulteriormente abbassata dalla dimensione dell’ugello dell’aria interno alla pistola di miscelazione). Aria e sabbia vengono miscelate anziché nella sabbiatrice, direttamente nella “pistola”, nella quale l’aria pesca l’inerte sfruttando il principio di Venturi. Anche in questa metodologia è possibile disporre di svariati tipi di inerti quali sabbie di varia natura e granulometria, farine vegetali quali il tutolo (corpo spugnoso interno alle pannocchie di mais), ossido d’alluminio, pomice, sferette di vetro piene o cave. La granulometria può arrivare agli 80 – 120 micron.

MICROSABBIATURA
Stessa metodologia della minisabbiatura, ma ancora più precisa ed accurata. La pistola si riduce alle dimensioni di una matita, e la pressione diventa minima. Viene usata per interventi estremamente delicati.

SABBIATURA COL SISTEMA JOSS
Si tratta di una delle molteplici varianti della sabbiatura. L’inerte, anziché essere sparato perpendicolarmente rispetto alla superficie da trattare, viene costretto ad un moto circolare e, quindi, diagonale rispetto alla superficie, così da rendere l’impatto meno abrasivo.

BISTURI
In certi casi ò possibile intervenire con bisturi, microscalpelli, microfrese da dentista, come nell’esempio .

PULITURA CHIMICA
Bisogna tener conto che qualunque azione di pulitura rappresenta per il materiale lapideo un trauma. Gli sforzi della ricerca in questo settore, da anni sono finalizzati allo scopo di trovare soluzioni sempre più rispettose nei confronti dei materiali sui quali si interviene, che, ovviamente, si trovano sempre in condizioni più o meno precarie.

La constatazione che l’azione di sostanze chimiche deboli, prolungata nel tempo, risulta meno dannosa di quella prodotta dalle stesse sostanze più concentrate, anche se di breve durata, ha spinto alla creazione di miscele deboli mescolate a paste tixotropiche o ad addensanti atti ad agevolarne la stesura sull’Oggetto e a rallentare l’evaporazione dei principi attivi.

Molto usata è la AB57. Si tratta di una pasta composta da bicarbonato di sodio, bicarbonato di ammonio, desogen, carbossilmetilcellulosa, acqua deionizzata.. Spesso, se non si agisce su pietre carbonatiche, viene aggiunto EDTA. L’azione di questa pappetta è molto lento e varia a seconda del tipo di sporco. Per rallentarne l’essicazione è possibile ricoprire l’impacco con fogli di polietilene. Quando l’azione di pulitura è completata, il prodotto viene eliminato mediante spazzolatura e lavaggio con acqua deionizzata.
Impacchi del genere possono essere realizzati con svariate sostanze quali tensioattivi, esametafosfato di sodio, bifluoruro di sodio e di ammonio……

PULITURA CON ARGILLE ASSORBENTI
Questa tecnica consiste nello sfruttare il potere assorbente di alcune sostanze quali bentonite, sepiolite, attapulgite, che vengono mescolate con acqua deionizzata fino a formare una pasta che viene applicata sull’Oggetto, viene coperta con teli di garza e, infine, con fogli di polietilene per rallentarne l’essicazione. Essendo i tempi di estrazione molto lunghi, si provvederà ciclicamente al reintegro dell’acqua evaporata. Ad essiccazione avvenuta, le croste argillose tenderanno a staccarsi. Nel caso non fosse sufficiente un unico intervento, occorrerà ripetere tale operazione sino a che la pulitura non abbia raggiunto risultati soddisfacenti. Tale metodologia può essere applicata soltanto su pietre compatte e poco assorbenti.

IMPACCO BIOLOGICO
Questa metodologia, simile nella prassi, alla precedente, si basa, oltre che sul potere assorbente dell’argilla, sull’attività biologica di alcuni batteri che vengono aggiunti alla stessa mediante una soluzione di glicerina ed urea. Il tempo di applicazione è di almeno un mese.

ACQUA NEBULIZZATA
Basata sullo sfruttamento del potere solvente dell’acqua, questa metodologia consiste nel diminuirne la quantità usata, e quindi l’assorbimento da parte dell’oggetto, aumentandone il più possibile la superficie. Ciò si ottiene mediante nebulizzatori che vengono posti ad una certa distanza dalla superficie da trattare, così che il getto nebulizzata la colpisca in fase discendente. Tale azione, come, d’altronde, tutte le puliture chimiche, dovrà essere integrata da una spazzolatura con saggina.

OPERE IN PIETRA

OPERAZIONI PRELIMINARI
Rimozione depositi superficiali incoerenti a secco con spazzole, pennellesse e aspiratori
Rimozione di depositi superficiali parzialmente aderenti con acqua, spruzzatori, pennelli , spazzole e spugne.

PRECONSOLIDAMENTO
Applicazione fino a rifiuto di silicato di etile o resina acrilica in soluzione, per mezzo di pennelli, siringhe, pipette.

OPERAZIONI DI DISINFESTAZIONE E DISINFEZIONE
Disinfestazione e disinfezione mediante applicazione di biocidi e rimozione manuale della vegetazione superiore. L’applicazione del biocidi viene eseguita con pennelli, spruzzino e siringhe.

OPERAZIONI DI PULITURA
Rimozione di depositi superficiali coerenti, concrezioni, incrostazioni e macchie solubili mediante irrorazione con acqua: nebulizzazione , atomizzazione, idropulitrice.
Rimozione mediante impacchi imbevuti di soluzioni di sali inorganici, carbonato e bicarbonato d’ammonio, AB57.
Rimozione mediante impacchi con solventi organici.
Rimozione meccanica di depositi molto aderenti con bisturi, con martello e scalpello o vibroincisore, con scalpellino pneumatico, con microtrapano , con microsabbiatrice.

OPERAZIONI DI RIMOZIONE STUCCATURE ED ELEMENTI NON IDONEI Rimozione meccanica di stuccature con martello e scalpello, con microincisore, vibroscalpello.
Rimozione di elementi metallici con medesimi strumenti.
Trattamento per l’arresto dell’ossidazione e per la protezione di elementi metallici mediante stesura di prodotto adeguato.

OPERAZIONI DI DISTACCO E RIADESIONE DI FRAMMENTI, PARTI PERICOLANTI O CADUTE
Distacco meccanico.
Riadesione mediante incollaggio con resine poliestere o acriliche bicomponenti. Inserzione di perni in acciaio inox o teflon ed inserzione di resina.

OPERAZIONI DI STUCCATURA, MICROSTUCCATURA E RICOSTRUZIONI. Preparazione della malta di calce e polvere di marmo.
Stesura della malta con spatole doppia foglia in acciaio.
Tamponatura delle sigillature mediante spugnatura con acqua per rimuoverne l’eccesso.

OPERAZIONI DI CONSOLIDAMENTO E PROTEZIONE FINALE.
Applicazione fino a rifiuto di resine acriliche o siliconiche in soluzione, per mezzo di pennelli, siringhe, pipette.
DIPINTI MURALI ED INTONACI

OPERAZIONI DI PULITURA.
Rimozione depositi superficiali incoerenti a secco con spazzole, pennellesse e aspiratori.
Rimozione di depositi superficiali parzialmente coerenti a mezzo di spugne sintetiche o pani di gomma.
Rimozione di depositi superficiali parzialmente aderenti con acqua, pennelli, spugme e spazzole.

OPERAZIONI DI CONSOLIDAMENTO.
Ristabilimento della coesione della pellicola pittorica mediante applicazione di prodotto consolidante a pennello con carta giapponese fino al rifiuto.
Ristabilimento dell’adesione tra supporto murario ed intonaco mediante iniezione di adesivi riempitivi quali malta idraulica, malta idraulica premiscelata per intonaci, malta idraulica premiscelata per affreschi, malta premiscelata a basso peso specifico per volte, resina acrilica in emulsione caricata con silice micronizzata.
Ristabilimento dell’adesione tra supporto murario ed intonaco mediante iniezioni di adesivi riempitivi e puntellatura provvisoria.

OPERAZIONI DI DISINFEZIONE O DISINFESTAZIONE.
Disinfestazione e disinfezione mediante applicazione di biocidi e rimozione manuale della vegetazione superiore. L’applicazione del biocida viene eseguita con pennelli, spruzzino e siringhe.

OPERAZIONI DI PULITURA.
Rimozione meccanica e manuale di scialbi, incrostazioni, ridipinture o strati aderenti alla pellicola pittorica con bisturi.
Rimozione di depositi superficiali parzialmente coerenti mediante impacchi di polpa di cellulosa imbevuta con miscela di sali organici miscela di carbonato di ammonio in soluzione satura.
Rimozione di sostanze quali olii, vernici, cere, mediante applicazione di solventi.
Risciacquo con acqua.

OPERAZIONI DI STUCCATURA E REINTEGRAZIONE.
Stuccatura sottolivello di lacune di intonaco con malta di calce e polveri di marmo mediante stesura con spatole a doppia foglia in acciaio o cazzuolini. Pulitura dei bordi con spugna ed acqua.
Velatura con acquarelli e pigmenti naturali mediante pennelli per ristabilire la lettura cromatica.

OPERAZIONI DI PROTEZIONE FINALE.
Stesura di resina acrilica in soluzione a bassa percentuale mediante pennelli.

OPERE IN STUCCO

OPERAZIONI PRELIMINARI.
Rimozione di depositi superficiali incoerenti a secco con pennellesse, spazzole e aspiratori.
Rimozione di depositi superficiali parzialmente aderenti, con acqua, pennelli, spazzole, spugne e spruzzatori manuali.
Ristabilimento parziale dell’adesione e della coesione della pellicola pittorica o della doratura con resine acriliche applicate a pennello con carta giapponese o per nebulizzazione.
Ristabilimento parziale della coesione degli intonaci mediante impregnazione per mezzo di pennelli, siringhe e pipette, con silicato di etile o con resina acrilica in soluzione.
Stuccatura e microstuccatura temporanea con malta.

OPERAZIONI DI CONSOLIDAMENTO.
Ristabilimento della coesione della pellicola pittorica o della doratura mediante resina acrilica in soluzione o in emulsione.
Ristabilimento della coesione degli intonaci mediante impregnazione per mezzo di pennelli, siringhe e pipette con silicato di etile o resina acrilica in soluzione.
Ristabilimento della coesione degli intonaci mediante impregnazione ad impacco con silicato di etile o resina acrilica.
Ristabilimento dell’adesione tra supporto murario e intonaci mediante iniezione di adesivi e riempitivo perni di sostegno in teflon o in fibre di polipropilene.

OPERAZIONI DI DISINFESTAZIONE E DISINFEZIONE.
Disinfestazione mediante applicazione di biocidi a pennello, a spruzzo o con siringhe e rimozione manuale della vegetazione superiore.
Decolorazione dei residui di colonie di microrganismi con applicazioni ad impacco o a pennello.

OPERAZIONI DI PULITURA.
Rimozione di depositi superficiali incoerenti o parzialmente aderenti, a secco per mezzo di pennelli, spazzole, aspirapolvere, spugne o gomme.
Rimozione di depositi superficiali coerenti, concrezioni, incrostazioni e macchie solubili, mediante :irrorazione di acqua atomizzata, soluzioni di sali inorganici.
Rimozione e assorbimento di ossidi di ferro, di rame,etc. ed estrazione di macchie solubili mediante applicazione di sostanze complessati a tampone o a pennello e compresse assorbenti.
Rimozione di depositi di notevole spessore mediante scialbature con bisturi o impiego di microsabbiatrice.

OPERAZIONI DI STUCCATURA , MICROSTUCCATURA E INTEGRAZIONI.
Stuccatura sottolivello di lacune di intonaco con malta di calce e polveri di marmo mediante stesura con spatole a doppia foglia in acciaio o cazzuolini. Pulitura dei bordi con spugna ed acqua.
Reintegrazione pittorica di lacune, abrasioni o discontinuità cromatiche degli strati di finitura al fine di restituire unità di lettura all’opera.
Ripristino della doratura in presenza di cadute o abrasioni.

OPERAZIONI DI PROTEZIONE SUPERFICIALE.
Stesura di resina acrilica in soluzione a bassa percentuale mediante pennelli.

LE MALTE CON GESSO E/O CALCE E POLVERE DI MARMO PER INTONACI E STUCCHI

Gli impasti costitutivi dello stucco per decorazioni plastiche ed intonaci, desunti dalle fonti, possono essere ricondotti a quattro impasti principali:
1) impasto a base di gesso cotto, acqua con eventuale aggiunta di additivi (leganti organici e cariche di vario tipo);
2) impasto a base di calce, polvere di marmo (o di travertino), più raramente sabbia;
3) impasto a base di calce, gesso cotto (con o senza inerti) con eventuale aggiunta di additivi
4) impasto a base di gesso cotto (e più raramente gesso crudo), acqua e leganti proteici (colla animale).

È necessario osservare che il gesso di cui parlano le fonti, anche se non specificato, è da ritenersi nella forma emidrata (gesso cotto o gesso per modellatori), ottenuto dalla cottura a 128° circa del solfato di calcio biidrato (gesso crudo).
Dalla cottura del gesso crudo dipendono le caratteristiche dell’impasto, e proprio in questa fase, per molti autori tra cui ad esempio Rondelet, erano da ricercarsi i presunti segreti degli stuccatori più abili. Infatti, variando opportunamente la temperatura e la durata della cottura, si poteva ottenere l’eliminazione totale o parziale dell’acqua di cristallizzazione contenuta nel minerale, creando dei gessi in grado di riassorbire quantità di acqua diverse in fase di lavorazione, e quindi composti con una presa più lenta o più rapida, e con una resistenza meccanica diversa. Per la realizzazione di lavori particolarmente raffinati si sceglievano le pietre migliori e più bianche. Secondo Jean Rondelet, era necessario che lo stesso stuccatore facesse cuocere i pezzi di gesso giunti in cantiere dalla cava, per controllarne costantemente il grado di cottura.
Per la dosatura degli ingredienti, soprattutto per la miscelazione con l’acqua, generalmente le fonti raccomandano di affidarsi all’esperienza degli stuccatori, soprattutto dei garzoni che nel cantiere avevano il compito di preparare gli impasti, ed erano quindi in grado di riconoscere il giusto “grado” di fluidità dello stucco Nel caso di impasti a base solo di gesso generalmente si consigliava un rapporto in volume di 1:1. Nel caso invece di impasti contenenti leganti diversi, la proporzione degli ingredienti variava a seconda della successione degli strati. Per gli strati di preparazione era maggiore la quantità di gesso rispetto a quella della calce e della sabbia, mentre per gli strati di finitura, nei quali molto spesso si escludeva l’uso del gesso,si consigliavano impasti di calce e polvere di marmo in proporzioni uguali.

DECORAZIONI PLASTICHE.
L’elemento che maggiormente caratterizza le ricette riguardanti gli impasti per decorazioni plastiche è la ricerca di additivi e procedimenti in grado di accelerare la presa e, nello stesso tempo, ritardare l’indurimento dei composti influendo su tali processi si volevano ottenere malte modellabili a lungo, ma che facessero presa con una velocità sufficiente per non cadere o deformarsi, una volta poste in opera, sotto il loro stesso peso.
Particolarmente interessanti sono, a questo proposito, gli ingredienti riportati da Francesco di Giorgio Martini e da Pietro Cataneo. Entrambi parlano di un composto a base di gesso cotto, calce di marmo (o polvere dello stesso), polvere di pomice e zolfo, da stemperare in un decotto di bucce di olmo, fieno e cime di malva (1), infusione che presumibilmente per il suo abbondante contenuto di amido, tannino (2) e zucchero, e quindi per il suo potere irrigidente e astringente, avrebbe incrementato la lavorabilità dell’impasto sia nella fase di indurimento sia una volta asciutto (3). Tale caratteristica era probabilmente enfatizzata dalla presenza della polvere di pietra pomice. La pomice, infatti, ha una struttura spugnosa globulare a cavità chiuse che trattengono a lungo l’umidità, permettendo alla malta di asciugarsi più lentamente.

Sempre allo scopo di ritardare il tempo di presa e rendere il composto più adesivo e resistente, molti autori consigliano impasti a base di gesso cotto e colle animali. Nei composti a base di solfato di calcio emidrato, infatti, l’uso di leganti proteici ha la funzione di renderlo malleabile più a lungo (4). La colla infatti inibisce la formazione dei germi di cristallizzazione e diminuisce la solubilità del gesso, permettendo di ridurre l’acqua d’impasto, aumenta anche la durezza del prodotto finale. Francesco Griselini, a questo scopo, raccomandava di unire al gesso acqua calda contenente colla di
Fiandra (5) e colla di pesce (6) (o colla arabica).

Un altro concetto spesso ribadito dalle fonti è la difficoltà di conservazione dei manufatti contenenti gesso, in
particolare la loro scarsa resistenza all’umidità, che si cercava di incrementare con l’aggiunta nell’impasto di polvere di mattone pesto o pozzolana, e con applicazioni sul manufatto asciutto di latte di calce, latte, caseinato di calcio (7), oli e acqua di colla, tutte sostanze in grado di collegare più tenacemente i cristalli del solfato di calcio.
Per le decorazioni esterne in generale sono sconsigliati gli impasti a base di gesso, che vengono sostituiti da quelli a base di calce e sabbia di cui si incrementava l’idraulicità con ingredienti particolari, come ad esempio tegole peste, “scorie di ferro e tartaro di vino” (8) (Rondelet).b) Intonaci comuni. Per la realizzazione degli intonaci con malte a base di gesso e/o calce e
polvere di marmo si utilizzavano sostanzialmente gli stessi impasti utilizzati per le decorazioni plastiche, la differenza non era negli ingredienti, ma nella maggiore o minore liquidità del composto.

INTONACI CON GESSO.
Prima della fine del Settecento, in Italia, gli intonaci a base di gesso non sembrano molto diffusi, circostanza che sembra confermata dal fatto che la maggior parte delle indicazioni riportate nei manuali italiani del periodo venivano riprese direttamente dai manuali francesi, o ricavate dalle traduzioni di questi ultimi in italiano.
Antonio Cantalupi, che ricava le proprie indicazioni dal testo di Claudel e Laroque, consiglia di impiegare intonaci a base di gesso stemperato nell’acqua per realizzare rinzaffi aventi la funzione di rendere la superficie muraria regolare prima di applicarvi l’arricciatura, anch’essa in malta di gesso. Sempre lo stesso autore descrive un intonaco per superfici lignee chiamato “lattata”, realizzato con gesso diluito in molta acqua e applicato con la cazzuola.

INTONACI CON POLVERE DI MARMO. La polvere di marmo, essendo costituita prevalentemente da carbonato di calce, svolge negli intonaci realizzati con malta di calce due funzioni: rallentare la carbonatazione, e di conseguenza i tempi di presa ed indurimento dell’impasto, migliorandone la stabilità, e aumentare la naturale plasticità dell’impasto.
Vitruvio consigliava la stesura di tre strati di malta contenente calce e polvere di marmo, a completamento della superficie muraria. Leon Battista Alberti, invece, prescrive la malta con polvere di marmo come ultimo strato che doveva essere battuto e lisciato (9) con la cazzuola.In generale tutte le ricette per l’intonaco con polvere di marmo prevedevano, nella dosatura degli
ingredienti, un aumento della quantità di legante nello strato più esterno, probabilmente per questo motivo i rivestimenti realizzati con tale tecnica presentano una crettatura della superficie esterna.

INTONACI A FINTO MARMO.
La colorazione dello stucco mediante pigmenti costituisce l’elemento caratterizzante della tecnica dei rivestimenti a imitazione del marmo. La colorazione poteva avvenire nell’impasto oppure con l’applicazione dei colori sulla superficie già realizzata.

Le fonti esaminate dedicano grande spazio soprattutto alla descrizione degli stucchi coloranti nella fase di amalgama. L’impasto per tale tipo di stucchi era formato da scagliola (chiamata anche mischia), ossia un impasto di gesso cotto con una soluzione di colla animale, mescolato a pigmenti e ad eventuali additivi. Le colle consigliate dalle fonti sono generalmente due: la colla di Fiandra e la colla di pesce. Per entrambe si raccomanda di non usarle né troppo forti né troppo deboli, perché nel primo caso avrebbero allontanato troppo le particelle del gesso impedendo la formazione di un corpo compatto, e nel secondo non le “riunisce abbastanza”. In ogni caso è sempre l’esperienza o, come afferma Rondelet, “l’uso quello che fa conoscere il grado che conviene ad ogni specie di gesso”; e in ciò consisterebbe, secondo l’Autore, il preteso segreto di ogni stuccatore.

INTONACIO A “STUCCO LUCIDO”. Gli impasti per gli intonaci a “stucco lucido” sono gli stessi dello stucco a imitazione del marmo e del marmorino, cambiano soltanto le metodologie esecutive e alcune finiture superficiali atte a rendere la lucentezza del marmo oltre che imitarne le venature.

LAVORAZIONE DEGLI IMPASTI
Le caratteristiche tecniche e in particolare la velocità di indurimento degli impasti a base di gesso, a parità di altri fattori, vengono ricondotte dalle fonti al grado di finezza del materiale.
Dopo la fase di cottura, quella considerata più importante, era la fase di macinazione e setacciatura del gesso, operata con strumenti diversi a seconda della granulometria desiderata. Generalmente si consigliava l’utilizzo di una lastra di marmo di un mortaio di metallo per la macinazione e di un setaccio di seta per ottenere, come afferma Vincenzo Scamozzi, una polvere dalla consistenza simile a quella della farina.
La lavorazione degli impasti a base di gesso doveva essere breve e molto rapida, perché una volta induriti divenivano inutilizzabili. L’indicazione più dettagliata, a questo proposito, è fornita dal Rondelet, il quale consiglia di eseguire l’impastodella malta di calce e sabbia fina con l’acqua su di una “tavoletta”, una specie di vassoio che lo stuccatore doveva tenere in mano. Su questa tavoletta l’operatore doveva disporre la malta come “una specie di bacino” nel quale seminare il gesso, in
quantità tale da assorbire tutta l’acqua eccedente e ottenere una pasta uniforme immediatamente utilizzabile. Le altre indicazioni prescrivono l’uso di “bacini” o “mastelli” da porsi vicino all’operatore, nei quali aggiungere alla malta già preparata il gesso necessario, oppure contenenti l’acqua in cui seminarlo a poco a poco. L’impasto doveva essere mescolato fino a quando, preso con la cazzuola, vi rimaneva attaccato per uno strato, come afferma Antonio Cantalupi di almeno due millimetri.

INTONACI A FINTO MARMO COLORATI IN PASTA.
Le indicazioni per la lavorazione degli impasti a imitazione del marmo colorati”in pasta” sono sostanzialmente d due tipi. Il primo, descritto tra gli altri da Francesco Griselini, consisteva nello stemperare i colori (sotto forma di pigmenti minerali) del marmo che si voleva imitare in alcuni vasi di vetro, contenenti una soluzione di acqua e colla calda alla quale si aggiungeva un quantità di gesso sufficiente a formare un impasto “consistente”. Con questo impasto si realizzavano delle “focacce” (ovvero pallottole schiacciate che venivano disposte una sopra all’altra, mettendone una quantità maggiore di quelle del colore dominante nel marmo.

Il secondo procedimento è descritto in modo molto dettagliato da Jean Rondelet, che riporta le indicazioni dei fratelli Albertolli, e dal Breyman. Tale procedimento prevedeva la formazione di piccoli impasti con la polvere di gesso finemente macinata e setacciata, e la colla di Fiandra diluita, a cui si aggiungevano pigmenti per affresco del colore del marmo da imitare. Con questa pasta colorata si formavano delle “pallottole”, più grosse quelle del colore di fondo e più piccole le altre,
che si ordinavano per tonalità di colore. Alcune di queste pallottole venivano inoltre macchiate con la “salsa”, un impasto formato ancora da gesso e acqua di colla, che serviva per ottenere delle “striature” (più chiare o più scure) simili alle venature del marmo.
TECNICHE DI APPLICAZIONE E FINITURA
Le decorazioni plastiche in stucco potevano essere eseguite in opera o fuori opera, oppure avvalersi di entrambe le tecniche contemporaneamente.Lo stucco realizzato in opera era il risultato di operazioni di modellazione dell’impasto fresco eseguite direttamente sul manufatto. Lo stucco realizzato fuori opera, invece, poteva essere ottenuto in due modi differenti. Il primo prevedeva la realizzazione delle singole parti, non direttamente sul supporto murario, ma sul banco del cantiere.
Mentre il secondo si avvaleva di stampi che permettevano la realizzazione delle parti di una decorazione anche fuori dal cantiere, tramite la colatura dello stucco in apposite forme. La differenza dei due metodi denunciata dalle fonti è la rapidità ed economicità delle decorazioni prodotte con il secondo sistema e nella abilità richiesta, invece, per quelli realizzati con ilprimo.

DECORAZIONI PLASTICHE ESEGUITE IN OPERA
-Armature. Data la particolare consistenza degli impasti per decorazioni plastiche, duttili ma dalla presa non istantanea,durante la loro applicazione poteva accadere che si deformassero o aderissero imperfettamente al supporto su cui dovevanoessere applicati, evenienza tanto più probabile quanto maggiore era lo spessore di malta utilizzato. Per spessori ridotti si riteneva sufficiente la semplice aggiunta di cariche organiche costituite da fibre vegetali (generalmente paglia triturata) o animali (peli o crine), oppure leganti proteici come le colle di pesce o di ritagli di pelle.
-Le fibre vegetali, in particolare, oltre a fornire uno scheletro di supporto erano in grado di ritardare l’indurimento perché, assorbendo acqua in fase di impasto, mantengano il composto più a lungo umido. Questa osservazione è confermata da una indicazione riportata da Leon Battista Alberti che prevedeva l’aggiunta di “minutissimi pezzi di cordami stravecchi” per ottenere un intonaco in grado di asciugarsi molto lentamente. Per rilievi molto aggettanti come capitelli, festoni e modanature, si rendeva invece necessaria la messa in opera di vere eproprie armature di sostegno. Bisognava cioè predisporre sul supporto murario delle strutture in aggetto, realizzate con mattoni o con altri materiali, che seguissero l’andamento del rilievo consentendo di diminuire la malta necessaria e quindi lo spessore dello stucco.
ARMATURA DI SUPPORTO
Per la realizzazione di cornici e modanature, intorno a volte, porte e finestre, le fonti riportano due tecniche di realizzazione delle armature di supporto:
1) nel primo caso la struttura di appoggio era realizzata modellando direttamente la superficie muraria, se questa era costituita di pietre “dolci” (tufo o mattoni), come indicato da Giorgio Vasari.
2) nel secondo caso, invece, si ricorreva alla costruzione di uno scheletro mattoni o di tufo, o di altra pietra facilmentelavorabile, che veniva modellata murata durante la realizzazione del supporto murario, come descritto da P. Cataneo e da Francesco De Cesare. Quest’ultimo in particolare afferma che per i “grandi sporti” si utilizzavano dei lunghi prismi che i muratori chiamavano “spaccatoni” o anche dei pezzi di “lastrico”, cioè dei pezzi di pavimentazioni tagliati e inseriti nella
muratura; questa variante non compare in altri testi ed è quindi da ritenere una tecnica caratteristica dell’area napoletana da cui il testo proviene.

ARMATURE PER DECORAZIONI COMPLESSE.
Quando però le decorazioni in stucco erano formalmente più complesse, come nel caso di capitelli, trofei o figure modellate ad altorilievo, si fissavano alla parete chiodi e grappe più o meno grandi in proporzione a quanto le decorazioni dovevano sporgere dal supporto murario, e tra questi si muravano dei piccoli pezzi di mattone o tufo, come indicano Vasari e Cataneo, e come riporta, tra gli altri, nell’ottocento Giovanni Curioni, a testimonianza di una tecnica rimasta per molti secoli sostanzialmente immutata.

MODELLAZIONE DELLE CORNICI.
Sul supporto, adeguatamente preparato, l’impasto veniva steso in più strati, come descritto da Pirro Ligorio, ruvido e “granelloso” il primo, sul quale veniva abbozzata con spatole di varia misura la forma, più fine e malleabile il secondo per consentire una modellazione precisa e accurata. Questa modellazione avveniva quando l’impasto era ancora “fresco”, con l’impiego di sagome che riproducevano la cornice in negativo. In particolare, secondo Rondelet, di sagome o “calibri” ne occorrevano due: uno più piccolo per l’abbozzo, e uno delle dimensioni reali della decorazione finita.
Nelle fonti ottocentesche i modani in legno vengono descritti e rappresentati muniti di una sottile lastra di ferro tagliata a seguire le curve della modanatura, per ottenere delle superfici più nette. Si suggerisce inoltre di utilizzare queste sagome con il supporto di una piccola impalcatura composta da un carrello, generalmente in legno, che funzionava da sostegno per la lamina e da guida per l’operatore. Per evitare ogni minima oscillazione e mantenere la forma perpendicolare alla superficie, questo carrello era tenuto in posizione da guide di legno (o staggie, come le definisce il Breyman) fissate alla parete.

DECORAZIONI PLASTICHE ESEGUITE FUORI OPERA
Nei casi in cui non si potevano usare le sagome nel modo descritto, G.A. Breyman consiglia di ricorrere alla realizzazione delle cornici fuori opera, modellandole in lunghi pezzi continui sul banco e applicandole alla parete con una malta uguale a quella di cui erano composte.
Lo stucco fuori opera poteva essere realizzato anche con stampi che riproducevano la decorazione in negativo. Questi stampi potevano essere in gesso o in legno e più raramente in terra cotta. Solo Cennino Cennini parla di uno stampo molto particolare, realizzato con una lastra di stagno “improntata”, con un martello di salice, su di un modello in pietra ricoperto con lardo e sugna e successivamente riempito con un impasto di gesso e colla.

DECORAZIONI PLASTICHE ESEGUITE IN OPERA CON STAMPI
A metà tra la realizzazione in opera e quella fuori opera si colloca la tecnica descritta da Pietro Cataneo, Giorgio Vasari e Antonio Cantalupi. Le ricette riportate da Pietro Cataneo e alcuni secoli dopo da Antonio Cantalupi si riferiscono a una modellazione dello stucco realizzata tramite forme ottenute da essenze particolarmente dure (pero, melo o bosso), intagliate in negativo, cosparse con polvere di marmo e applicate sullo stucco ancora plastico. Battendole con un martello, queste
matrici davano all’impasto la forma voluta.
La tecnica descritta da Giorgio Vasari e adottata, secondo l’Autore, da Donato Bramante nella realizzazione delle decorazioni della basilica di San Pietro a Roma prevedeva la realizzazione delle decorazioni avvalendosi di grandi forme in terracotta. In queste forme, assicurate alle impalcature tramite armature in legno, veniva colata la malta di calce. Le decorazioni, quindi, venivano realizzate contemporaneamente al manufatto, ed in particolare alle volte, ma non richiedevano la modellazione manuale di ogni singolo pezzo. Finitura superficiale, coloritura e doratura Una volta asciutte, le decorazioni venivano rifinite a secco mediante l’uso di raschiatoi, pezze di lino e pietra pomice. Molto interessanti sono, a questo proposito, le indicazioni riportate da Francesco Griselini per rifinire una decorazione realizzata con un impasto di gesso e colla tramite un lungo processo di pulitura con pietre di consistenza diversa. La prima pulitura avveniva con una pietra dalla grana più sottile della selce e, in mancanza di questa, con pietra pomice. Terminata questa prima fase, si proseguiva la rifinitura con delle pezze di lino bagnate, su cui si applicava come abrasivo della creta o della polvere di una pietra bianca di origine calcarea, chiamata Tripoli, oppure una polvere di legno di salice carbonizzato. Infine, per lucidare l’opera terminata, suggeriva di sfregarla con un pezzo di cappello, quindi presumibilmente feltro, imbevuto di olio.
Nel testo curato da Raffaele Pareto, in particolare, si indica come olio da utilizzare quello d’oliva; questa indicazione sembrerebbe anomala, in quanto l’olio d’oliva non è un olio siccativo e quindi non si asciuga mai, ma non si può escludere che fosse consigliato proprio per l’effetto “unto” e lucido che conferiva alle opere.
Molto spesso, oltre alla semplice finitura atta a conferire allo stucco un aspetto liscio e molto uniforme, si consigliava di rifinire le decorazioni, quando erano quasi completamente asciutte, levigandole in alcune parti più che in altre per creare zone con una diversa capacità di riflessione della luce e, quindi, un apparente diversa tonalità di bianco.

Le decorazioni a stucco potevano, inoltre, essere colorate e dorate. Giorgio Vasari descrive (10) le grottesche come decorazioni in parte dipinte e in parte a rilievo che potevano essere colorate sia al momento dell’impasto sia dopo il loro indurimento, con colori ad acquerello o ad affresco.
Per la doratura, invece, si utilizzavano sottili lamine di oro battuto. La superficie veniva preparata con la stesura del bolo, che poteva essere rosso, giallo o verde a seconda del risultato che si voleva ottenere, e quindi ricoperta con foglie d’oro.

INTONACI COMUNI
La stesura dell’intonaco con gesso richiedeva una notevole abilità da parte dell’operatore, che doveva applicare con molta prontezza un composto piuttosto liquido e vischioso, in modo uniforme e senza farlo cadere a terra.

Per eseguire il rinzaffo in gesso, se il muro era nuovo il muratore non aveva che da bagnare la superficie su cui applicarlo; se si trattava invece di una vecchia muratura, doveva prima togliere l’intonaco esistente e poi ripulire perfettamente la superficie.

Preparato l’impasto della consistenza voluta (generalmente per gli intonaci le fonti raccomandano composti non troppo densi), l’operatore gettava con la cazzuola alcune porzioni di malta sulla parete e ne eseguiva lo spianamento facendo scorrere il lato tagliente della stessa “leggermente”, per rendere la superficie scabra e permettere una migliore
aderenza degli strati successivi.

Con le malte di gesso si realizzavano anche, come afferma Antonio Cantalupi, due tipi di arricciature: una semplice, applicata direttamente sulla muratura, ed una destinata a coprire il rinzaffo.
L’applicazione avveniva in modo analogo. L’operatore doveva innanzi tutto assicurarsi che il rinzaffo fosse ben spianato e privo di irregolarità passandovi sopra il lato “dentato” dello sparviere. Terminata questa fase preliminare, applicava uno strato di malta facendo scorrere lo sparviere in tutte le direzioni. Gli strati successivi venivano applicati in fasce verticali ed orizzontali fino all’esaurimento della malta. Ultimata la stesura, l’operatore ripassava a secco, prima con il lato dentato e poi con quello tagliente dello stesso strumento, tutto l’intonaco, per lisciare e raddrizzare la superficie. Le fonti raccomandano, infine, un metodo per l’applicazione dell’intonaco a base di gesso e acqua molto liquido sulle pareti in legno. Questo procedimento prevedeva l’uso di una piccola scopa formata da ramoscelli essiccati. Antonio Cantalupi specifica di utilizzare ramoscelli di betulla legati intorno a un bastone. Applicato in questo modo, il latte di gesso formava
piccole gocce, che indurendo creavano una superficie ruvida su cui l’aderenza del successivo strato di intonaco era molto facilitata.

INTONACI A FINTO MARMO COLORATI IN PASTA
L’applicazione dello stucco a finto marmo colorato in Pasta poteva avvenire in due modi. Secondo le indicazioni del Rondelet, si prendeva un poco di ciascun colore preparato, si scioglieva nell’acqua e con questa si impastava il gesso fresco, quindi si applicava il tutto sulla superficie da intonacare a “finto marmo”.
Per il Breyman, invece, si doveva stendere prima uno strato di malta piuttosto grezzo, ottenuto impastando gesso, sabbia fine e acqua di colla. Asciugato completamente questo fondo, si univano insieme le “pallottole” colorate e “venate”. Da questo impasto colorato venivano tagliati dei pezzi che, immersi velocemente nell’acqua, venivano applicati sfregando con la cazzuola inumidita sullo strato di fondo.
Dopo la stesura degli impasti colorati con spatole e cazzuole, si passava alla finitura a secco. Essa avveniva in modo simile a quella descritta per le decorazioni plastiche, cioè attraverso lo sfregamento con pietre e polveri di consistenza diversa. A differenza di questa, però, la pulitura e lucidatura del finto marmo prevedeva un numero maggiore di operazioni, che possiamo sinteticamente suddividere in quattro fasi:

1) una prima fase di lisciatura con pialletti e appianatoi per eliminare le maggiori ineguaglianze;
2) una seconda fase di lisciatura grossolana con pietre leggermente abrasive, come la pietra pomice o la pietra arenaria;
3) una terza fase di lucidatura con polveri molto fini, generalmente con la polvere di Tripoli, a cui si poteva sostituire nei punti più difficili come cornici, nicchie ecc., una raspella (probabilmente una piccola scopa), da inumidirsi prima dellíuso;
4) e infine una quarta fase, ancora di lucidatura, che poteva essere realizzata in due modi. Il primo consisteva nella stesura a pennello di uno strato di acqua e sapone seguita da un’altra di solo olio di lino, applicato molto velocemente con un pezzo di feltro. Il secondo, invece, prevedeva una prima stesura di olio di lino e una successiva di un composto di cera e olio di trementina, applicati con un panno di lana o di seta.

La fase nella quale si riscontrano alcune differenze è quella relativa alla pulitura e lucidatura con le varie pietre, soprattutto in relazione al tipo di pietre da utilizzare.
- Pietra arenaria o pietra artefatta di scagliola e sabbia 2 – Pietra pomice 3- Lavagna 4 Pietra argillosa 5 -Pietra di paragone- 6 Diaspro
- Pietra arenaria 2 – Pietra cote 3 – Pietra cote più fine 4 – Pietra ematite

Come si può notare, le pietre consigliate erano progressivamente più dure, si passava da pietre costituite da elementi sabbiosi, quindi più abrasive, a pietre più compatte di natura silicea.Il Breyman, in particolare, consiglia di stabilire la successione provando a scalfire le pietre tra di loro, e di utilizzare per ultima quella che non veniva scalfita dalle altre.

Intonaci a finto marmo colorati in superficie
Lo stucco a finto marmo poteva, come già detto, essere colorato anche in superficie con pigmenti da affresco sciolti nell’acqua di calce, oppure con colori a olio. La prima indicazione trovata per tale coloritura è riportata in un manoscritto anonimo del XVI secolo che prevedeva la coloritura dello stucco, realizzato con calce e polvere di marmo o di travertino, con colori a olio stesi su di una “inzuppatura” di biacca sciolta in acqua di calce.Gli unici autori a riportare una indicazione simile sono nell’Ottocento Giuseppe Musso e Giuseppe Copperi, che descrivono uno “stucco ad olio per imitare il colore dei marmi”. Per eseguire questo stucco si preparava la superficie muraria applicando con una spatola di ferro due strati di malta composta di gesso “vivo” e colla animale molto densa. Dopo l’applicazione di questi due strati si raschiava la superficie con carta vetro e si copriva con uno strato di colla liquida sulla quale, a più riprese, si stendevano biacca e colori a olio misti con essenza di trementina.e) Intonaco a “stucco lucido” La superficie dello stucco, sgrassata e levigata per mezzo delle tecniche sopradescritte, poteva infine essere “lustrata”, oltre che con pietre e olio come per il finto marmo, anche a caldo o a freddo, con soluzioni saponacee e cera ottenendo il cosiddetto “stucco lucido”. Già Leon Battista Alberti parla di un intonaco che diveniva “lustro come specchio” se, una volta asciugato, veniva ricoperto con un composto di cera, mastice (una resina vegetale) e olio e che una volta unto in questo modo veniva scaldato con braci per facilitarne l’assorbimento, e infine lucidato.In generale le altre fonti descrivono due diverse soluzioni saponacee, suscettibili di lucidatura, sia a caldo che a freddo.La prima, riportata da Francesco De Cesare, era composta solo da acqua e sapone di Genova, da applicare sullo “stucco semplice” (di gesso per l’interno e di polvere di pietra bianca per l’esterno) non ancora completamente asciutto, e da comprimere mediante ferri caldi.La seconda, descritta dal Breyman, Si componeva di cera gialla (o bianca per lavori bianchi), sapone, e cremor di tartaro (12) utilizzato probabilmente per facilitare lo scioglimento della cera. La lucidatura, in questo secondo caso, avveniva a freddo, prima con una pelle bianca sottile e successivamente
con la parte piatta della cazzuola.

LE ORNAMENTAZIONI E LE RIPRODUZIONI A STUCCO

LEVIGATURA E CARTAVETRATURA
E’ necessario che il lavoro di levigatura sia perfetto, eseguito con molta cura e scrupolo. La fretta è spesso causa di errori a volte irreparabili. La mano dell’operatore dev’essere leggera, ferma e decisa; solo così si ottiene una superficie ben levigata. Non bisogna premere troppo perché ciò provocherebbe brutte e dannose striature rendendo necessario il lavoro di stuccatura. La levigatura va eseguita quando la stuccatura è completamente asciutta, ciò avviene dopo circa 12 ore.
Un materiale poco usato ma molto efficace è la pietra pomice. Viene usata inumidita con acqua, o olio di lino o petrolio. Prima di adoperarla si strofina sopra una superficie di marmo o altra materia per spianarla e questa operazione va ripetuta ogni volta che viene utilizzata per levigare per eliminare il gesso impastato in modo da averla sempre pulita.
Altro materiale usato è la carta abrasiva che può essere usata a secco, ad acqua o ad olio. In quest’ultimi due casi non si deve esagerare con acqua ed olio al fine di non rovinare alcun particolare e bisogna spesso pulire o cambiare la carta adoperata per evitare che essa, impastandosi, provochi danno. Gli oli usati devono essere seccativi (olio di lino crudo, di noce) mai l’olio di vasellina che avendo come caratteristica la non seccatività impedisce che qualsiasi mordente o vernice aderisca perfettamente.
La levigatura a secco, ad acqua e ad olio si possono alternare tra di loro a seconda della convenienza.
All’inizio del lavoro si usano carte vetrate di grana grossa n.120, 180, 220, 240 poi si procede con quelle più fini n.400, 600, 800, 1000, 1200 fino ad ottenere una superficie liscissima.
E’ opportuno ogni tanto spolverare accuratamente per eliminare ogni traccia di polvere. Per rendere ancora più liscia la stuccatura alla fine strofinare la parte con pelle di camoscio o di vitello.
APPRETTATURA E MORDENZATURA
Consistono nelle operazioni che servono a preparare la superficie per far aderire le foglie metalliche.
L’appretto di bolo (usato nella doratura a guazzo) si applica sulla superficie ben levigata. Il bolo si trova in commercio già preparato poiché la sua composizione non è facilmente eseguibile ed è in tre tonalità: rosso mattone, giallo ocra e nero. Viene scelto in base al colore del bolo esistente nel pezzo che si vuol restaurare. Il bolo va sciolto in poca acqua fredda e aggiunto alla colla di coniglio precedentemente riscaldata. Viene steso rapidamente a caldo con un buon pennello senza ripassare sullo stesso punto. Se si vuole una maggiore brunitura è necessario passare due o più mani di bolo, altrimenti è sufficiente una sola mano. Quando l’apprettatura è ultimata si lascia asciugare.
Anche i mordenti o missioni (usati appunto nella doratura a missione) servono a far aderire la foglia. I primi contengono pigmenti colorati, i secondi sono trasparenti. Anch’essi si trovano in commercio già pronti. Hanno un tempo di essiccazione variabile dai 15 minuti, 30 minuti fino a 12 ore. In realtà il momento giusto per applicare la foglia metallica è quando appoggiando il dito sulla superficie lo strato si dice che “canta” e cioè il dito non deve scivolare (ciò significa che si è asciugato troppo e di conseguenza la foglia non aderisce) né appiccicarsi troppo.

RIDORATURA E DECORAZIONE
Se sono state eseguite con esattezza le operazioni di preparazione delle superfici da trattare si può procedere all’applicazione della foglia metallica, senza che si verifichino difetti antiestetici.
E’ questa la fase più delicata del lavoro che deve avvenire senza fretta e con molta pazienza, perché solo a queste condizioni il lavoro avrà buon esito. La pratica e l’esperienza poi lo renderà perfetto.
Per prelevare la foglia dal libretto di creta si poggia il coltello sopra di essa e si soffia leggermente, la foglia si piegherà e delicatamente si trascina sul cuscinetto. L’oro e l’argento sono particolarmente sottili e quindi l’operazione è delicatissima.
La foglia stesa sul cuscinetto viene tagliata in pezzi più o meno grandi (a seconda della lacuna da colmare) e collocati a distanza tra loro per evitare che non si sovrappongono, non si raggrinziscano. Bisogna cercare di evitare gli sprechi, altrimenti, specie per l’oro, il lavoro diventerebbe troppo dispendioso. I piccoli scarti non vanno mai buttati perché possono essere sempre utili a dorare piccoli intagli nascosti.
Prima di dorare se si vuol una maggiore lucentezza del metallo si deve prima brunire (lucidare) il bolo con la pietra d’agata, rendendo così liscia la superficie.
Il procedimento dell’applicazione della foglia è diverso a seconda se la foglia è vera o falsa.
Nel primo caso si deve far bollire un po’ d’acqua, aspettare che si raffreddi e aggiungere qualche goccia di colla di coniglio. Con un pennello si bagna la superficie, abbondantemente, un po’ alla volta. Si preleva la foglia, precedentemente tagliata in misura più o meno grande, con il pennello di martora. Quest’ultimo deve essere ingrassato strofinando i peli sul viso o ungendolo con pochissimo olio di paglierino altrimenti fa foglia non aderirebbe sul pennello. La foglia viene così trasportata e posata sulla superficie con molta grazia avendo cura che essa non si frastagli e si rovini. Con un batuffolo di cotone inumidito si preme leggermente sulla foglia in modo da far uscire l’acqua in eccesso, le bolle d’aria, togliere le grinze e distenderla . Questa operazione deve essere effettuata con molta delicatezza per evitare che la foglia si rovini. Si procede poi a dorare una parte per volta fino a riempire tutta la superficie con la foglia. Una volta ultimato il lavoro si spiana definitivamente la foglia.
Nel secondo caso l’applicazione è più semplice perché la foglia essendo meno sottile, è più facilmente trasportabile con il pennello di martora unto con olio di paglierino. Essa viene posata sulla missione quando essa “canta” e con un batuffolo di cotone inumidito si spiana e si tolgono le grinze.

BRUNITURA
Bisogna aspettare che la foglia d’oro applicata sia completamente asciutta, in genere in estate l’attesa va dalle 5 alle 8 ore ed in inverno si deve attendere 20 /24 ore, per evitare che lo strato sia troppo molle o troppo secco.
La foglia d’oro e d’argento si lucida con appositi brunitoi, in particolare con la pietra d’agata. Viene scelta quella che ha la forma più adatta e più conveniente per il lavoro da eseguire. Prima di lucidare per facilitare lo scorrimento della pietra si ricorre alla lubrificazione usando delle sostanze adatte, in quantità minime come il talco, o l’olio. La pietra deve essere utilizzata con mano leggera, ferma e sicura e con una pressione regolare in modo da schiacciare la foglia e nello stesso tempo la rende lucida e brillante.

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